Conigli & Conigli

Mi fido solo dell’erba pulita

Aggiornamenti

Su questa pagina troverete tutto quanto può ancora servire al vostro allevamento biologico di conigli e che viene man mano conosciuto tramite esperienza e necessità

Come volevasi dimostrare….

Questo interessante articolo di GaiaNews conferma in parte e completa quello che avevo già detto molti anni fa intorno alle nefaste conseguenze dell’uso esteso ed indiscriminato di antibiotici in allevamento e circa la presenza di … conseguenze veicolate al terreno tramite i letami  o i liquami di tali allevamenti.

Problemi di Crescita

L’ultima covata del 2013 ha presentato  evidenti ritardi nella crescita. L’autopsia in sede di macellazione ha evidenziato in tutti i 6 soggetti un sensibile problema di canalizzazione intestinale, ovvero quel fenomeno che mostra le pareti del grosso intestino con isole  (zone circoscritte), e striature longitudinali incrociate di colore diverso e grigiastro (vedi fotografie),

Canalizzazione intestinale del colon di coniglio
Grosso intestino di coniglio: Le zone più chiare che si notano in trasparenza sono aree di malassorbimento dove la mucosa è seppure leggermente compromessa nelle sue funzioni
Canalizzazione intestinale del colon
Il grosso intestino sano, a differenza di questo che presenta striature intrecciate, in trasparenza, dovrebbe mostrare una colorazione uniforme dovuta al contenuto e ad una parete omogenea nella sua trasparenza e spessore

che parrebbero attestare l’intasamento della mucosa intestinale con aderenza di contenuti, con conseguente fenomeno di malassorbimento/ridotto assorbimento dei nutrienti. Alcuni fegati presentavano inoltre lievi tracce di una coccidiosi pregressa ed ormai risolta, verosimilmente contratta all’epoca dello svezzamento. Infatti dopo lo svezzamento due piccoli presentavano il caratteristico dimagramento che fa sospettare l’attività della coccidiosi e sono stati salvati da morte quasi certa solo mettendoli a pascolare per 20 gg. in recinto mobile esclusivo. Questa sindrome, pur non conducendo a morte, ha causato un danno nell’accrescimento stimabile nel 25 – 30% a confronto di conigli normali e si traduce in una perdita di tempo di 2 mesi, qualora si volesse tentare di recuperare i conigli lasciandoli vivere e rigenerarsi. Le carcasse e i fegati risultano sani e perfettamente commestibili. Esteriormente si poteva notare solo la minore lucentezza e ordinata disposizione del pelo dei conigli oltre alla schiena cioè il lombo che in proporzione era meno formato. Per il resto gli animali stavano bene, erano vivaci e dotati di fervido appetito. Tutto questo sottolinea ancora l’importanza del pascolo libero, protetto e pulito, per ottenere il meglio dagli animali in garenna.

Considerazioni: L’evento si è verificato verso la fine di una annata climatologicamente anomala caratterizzata da estesa siccità nella zona e da conseguente e protratta difficoltà al reperimento di foraggio fresco pienamente idoneo. gli animali insomma hanno dovuto per un periodo lungo accontentarsi di foraggio di sole graminacee e di erba medica colpita da oidio. La covata in questione e stata concepita in un periodo di forti calori caratterizzato nella fase critica di svezzamento da pioggerelle improduttive per risolvere la siccità ma in compenso molto efficaci per creare quell’umidità ambientale  e della lettiera persistente e perniciosa che favorisce lo sviluppo della patologia coccidica. Il fenomeno della canalizzazione evidenziato nelle fotografie, è abbastanza ricorrente a seguito di periodi caldi e denuncia una evidente anomalia strutturale nello stato della mucosa intestinale. L’eziologia di questa manifestazione è di solito attribuita a colonizzazione della mucosa da parte di ceppi di Esclerichia Coli enteropatogeni, ma io penso possa avere come causa primaria e iniziale un attacco subito della stessa da parte di coccidi. In allevamento intensivo, con alimentazione costituita da mangimi esso raggiungeva talvolta gradi di intensità oltre 10 volte superiori a quanto evidenziato nelle fotografie.

Un appunto sul problema della coccidiosi epatica ed intestinale nel coniglio affrancato allevato a terra con alimentazione vegetale.

L’anno 2012 è stato nel mio allevamentino caratterizzato da una serie di nascite di belle covate assai numerose (9-10 soggetti svezzati a 45 gg.) Ad aprile  ho dovuto allontanare il maschio per non rischiare il sovraffollamento. Il clima è stato caratterizzato da un inverno con precipitazioni scarse o nulle seguite da un periodo di fenomeni intensi che hanno per diverso tempo mantenuto umido il terreno della garenna a tratti con veri e propri allagamenti. In questa situazione dopo circa 25 giorni con piogge ed umidità persistente, con temperature relativamente miti ho avuto la brutta sorpresa di vedere morire alcuni piccoli dell’ultima covata venuta alla luce che credevo ormai svezzati felicemente e fuori pericolo. Tutti gli altri più grandicelli stavano benissimo malgrado le pessime condizioni del terreno. Avevo notato nell’ultima covata un dimagramento caratteristico della crisi da svezzamento ma non pensavo che sarebbero giunti a morte. Ho eseguito l’autopsia di 2 dei sei piccoli che sono venuti a morte nel giro di una settimana riscontrando in entrambi ciò che si vede nella fotografia.

I protozoi del coniglio

Coccidiosi epatica grave ad esito mortale in coniglietto di 45 gg di età allevato in garenna con metodo naturale.

In un altro caso erano presenti anche lesioni intestinali dovuti alla stessa affezione: la coccidiosi. La covata originale svezzava 10 soggetti a 43 gg. I rimanenti 4 sarebbero probabilmente morti come gli altri permanendo nella garenna le condizioni di umidità ed affollamento che col calpestio e le deiezioni della lettiera causavano l’infezione continua per ingestione di coccidi dei piccoli che presentavano già il caratteristico dimagramento indice di coccidiosi in atto. Che fare, non volendo assolutamente utilizzare antibiotici o coccidiostatici?

La soluzione possibile – che ha dato effettivamente un ottimo risultato in due settimane salvando i 4 rimanenti che stanno guarendo rapidamente – è stata quella di metterli a pascolare su un terreno inerbito con un piccolo recinto mobile che viene spostato ogni volta  abbiano consumato tutta l’erba presente scegliendo la migliore. In alternativa, la migliore soluzione sarebbe, per tutti i piccoli, che potessero pascolare esclusivamente in un recinto vergine a loro dedicato esclusivamente dai 20 gg- fino ai 60 gg- o più di età (secondo le disponibilità di spazio) con libertà di tornare alla fattrice per la poppata fino a quando ne abbiano diritto. In queste condizioni si realizzano le migliori condizioni per evitare la contaminazione oro-fecale da coccidi i quali, anche se non provocano la morte dei soggetti, ritengo siano responsabili, in proporzione alla gravità dell’infestazione, dei ritardati o scarsi accrescimenti facendo perdere tempo prezioso e peggiorando l’indice di conversione. Infatti è facile osservare come i piccoli che possono pascolare su terreno vergine crescano con una rapidità assolutamente maggiore di quelli che vivono nel recinto con cibo riportato dall’esterno.  Si conferma  quindi che una o tutte le seguenti condizioni in cui lo scatenamento della coccidiosi epatica e/o intestinale è quasi obbligatorio:

Forte densità animale specie di giovane età

Stagione primaverile o comunque temperatura mite ed umidità elevata per diversi giorni > di sette ( Aprile -Maggio è il periodo elettivo forse anche a causa di un particolare stato dell’erba in levata)

Lettiera bagnata che facilita il discioglimento delle deiezioni anche con il forte calpestio degli animali che si imbrattano le zampe e leccandosi si contaminano o spargono sul foraggio i coccidi come fossero pennelli.

Presenza di cereali o loro derivati nell’alimentazione.

Poco latte dalla fattrice e per un periodo inferiore a 45 gg.

Uso anche sporadico di coccidiostatici ed antibiotici in dosi insufficienti come avvine talvolta con l’alimentazione mista pellet-foraggio. (Non è il caso del mio allevamento.)

Il rimedio naturale è il pascolo su suolo sempre  pulito, anche se umido, come avviene in natura dove esaurito un tratto di pascolo i conigli si spostano in un uno nuovo sfuggendo così, nel contempo a questa reinfestazione. In alternativa si può garantire una lettiera sempre asciutta e pulita stratificando giornalmente forti quantità di segatura o altro materiale secco idoneo. Ricordo che se non ha esisto mortale e si mutano per tempo le condizioni di allevamento la coccidiosi può rimettersi  naturalmente e completamente con rigenerazione completa delle lesioni epatiche ed intestinali. E’ pertanto una condizione reversibile al 100% specie su conigli affrancati.

Indicazioni omeopatiche per tentare una terapia di sostegno in caso di epidemia di mixomatosi.

Una cara amica che alleva conigli in modo naturale è incorsa nell’epidemia di mixomatosi nel mezzo della stagione estiva e mi ha gentilmente fornito i seguenti dati circa i farmaci ed il loro impiego affinchè li condividessi.

Da rilevare subito che la somministrazione di tali farmaci ha probabilmente consentito una sopravvivenza media, con remissione totale della malattia,  di oltre il 60% dei soggetti colpiti, sopratutto fra quelli oltre 2 mesi di età, mentre non si sono potuti salvare in nessun modo i piccoli sotto i 2 mesi di età. I dati sono riferiti ad un piccolo allevamento e pertanto hanno solo valore indicativo. Per l’allevamento in questione era la prima volta che contraeva la malattia nell’arco di 5 anni  e di solito la mortalità in tal caso è molto più alta rasentando il 90% ed oltre dei soggetti, mentre un tale grado di resistenza alla mixomatosi si ottiene, senza uso di cure ed in allevamento biologico, solo nelle generazioni successive: quelle cioè  nate dagli scampati alla prima infezione, come ho potuto constatare in un altro allevamento analogo per numero e condizioni che non ha praticato tali cure ed ha avuto la malattia per 2 anni consecutivi. Ovviamente nessuno dei due allevamenti era vaccinato. E’ una procedura assai impegnativa che può essere svolta solo su numeri ristretti di animali o su animali d’affezione.

Procedura di cura omeopatica.

  • cibo – solo l’erba fresca, frutta e ortaggi
  • assunzione forzata di acqua durante la somministrazione di medicine omeopatiche
Preparazioni utilizzate:  
  •  ECHINACEA COMPOSITUM (OTI) fiale
  •  GRAPHITES (UNDA) 30 CH granuli
  •  APIS (UNDA) 5 CH granuli
Posologia:
Echinacea: x  gli adulti: 1/2 fiala in bocca 1 volta al giorno,  per i piccoli 1/4 di fiala 1 volta al giorno per bocca (si possono fare anche le iniezioni sottocutanee).
Graphites: 2-4 volte al giorno per bocca; granuli sciolti in acqua e dinamizzati.  Inizialmente Graphites era somministrata insieme ad Apis ma poi si è provato a sospendere quest’ultima e Graphites solo parve dare migliori risultati.
Modalità di somministrazione adottata:
Sciogliere i granuli e dinamizzarli in acqua pura, distillata o di sorgente oppure bollita a raffreddata 3 volte. Si prendono circa 10 granuli per 0,5 litri d’acqua. La bottiglia utilizzata così come le siringhe per la somministrazione ed ogni contenitore venisse utilizzato per la conservazione, tappi compresi, devono essere  bolliti 3 volte prima del primo utilizzo per far loro perdere le informazioni che contengono e che potrebbero interferire con il rimedio.
Per dinamizzare la soluzione dei granuli bisogna sbattere fortemente la bottiglia tappata con i granuli sciolti in acqua per almeno 100 scussioni. Si mette qualcosa  di semimorbido sul tavolo (es. libri, sottopentola in sughero) e si batte energicamente il fondo della bottiglia in modo da far sobbalzare il liquido. Ogni volta quando si deve dare il rimedio si travasa un po’ del liquido in un vasetto precedentemente bollito e si preleva con una siringa senza ago. La siringa va introdotta nella bocca del coniglio  lateralmente e quando il beccuccio toccherà la lingua lo stimolerà a deglutire il liquido che gli si sta inserendo lentamente.
Si possono somministrare da 1 a 5 ml per volta (la quantita’ non e’ importante). Bisogna sciacquare la siringa tra le somministrazioni ai vari conigli.
La bottiglia con il rimedio va tenuta lontano dai telefonini e fonti di radiazioni elettromagnetiche ed al buio.
Alla fine della giornata il rimedio che resta nella bottiglia non si butta ma si lascia per il giorno successivo. Il giorno successivo si aggiunge acqua e si mettono di nuovo 10 granuli che si sciolgono e si dinamizzano di nuovo.
Bisogna usare i contenitori e siringhe o pipette in vetro, non in plastica comune.
Protrarre la cura per almeno 30 giorni o di più, almeno fin quando si notano i primi segni di risoluzione della malattia.
La secrezione dagli occhi va pulita con la soluzione di acido borico al 3%. Si comprano le bustine e si prepara la soluzione in casa senza comprare i flaconi pronti che costano molto di piu’ (bustina 90 centesimi, flacone piu’ di 3 euro). In alternativa, si può usare anche del the normale freddo o tiepido con l’aggiunta del 3-4% di sale  marino da cucina.

Attenti al maschio!

Quest’anno ho fatto una nuova esperienza. Avevo lasciato il maschio nel recinto insieme alle femmine ma dalla tane, malgrado le accertate gravidanze ed i parti avvenuti non usciva nulla. Ho sospettato anche di avere un predatore nascosto nel recinto, magari un porcospino che non riusciva più ad uscire e perciò predava i piccoli.  Ebbene ho il sospetto fondato che il maschio facesse in qualche modo morire i coniglietti per affrettare il ritorno all’accoppiamento delle femmine. Essendo la prima volta che tengo il medesimo maschio per due anni di seguito, ho provato ad allontanarlo in prossimità del parto e fino alla fuoriuscita dei piccoli dalle tane ed infatti:

 

05-03-2011: Confermo che è meglio allontanare il maschio quando non deve più montare le femmine e specialmente se sono in numero ridotto perché egli spesso le infastidisce colla pretesa di montarle e potrebbe disturbare anche il parto in qualche caso. Nel dubbio, meglio allontanarlo!

Procedura tipo per rinsanguare l’allevamento

Potrà accedere dopo alcuni anni di allevamento biologico dei nostri conigli di voler migliorare, modificare o solo variare il loro patrimonio genetico per evitare i rischi della consanguineità spinta o semplicemente per introdurre un tipo di coniglio miglioratore dal punto di vista genetico. Per animali allevati a lungo in stretta consanguineità, l’introduzione di nuova genetica dovrebbe produrre nelle figliate un fenomeno di esaltazione della produttività e della vitalità noto come eterosi.

Il fatto può però comportare il rischio di introdurre nel nostro prezioso allevamento ormai affrancato e SANO soggetti portatori di malattie nascoste ed impostazioni biologiche  non corrette a causa dei ben noti problemi che troppi animali reperibili sul mercato veicolano.

Cerchiamo ora di capire come  sia possibile procedere nel modo più corretto e col minor rischio per i nostri animali.

Lo strumento principe per assicurarsi di non introdurre nuove malattie in allevamento insieme agli animali è, dalla notte dei tempi, conosciuto col nome di quarantena; un lasso di tempo in cui i nuovi animali acquistati vengono allevati e tenuti in luogo loro riservato lontano e diviso da tutti gli altri, durante il quale le malattie eventualmente latenti hanno il tempo di manifestarsi, essere trattate se possibile, o altrimenti eliminate insieme all’animale che le porta, prima che possano comunicarsi al resto dell’allevamento sano. Ovviamente la separazione deve riguardare anche le attrezzature ed ogni altro elemento o strumento che potrebbe veicolare il contagio da una sezione all’altra dell’allevamento. Si diceva, per fare un esempio al limite, che il virus della MEV potesse essere veicolato anche dai capelli dei visitatori di un allevamento infetto dentro a quelli sani.

Nel caso dei conigli allevati secondo il metodo naturale si comprende subito che il problema è ben più vasto, perché se è vero che patologie semplici, individuabili ed indipendenti come la rogna delle orecchie possono essere osservate ed anzi trattate preventivamente ed obbligatoriamente con successo nell’arco di 30-40 gg., altre impostazioni patologiche degli animali, dovute per esempio ad una flora intestinale patologica o deviante e ad un loro sistema immunitario non integro, condizionato da mangimi ed altri trattamenti medicali che potrebbero aver subito anche a nostra insaputa, potrebbero richiedere molto tempo ed una nuova procedura di affrancamento per essere ricondotti allo standard dei nostri conigli già perfettamente affrancati.

Andremo quindi a predisporre una procedura di introduzione di nuovi soggetti che ritengo più efficace della semplice quarantena. Come si dice:  Melius abundare quam deficere…

Per prima cosa dobbiamo tenere presente che: sia introdurre una nuova femmina che un nuovo maschio a scopi riproduttivi è metodo parimenti valido per immettere varianti genetiche nel nostro ceppo di conigli originario. Tuttavia appare chiaro che noi andremo ad introdurre preferibilmente il maschio; questo perché è in genere più resistente e il suo apporto genetico si riferisce solamente alla parte seminale, a differenza della femmina che tramite utero, placenta, sistema immunitario, allattamento, trasmette molto di più sia in bene che in male alla prole. Quindi utilizzando le nostre femmine perfettamente affrancate ed un maschio esterno, certamente sano, privo di malattie sessuali ed attentamente controllato, ma magari non ancora così naturalizzato, avremo comunque la possibilità di avere un ottimo risultato senza particolari sorprese.

Allora, si preparerà un piccolo recinto in luogo sufficientemente distante dal nostro allevamento. Prima di introdurvi il nuovo soggetto, avremo l’accortezza di mettervi un po’ di lettiera proveniente dal nostro allevamento biologico ed anche qualche soggetto adulto per un periodo di tempo di una decina di giorni, affinché, con le loro deiezioni i soggetti sani presenti creino un ambiente microbico che contraddistingua decisamente il luogo. Alla fine di questo periodo, lasceremo un solo soggetto dei nostri conigli (per dare l’esempio), nel recinto, ad esempio una femmina giovane che è migliore per evitare litigi, ed andremo ad introdurre il nuovo maschio, che avremo scelto giovane, del peso di 2-2,5 Kg e preventivamente visitato, osservato, trattato per la rogna delle orecchie. Li lasceremo nel recinto separato insieme per 30-40 giorni almeno tenendo conto di tutte le malattie o anomalie dovessero insorgere in questo tempo. Proseguiremo per tutto questo periodo il trattamento preventivo contro la rogna, come di prassi, su tutti e due i soggetti. E’ prevedibile in queste condizioni, se il nuovo animale non è compromesso gravemente dall’inizio, che esso assumerà rapidamente i comportamenti e l’impostazione biologica della fattrice che gli avremo messo accanto. Alla fine del periodo, si valuterà in base al suo comportamento e stato sanitario se introdurlo nel recinto insieme agli altri soggetti oppure se limitarsi ad introdurre da lui le femmine solo il tempo necessario per l’accoppiamento riportandole poi al loro recinto d’origine e ritenendo poi come maschio riproduttore uno dei migliori figli nati da questo accoppiamento. Va da se che in caso di comparsa di malattie infettive come la mixomatosi il periodo di quarantena sia del maschio che della femmina convivente dovrà essere prolungato fino alla completa guarigione e che nulla di infetto o anomalo deve poter tornare in allevamento dal recinto separato.

29/10/2010 Osservazione

Ti guardo un bel filmato su un simpatico conglietto su internet e cosa vedo addosso a quel povero coniglio che sembra ed è certo bellissimo  e felice? Una vecchia conoscenza, triste retaggio delle patologia di allevamento intensivo. Colgo l’occasione solo per farvi osservare un particolare.

Il filmato è questo:

Avete notato nulla nei plantari delle zampe posteriori? Quella che vedete alla vostra destra (la sinistra del coniglio) presenta una zona quasi alopecica (senza pelo) con un puntolino scuro al centro che è o diventerà in realtà un  minuscola crosticina facilmente destinata ad allargarsi col passare del tempo; nell’altra zampa si nota invece un allargamento circolare anomalo della pianta più o meno nella stessa posizione della alopecia; tali allargamenti spesso diventano o preludono a tasche purulente vere e proprie. Questo è il risultato certo dei mangimi pellettati e trattati con antibiotici somministrati per anni e generazioni; non è colpa del pavimento in rete della gabbia come si è voluto far credere mentendo o nell’ignoranza più completa, anche se questo ovviamente può peggiorare la situazione.

(Quelle di questa foto sono alopecie estese ma dopotutto ancora belle pur denunciando senza dubbio una situazione settica cronica dell’animale, in sè gravissima perchè non guaribile ma solo gestibile temporaneamente)

La vera causa di questo problema, che poi evolverà facilmente in vere e proprie piaghe podali, magari complicate da ascessi purulenti, sta nel fatto che nel sangue di quel coniglio è presente lo stafilococco patogeno e l’alopecia, evolvente in dermatite podale ne è il primo segno, poichè causata proprio dalle tossine di quel batterio presente in forma subclinica e contrastato dagli antibiotici del mangime e di eventuali cure prestate. In alcuni casi di estrema compromissione e debilitazione dell’animale le piaghe possono giungere ad interessare anche le zampe anteriori ed in questo caso il decesso avvine di solito a breve. In altri casi il batterio può far morire il coniglio, magari a distanza di qualche anno, con i sintomi più disparati: ascessi, polmonite, mastite, metrite, orchite, peritonite ecc. Il fatto è che se un coniglio acquistato presenta anche una lieve traccia di alopecia nei plantari posteriori, non può dirsi sano anche se magari tutte le analisi, risultano negative; inoltre nella giovane età può anche darsi che l’animale non mostri i segni nelle zampe eppur è già malato. Bisognerebbe perciò evitare il mercato e possibilmente vedere bene da quale ambiente di allevamento proviene, controllando bene anche altri soggetti nello stesso allevamento, magari i genitori.

1/12/2010 Cassetta nido: proptotipo

Viste le numerose ed abbondanti piogge che quest’autunno hanno saturato il terreno di acqua rendendo impossibile l’utilizzo delle tane per la deposizione dei piccoli ho fabbricato una cassetta nido di grandi dimensioni per vedere se la fattrice l’avrebbe apprezzata ed utilizzata come nido per i suoi piccoli. L’esperimento è riuscito.

La cassetta è stata costruita utilizzando assi di compensato giallo dello spessore di circa 3 cm di quelle che utilizzano i muratori per armare le gettate o i ponteggi poichè hanno una buona resistenza all’umidità, non si gonfiano e non marciscono. Si formi una cassa parrallelepipedo dotata di fondo di questa dimensione approssimativa: lunghezza 60 cm. altezza 50- 60 cm, larghezza 45 cm. In un angolo sulla faccia lunga, si pratichi un foro di accesso circolare di15-18 cm di diametro con l’accortezza di tenerlo un po’ staccato dalla parete laterale e un po’ alto alto rispetto al fondo della cassetta in modo che vi sia un piccolo gradino di almeno 4-5 cm che impedisca  ai piccoli di uscire accidentalmente e prematuramente dal nido. Meglio non esagerare col diametro del foro per favorire una migliore “intimità” del nido. Esso deve essere proporzionato alla grossezza della fattrice gravida, tenendo presente che essa riesce agevolmente a passare anche da fori di diametro appena inferiore alla sua pancia.

Al di sopra della cassetta si disponga a mo’ di tetto, con opportune cerniere o incastri un coperchio fatto delle stesse assi con larghe sporgenze laterali, soprattutto dalla parte del foro d’entrata, ed adeguatamente impermeabilizzato con guaina catramata o altro. Sarà il tetto apribile dall’alto per le ispezioni. Si collochi la cassetta nido all’esterno in un luogo appartato e riparato della garenna. All’interno la si riempia quasi completamente di paglia asciutta o fieno. La coniglia praticherà all’interno di esso la sua piccola galleria e la cavità del nido occultando assi bene i piccoli.

Nel mio caso ho dovuto faticare per trovarli ma in compenso stanno molto bene, asciutti e caldi, protetti anche sopra dalla paglia. Questo nido sostituisce il pagliaio laddove non sia possibile per ragioni di spazio realizzarne uno. E’ possibile, date le dimensioni, che possa essere utilizzato da più di una fattrice contemporaneamente.

12-03-2011 Esperimento di difesa naturale contro le zanzare

Non so ancora se sia in grado di garantire al vs allevamento una protezione al 100%, ma siccome costa poco ed è naturale e bello, consiglio di adottare questo metodo che anch’io sto già provando da tempo, ma che ho deciso di ampliare e perfezionare. Molte sono le specie vegetali dotate di olii essenziali e tutte hanno in genere il potere di repellere le zanzare: citiamo i Perlagonii (gerani) di cui esistono numerose specie aromatiche dai vari e gradevoli profumi, il Rosmarino che esiste anche in varietà striscianti e tappezzanti, il Timo, l’Origano, il Basilico, la Lavanda e molte altre. Bisogna inoltre precisare che il rilascio aereo delle essenze da parte delle piante avviene per lo più quando le foglie vengono mosse dal vento o fregate in qualche modo. In caso di quiete il rilascio diminuisce moltissimo e pertanto è necessaria una forte abbondanza di foglie e di piante presenti disseminate quanto più sia possibile in modo uniforme in tutta la garenna.

Le piante aromatiche che io consiglio sono in particolare quelle perenni che non hanno problemi di crescita  e propagazione come Melissa Officinalis adatta anche per luoghi asciutti e soleggiati. 

e   Mentha spp.  (consiglio la M.  Piperita) per quelli più umidi.

Si trovano facilmente dai fiorai e giardinieri che trattano le piante perenni aromatiche e tappezzanti e si moltiplicano velocemente una volta affrancate a piena terra.Esse potrebbero essere impiegate in quantità per allontanare i fastidiosi e pericolosi insetti vettori della Mixomatosi.

La Melissa tende a formare cespi assai folti , puri e fortemente radicati alti anche 1 metro alla fioritura e si moltiplica abbondantemente per seme od anche per divisione in primavera. Non è molto appetita dai conigli ma non credo la lascerebbero sopravvivere all’interno del recinto senza una protezione adeguata in rete soprattutto appena impiantata. L’essenza viene conservata a lungo anche dalla pianta essicata e viene emessa ad ogni maneggiamento.

La Mentha invece si moltiplica più velocemente ed agevolmente per stoloni specie dove non manca mai l’umidità del terreno ed anche in luoghi semi-ombreggiati o ombrosi. Forma macchie alte fino a 50 cm belle e piacevoli a vedersi.

Siccome queste piante sono divorate dai conigli, bisognerà piantarle lungo tutto il perimetro  della recinzione, all’esterno della stessa. Se i conigli non divoreranno tutto quello che cresce verso l’interno, potranno anche penetrare nel recinto e crescervi spontaneamente. Esse possono venire tranquillamente sfalciate durante la bella stagione e gettate all’interno del recinto come lettiera aromatica; i cespi ricacceranno subito prontamente a patto di avere almeno un po’ di acqua. Nel mezzo del recinto poi nulla impedisce, ma tutto consiglia di creare delle isole di 50-100 cm di diametro recintate con rete interrata 20 cm dove possano impiantarsi queste piante e magari, crescendo rigogliose sporgere all’esterno affinché i conigli possano sdraiarsi alla loro ombra ed essere protetti dagli insetti. Le rosicchieranno indubbiamente, ma se il cibo non manca e le isole sono numerose e rigogliose è molto probabile che qualcosa possa crescere anche al di fuori delle reti.

Un’altra opzione però di più largo impegno, data la crescita più lenta della pianta, è quella di utilizzare largamente il Rosmarino ed anche la Lavanda il quali crescendo in altezza, una volta superato il livello di 60-70 cm, oltre il quale i conigli non riescono più a mangiarli nemmeno appoggiandosi alla rete di recinzione con le zampe, potrebbe graziosamente bordare il recinto e riempire le isole-aiuole all’interno dello stesso ricadendo all’esterno delle reti, dato che traggono gran beneficio dalla vicinanza col letame. Vedrete  i cespugli, verso il lato interno del recinto essere rasati perfettamente fin ad  “altezza e portata di coniglio” come neanche un giardiniere meticoloso farebbe così precisamente.

Credo che fattore determinante nel successo di questa operazione sia soprattutto la quantità e la larga diffusione di queste isole verdi anche all’interno del recinto; in associazione al poco appetibile sangue di conigli allevati solo con vegetali potrebbero costituire una significativa protezione per quegli allevamenti dove non si desidera esercitare la profilassi vaccinale contro la Mixomatosi. Gli esperimenti diranno nei prossimi anni se può essere utile anche in zone di forte endemismo per la malattia.

27 Risposte to “Aggiornamenti”

  1. Vincenzo Baruzzi said

    ho macellato un coniglio di circa 6 mesi. L’animale appariva sanissimo. Il fegato milza e bile mi sono sembrati normali, poi ho guardato per curiosità l’interno dell’intestino e li ho trovato tantissimi piccoli vermetti. Ho poi osservato se anche atri esemplari erano affetti da vermi e non ho riscontrato presenza di vermi.
    Ecco le domande:
    1 – che cosa provoca la presenza di vermi nel coniglio?
    2 – I vermi nell’intestino possono provocare disturbi gravi?
    3 – La malattia, se di malattia si tratta, può propagarsi ad altri conigli in garenna?

    Grazie come sempre per la sua attenzione e proficua collaborazione

    Vincenzo

    • conigliopoli said

      Il vermetto è verosimilmente il Passalurus ambiguus un ossiuro onnipresente nei conigli. L’infestazione è di solito sporadica e non crea problemi, ma con un’alimentazione ricca di amidi e proteine come coi mangimi può divenire massiccia ed allora crea problemi anche di infecondità oltre che turbe intestinali ed agitazione negli animali. La propagazione avviene per ingestione di uova che il verme depone nella zona perianale, ma il problema del contagio non sussiste perché tutti sono già portatori sani.

      • Vincenzo Baruzzi said

        Grazie Claudio,per la sua risposta precisa e anche molto rassicurante.

  2. Vincenzo Baruzzi said

    Claudio, ho ancora un quesito. Ho circa 50 coniglietti tutti in svezzamento in garenna di età compresa fra 3 e 5 settimana. La settimana scorsa in 36 ore ne ho trovari 7 morti. Non avevano diarrea, Ne ho aperto uno e non aveva cocidiosi epatica. Ho pensato alla pastorella, nella mia garenna è sempre in agguato. Però la partorella non è così fulminante poi i sintomi (un forte starnutire) si vedrebbero su tutti gli altri . Non è così. Leggendo il tuo libro a un certo punto dici di stare molto attenti a non dare delle foglie di oleandro perché molto velenose. Io il giorno prima avevo tagliato dell’erba vicino ad un fosso. Ho letto su internet che la belladonna cresce in zone umide. Ed ecco la domanda:
    le erbe velenose per i conigli sono solo l’oleandro o ci sono altre erbe e se si quali ?

    cordiali saluti.
    Vincenzo Baruzzi

    • conigliopoli said

      Non ho grande esperienza diretta di erbe velenose sui conigli a parte l’oleandro (foglie e fiori) che credo pericoloso perché purtroppo lo mangiano e mi deve aver causato alcune morti fra i piccoli in svezzamento. La belladonna, il colchico autunnale, la cicuta, la scilla, lo stramonio, il ricino (semi), il giusquiamo, il maggiociondolo e mi dicono anche il glicine potrebbero benissimo recare danno ai conigli a causa dei veleni potenti che contengono ma non ho mai potuto appurare se i conigli le mangiano o le evitano come fanno per altre erbe medicinali quali la malva. Credo che se le mangiano, magari i piccoli che sono inesperti, potrebbero sicuramente far loro del male. La belladonna comunque è facilmente riconoscibile e su google immagini ne trovi a bizzeffe di foto di ogni vegetale. Ho appurato invece che mangiano il lauroceraso in modeste quantità senza accusare danni.

      • Vincenzo Baruzzi said

        OK, GRAZIE!

  3. Vincenzo Baruzzi said

    Salve Claudio,
    Ho una coniglia che dovrebbe essere gravida e palpandola ho notato 3 piccoli noduli duri sotto a 3 capezzoli, Sono dei tumori o delle mastiti che col tempo passano?
    La coniglia è nata in ottobre del 2012 ha partorito una sola volta a fine marzo 2013 facendo 12 coniglietti tutti svezzati e poi l’ho messa al maschio il 10 maggio

    Vincenzo

    • conigliopoli said

      Credo si tratti di piccole sacche ascessuali che probabilmente potrebbero essere anche fossili cioè latenti o addirittura residui del riassorbimento degli ascessi. Se si ingrandissero durante l’allattamento e divenissero rossi e tesi significa che la malattia non è estinta ma solo assopita. Se invece la fattrice allatta bene e svezza e rimangono dove sono senza modificarsi allora non fare nulla. In ogni caso sono testimonianza della presenza quasi certa di stafilococco e pertanto ciò significa che devi presto o tardi cambiare quella fattrice con le sue figlie migliori se vuoi ottenere l’affrancamento completo da questa malattia che in allevamento biologico (a casa mia) non esiste più. Questo naturalmente è detto per ipotesi non potendo vedere l’animale.
      un saluto

      • Vincenzo Baruzzi said

        grazie! Come sempre molto chiaro.

      • Vincenzo Baruzzi said

        Salve Claudio, ti aggiorno sulla evoluzione della coniglia. Ha partorito 11 piccoli il 9 di giugno. Li ha allattati tutti e bene adesso stanno per uscire dal nido e mi sembrano vispi e sani. Uno è un po più piccolo degli altri, La coniglia si è tolta una enorme quantità di pelo. Essendo una blue di Vienna appare piena di buch. Non ha un un aspetto magnifico ma non sembra avere problemi. Non l’ho tastata per vedere se ha ancora mastiti mi riprometto di farlo appena i piccoli saranno svezzati. Poi ti farò sapere.

        ciao e grazie.

      • conigliopoli said

        Benone, sei a metà dell’opera; essendo tanti ti consiglio di aspettare ad accoppiarla nuovamente anche oltre i 21 gg canonici; è essenziale che allatti la covata il più possibile per avere più probabilità di sopravvivenza.

  4. Vincenzo Baruzzi said

    Salve , sono sempre io. Oggi ho trovato morti 2 coniglietti, su un gruppo di 17, di 70 giorni di eta, (nati il 24-2-13).
    A 5 settimane li ho tolti dalla madre per portarli un un recinto di circa 250m2 ben inerbito e nel contempo li ho vaccinati contro la Mixo. Non ho mai dato loro cereali e nemmeno acqua. Ieri li avevo spostati di garenna portandoli in un’altra meglio inerbita. per me stavano tutti molto bene. Questa mattina ne trovo 2 morti. Ho fatto loro l’autopsia e ho travato una forte cocidiosi epatica come nella foro in alto . Ho fatto foto al fegato ma non risto a trasportale qui nel testo. La mia garenna è posta su dei terrazzamenti alti 4-5 metri sostenuti da muri a secco. Quando non piove di continuo come in questo mese di aprile la zona è mollo asciutta e ben assolata.
    Lei cosa mi consiglierebbe: di avviare una cura generale a base di sulfamidici oppure aspettare che passi il mal tempo e lasciare che le cose si aggiustino da sole?

    Grazie per la sua attenzione

    Vincenzo

    • conigliopoli said

      Io non so nel dettaglio come lei allevi i conigli, il fatto che manifestino una coccidiosi mortale a 70 giorni mi lascia molto perplesso perchè se sono deboli di fronte a tale agente dovrebbero morire prima e se non lo fanno allora l’unica spiegazione che conosco è che siano stati mantenuti vivi con l’aiuto di qualche sulfamidico o coccidiostatico. In primo luogo lei dovrebbe mantenere il contatto con la madre per almeno 45 giorni dal parto cioè un mese e mezzo, oltre a rispettare i tempi di accoppiamento di almeno 18- 21 gg dal parto; 5 settimane sono poche per uno svezzamento naturale senza medicine. Il maltempo certo peggiora la situazione, ma se il coniglietto è affrancato, svezzato bene nel suo tempo giusto ed il terreno di pascolo è pulito non dovrebbero esserci problemi anche con l’umidità e la coccidiosi. Quanto ai sulfamidici io ne sconsiglio l’impiego in modo assoluto.
      Non utilizzarli, nel suo caso può signiifcare la morte di alcuni soggetti, ma sicuramente la selezione di animali più forti. La decisione è sua comunque. La vaccinazione della mixomatosi la dovrebbe fare quando i soggetti hanno almeno 50 gg di età e mai in concomitanza di un altro evento stressante come potrebbe essere lo svezzamento dalla madre.

      • Vincenzo Baruzzi said

        sono certo di non avere dato nessun medicinale o fioccato a tutto il gruppo di 17 conigli. Li ho spostati il 30 marzo in un recinto appena realizzato e per tutto il mese hanno solo mangiato l’erba esistente nell’area. Mi dispiace di non riuscire ad inviarle le foto fatte al fegato, mi interessava un suo parere per confermare la mia diagnosi. Sul fatto che alcuni soggetti possono morire non mi preoccupa, la natura deve fare il suo corso.

        Il vaccino per la mixo l’ho fatto a 4 settimane perché la posologia consiglia di fare il vaccino a un mese di età. Inoltre il vaccino per la MEV si dovrebbe fare a 2 mesi e cosi cosi dovendoli catturare colgo l’occasione per dividere i maschi dalle femmine. Non uso il vaccino combinato che potrei fare a 60 gg di età perché ha un costo doppio dei due vaccini separati e, dice il mio veterinario, ha più contro indicazioni perché meno testato.

        Condivido la sua critica che 5 settimane non sono sufficienti per fare un buon svezzamento. L’ideale sarebbe spostare la madre in un’altra garenna e non i piccoli. Quando ho iniziato ho preso un progetto proposto dal giornale di Vita in Campagna. Il progetto prevedeva di realizzare almeno 3 aree, una per le fattrici con l’interramento di tombini con tubo in cemento come nido, poi un’area per le femmine e i piccoli appena svezzati e una per i maschi. Questa struttura mi impone di catturare 2 volte i piccoli, prima quando sono svezzati e poi quando si separano i maschi. Lasciando le fattrici sempre nel medesimo recinto sono costretto ad avere nascite il più possibile contemporanee al fine di evitare che piccoli a fine svezzamento entrino nel nido in cui ci sono piccoli di pochi giorni che potrebbero calpestarli e disturbarli.
        Infine io penso che Il processo di cattura è sempre molto stressante e per ridurre il numero di manipolazioni, ad ogni cattura faccio anche i vaccini. A fine svezzamento faccio la mixo e al momento della separazione dei maschi la MEV.

        Comunque se le può interessare, ho realizzato un tipo di nido diverso, facile da spostare e da pulire, molto più accettato dalle femmine rispetto alla soluzione in cemento e sopratutto meno costoso. Entro qualche mese termino la fase di sperimentazione e potrò fornire tutti i dati tecnici e descriverne i vantaggi.

      • conigliopoli said

        Come vede c’è sempre da imparare qualcosa dalla natura, anche se francamente non comprendo proprio come una coccidiosi possa manifestarsi a 70 gg e non in breve appena svezzati. Comunque questo significa solo che per l’affrancamento deve esserci ancora parecchia selezione con conseguenti ricambi generazionali (annuali) dei riproduttori. L’unica malattia che può scambiarsi grossolanamente per coccidiosi epatica è la cisticercosi. Ma è differente a guardarla bene da vicino.
        per quanto riguarda lo svezzamento, oltre ai tempi, io lascerei che sia la madre ad allontanare i piccoli al momento giusto facendo in modo che essi possano raggiungere un pascolo dedicato attraverso varchi calibrati alla loro taglia e di qui possano tornare alla madre quando devono poppare.
        L’istituzione di una zona di cattura faciliterà comunque la cattura degli esemplari per ogni esigenza.
        Per i nidi, tutte le idee nuove sono bene accette ed esaminate anche se raramente i miei conigli partoriscono nei nidi in quanto preferivcono l’alloggio sicuro della madre terra. Per mostrarmi le foto basta che le pubblichi sullo spazio web g.mail a sua disposizione (Le può ad esempio caricare negli album utilizzando il software gratuito PICASA) e poi mi fa conoscere il LINK per risalire ad esso ed il gioco è fatto.

  5. mauriziolimone said

    ciao Conigliopoli,
    dopo un po di anni che ci provo e dopo vari fallimenti dovuti a rogna sarcoptica, piuttosto che coccidiosi ecc. ecc.il 18 marzo u.s. è nata la mia prima nidiata da conigli affrancati!!
    ho predisposto un piccolo recinto, che ora diventerà di 400 mq, in un fondo lungo un pendio di argilla misto a sassi ed attraversato da molte radici, la tana iniziale che ho accennato con un piccolo scavo poi proseguito dai conigli è contro un terrapieno con esposizione a sud
    la coppia ha subito un affrancamento graduale durato circa 8 mesi ed attualmente è alimentata solo con ortaggi, frutta, erba falciata fresca e fieno di erba medica; nell’acqua di abbeveramento diluisco sempre un bicchiere di aceto di vino ogni 15 litri.
    in via precauzionale l’ho vaccinata contro la rogna con ivermectina le cui dosi le ho ricavate empiricamente desumendole da quelle riportate sulla confezione destinata all’uso nei suini.
    la dieta della fattrice, nei primi venti giorni di allattamento è stata integrata con 30 grammi di granaglie miste pro die.

    i piccoli nati sono 8 e già al ventesimo giorno sono usciti dalla tana ed hanno cominciato a svezzarsi.
    sono tutti in perfetta salute, tranne uno che da subito si è evidenziato per dimensioni più ridotte rispetto agli altri e per un certo rachidismo, pur essendo vivace e di buon appetito.
    da qualche giorno questo coniglietto sta manifestando una forma diffusa di alopecia su tutto il corpo pur conservando la propria vitalità ed appetito.
    chiarisco che non mostra abrasioni e tanto meno l’ho osservato grattarsi compulsivamente, per cui escludo trattarsi di rogna.

    Qualche consiglio? può essere dovuto a qualche carenza nutrizionale?

    Grazie per aver condiviso le conoscenze che mi hanno consentito questo risultato e per quanto ancora vorrai suggerirmi 🙂

    • conigliopoli said

      Ciao, l’invermectina (Ivomec se ben ricordo), non è un vaccino, ma un farmaco capace di uccidere gli acari ed altri parassiti che si trovano nel corpo animale. Non era ai miei tempi registrato per l’uso sui conigli epperò si usava egualmente proprio per la rogna sarcoptica in particolare. Il ricordo che ne ho è il seguente: non mi pare abbia condotto alla sterilizzazione degli animali trattati per cui ti consiglio di osservare attentamente i tuoi conigli per parecchio tempo dopo il trattamento e di ripeterlo eventualmente ancora una volta o 2 a distanza 12 – 15 gg tenendo presente che sull’animale piccolo il calcolo delle dosi per kg di P. V. deve essere leggermente aumentato rispetto ad es ad un bovino; Mi pare di ricordare che questo prodotto avesse anche una certa efficacia sui vermi intestinali ma sempre transitoria. Eravamo però in condizioni di allevamento industriale e quindi non posso dirti se magari in corso di affrancamento possa sortire migliori risultati con un animale più forte e meno sfruttato. Inoltre mi sembrò che non fosse privo di effetti collaterali e condizionanti sui conigli sebbene non potrei descrivere nessun caso di lesioni o compromissioni gravi. Comunque se ti è servito efficacemente sono contento. L’importante è che si sia ottenuta una vera sterilizzazione dalla rogna e non una sua temporanea remissione che ti costringe a riusarlo regolarmente. E’ un farmaco che non mi sta troppo simpatico personalmente.
      Per quanto riguarda il piccolo alopecico può darsi che la sua debolezza, essendo l’ultimo della covata, favorisca l’insorgenza di qualche forma di micosi oppure sia di tipo carenziale. Se mangia e sta bene non preoccuparti, passerà con la crescita, ma non lo destinerai alla riproduzione. Il pelo perfetto credo sia un segnale dell’ultimo grado di affrancamento degli animali che ti ricordo può dirsi completo solo dopo parecchie generazioni in cui i figli abbiano sostituito ripetutamente i genitori.
      Per le granaglie stai attento che i piccoli non ne mangino e se vuoi un consiglio sospendile a favore dell’erba con l’arrivo del caldo.
      Tanti auguri

      • mauriziolimone said

        ciao Claudio, si hai ragione, ho usato impropriamente il termine vaccinazione…si tratta proprio dell’ivomec la cui posologia è di 1 ml/33Kg nei suini, io non ho fatto altro che dividere questa dose per dieci ottenendo 0,1/3Kg che corrisponde pressappoco al peso di un coniglio di medie dimesioni.
        dato il quantitativo esiguo, per una migliore inoculazione ho diluito con soluzione fisiologica ed ho iniettato nella zona sottocutanea del dorso usando comunissime siringhe da insulina da 0,5 ml.
        come dici tu ho ripetuto la somministrazione per due volte a cadenza quindicinale e non ho avuto nessun problema.
        premetto che la coppia con cui ho cominciato ex novo non era affetta da rogna, bensì aveva acari alle orecchie e negli spazi interdigitali anche con qualche crosticina.
        ho deciso di usare l’ivermectina perché dopo essermi documentato ho scoperto essere efficace, oltre che per la rogna sarcoptica, anche contro pidocchi, acari e diversi vermi intestinali e polmonari con un tempo di permanenza medio nelle carni di circa 30-40 giorni e, soprattutto, innocua per l’uomo in quanto ho scoperto che viene somministrata anche come profilassi antimalarica prima di viaggi esotici.
        sono circa 4 mesi che non somministro ivermectina e non vi è stata nessuna recidiva degli acari o quant’altro e non ho intenzione di riprendere salvo grave necessità(faccio i dovuti scongiuri).
        in una precedente gravidanza l’ho somministrata anche durante la gestazione senza conseguenze sulla prole regolarmente partorita in vita…poi però ho avuto l’amara sorpresa di vederli tutti e 7 straziati dal maschio…e qui mi ricollego a quanto letto in altri post, consigliando vivamente di tenere il maschio isolato nelle prime settimane di vita dei piccoli!!
        non so se questa sia un’ aberrazione dello stato di cattività od accada anche in natura, ma a me era stato riferito più volte di questo comportamento dei maschi adulti e credendo fosse un luogo comune l’ho sottovalutata pentendomene amaramente.
        per quanto riguarda le granaglie, tenendo a mente i tuoi consigli sull’affrancatura, le ho già smesse non appena le temperature si sono fatte meno rigide e, comunque, solo alla fattrice.

        grazie ancora per la disponibilità.
        a presto, Maurizio

      • mauriziolimone said

        ciao Claudio,
        il coniglietto di cui si parlava è da 4 giorni che non si vede ed ho il ragionevole dubbio che sia morto all’interno della tana…negli ultimi giorni l’ho visto bere eccessivamente ed urinare in maniera più densa e scura (?)…
        il problema ora è che si trova in un punto del cunicolo a me non accessibile ed ho paura che la sua decomposizione possa arrecare pregiudizio agli altri…che ne pensi?

      • conigliopoli said

        In genere non ci sono problemi per i morti nel cunicolo; in natura come farebbero sennò? Per quello che hai osservato forse aveva la febbre, ma senza autopsia non si può dire. Ritena di nuovo e spera di avere maggior fortuna; la natura del conigli è che se ci sono morti di covate premature la femmina si rimette in moto prima per fare altri tentativi.

  6. salve o un piccolo allevamento di conigli circa 10 o comprato 5 conigli di razza california 4 femmine e un maschio ,dopo un po lio fatti accoppiare e puntuamente anno fatto i figlio con nido be fatto ,ma po dopo 3 gioni tutti morti i figli tutte 4 femmine la stessa cosa ,o pensato prima volta ,o ripetuto e successo la stessa scena tutti morti o provato 3 volte una e riuscita a portare 4 coniglietti ma leatre anno abadonato,poi io o cotrolato i capezzoli non ce latte.cosa posso fare per andare avanti li devo eliminare o ce un rimedio crazi vorei sapere cosa si puo fare se ce cura.

    • conigliopoli said

      Buongiorno, purtroppo non mi è possibile dirle nulla dato che non conosco la storia passata e presente dei suoi conigli e fare anche solo ipotesi sui pochi elementi che mi ha dato è impossibile. Le consiglio di leggere attentamente tutto il blog per vedere come impostare l’allevamento e correggere se possibile gli errori o le cause dell’insuccesso.

  7. patrizia.r said

    Questo sito è eccezionale ed ho dato solo una occhiata agki argomenti che più mi hanno colpito.
    Vorrei se possibile dei chiarimenti sulle piaghe podali.. poichè mi è capitato a volte di vederle nelle coniglie vecchie e di peso di circa 5 kg.
    disinfettate e messo in una gabbia senza la rete sotto …sono guarite !
    Ma una volta mi è capitato che era sciupata anche nel sotto pancia e l’ho soppressa!
    Cosa consigli di fare ? se la stafilococco è presente latentemente nei miei animali?

    • L’unica cosa che puoi fare, se te la senti e se puoi farlo, è di passare all’allevamento biologico. E’ vero che le piaghe o dermatiti podali possono avere una remissione se opportunamente curate con cambio di pavimentazione, specie nei soggetti più giovani e meno debilitati, ma è anche vero che questo è ininfluente riguardo al problema dello stafilococco e delle sue setticemie che non è un problema semplice ma che coinvolge anche lo stato del sistema immunitario di quegli animali che lo portano. Le piaghe riappariranno certamente quando il soggetto va incontro a situazioni di stress o di sfruttamento riproduttivo. Inoltre, a seconda dello stato dell’allevamento e dell’animale si possono distinguere diverse fasi della dermatite podale che vanno da una semplice mancanza di pelo sul plantare, ad alcune crosticine secche, alla piaga estesa, crostosa o viva e sanguinante, alla piaga purulenta ed alla tasca ascessuale che si apre sul bordo lateralmente al “calcagno” e per ultimo e più grave stadio la dermatite interesserà successivamente anche le zampe anteriori. Nei casi più gravi vi è pure notevole ingrossamento del linfonodo che sta nella cavità posteriore al ginocchio. Lo sciupo sottopancia mi lascia supporre una mastite purulenta o necrotica che probabilmente è causata dallo stesso germe. Ti consiglio in ogni caso di leggere attentamente TUTTO quello che ho scritto prima di prendere decisioni.

      • patrizia.r said

        grazie per la tempestiva e accurata risposta!
        non posso fare l’allevamento a garenna , ma posso provare a cambiare l’alimentazione.. portandola sempre più a foraggio fresco ecc.
        Ora mangiano fieno di erba medica della migliore qualità almeno a giudicare dal prezzo, orzo , metà dose di grano 5% di sorgo, e girasole.

        P.S: leggerò bene i tuoi consigli!

  8. Simone said

    ciao innanzitutto bel blog, compliemtni, avrei delle domande da farle.
    posseggo un piccolo allevamentoin gabbie (composto da 2 femmine ed 1 maschio) vorrei quindi sapere come si fa a vedere se la coniglia è in cinta o meno?
    vi dico inoltre che la mia bianchina sta sempre nella lettiera del parto ed esce solo per mangiare e bere come mai? l’ultima volta pensavo che fosse incinta, ma niente non partorì.
    vi ringrazio dell’attenzione.
    saluti Simone.

    • conigliopoli said

      Scusa se rispondo solo ora ma non mi è giunta la notifica del tuo messaggio.Me ne sono accorto in fase di modifica della pagina.
      La diagnosi di gravidanza nelle coniglie si effettua solo tramite la palpazione addominale. I coniglietti si sentono dopo 15-17 giorni dall’accoppiamento come piccole palline o noduli appesi sotto la colonna vertebrale nella regione addominale. E’ necessaria una certa esperienza per sentirli oltre ad una certa delicatezza per non fare loro del male.

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