Conigli & Conigli

Mi fido solo dell’erba pulita

Affrancatura

Affrancatura è il modo di rendere nuovamente al coniglio la facoltà di mangiare il suo cibo originale e di vivere con esso senza troppi problemi. Tale capacità risulta non sempre e non completamente scontata negli animali reperibili sul mercato, animali che in tutto o in parte siano stati alimentati da molte generazioni coi mangimi industriali.

Si ottiene mettendo gradualmente gli animali acquistati nelle condizioni in cui si trovano in natura. Ma questo procedimento è lungo poichè occorre tenere presente che le modificazioni indotte dalla dieta a base di mangimi hanno condizionato l’intestino di quegli animali e la microflora stessa ne ha subito variazioni importanti a causa della quasi obbligata presenza di presidi (coccidiostatici o peggio) ed a causa della diversa formulazione e più alta energia dei cibi industriali.

Un metodo assai semplice, anche se non esente da rischi di varia natura, è quello di provare ad allevarli in libertà, liberi di scorrazzare nei campi intorno a casa vostra, ma al giorno d’oggi si corre il rischio di vederseli predare da cani randagi o da cacciatori e, mangiando l’erba per la prima volta, come esclusivo alimento, molti potrebbero morire di fatti enterici. La cosa si può tentare, ma è comunque all’insegna dell’incontrollabilità e pertanto io consiglio di cominciare in un buon recinto.

La prima cosa da ottenere è quindi il ricondizionamento dell’intestino con un cibo adatto, tenendo presente che questo si attuerà compiutamente solo durante diverse generazioni e che tutti i soggetti che non riuscissero a sopportare la privazione completa delle medicazioni sono destinati a morire e non devono, in linea di principio, essere curati perchè rimarrebbero diffusori e portatori dei mali che si vogliono estirpare. Nel frattempo, bisognerà comunque tenere d’occhio tutte le malattie batteriche, protozoarie o parassitarie che avessero a rivelarsi incoraggiate dall’alimentazione assolutamente naturale che daremo a questi animali. Può sembrare una legge dura e spietata, quella selettiva della natura, rispetto alla filosofia molle imperante, di questi tempi, nei confronti degli animali, ma i risultati della mia esperienza confermano invece che, nel regno naturale, il discorso sentimentale del “poverino è malato, bisogna curarlo” può avere anche un risvolto assolutamente negativo per la specie stessa e vi spiego perchè:

Occorre sapere che il coniglio è naturlamente portatore sano di alcune specie microbiche patogene, sopattutto protozoi del genere Eimeria), che, ritengo, siano i guardiani della specie, impedendo col loro meccanismo particolare ed epidemico il sovraffollamento delle colonie selzionando i soggetti più forti; con la dieta a base di mangime poi, lo si è fatto anche diventare portatore sano di altre malattie che saranno pronte ad esplodere non appena lo vorrete ri-alimentare nuovamente col mangime di madrenatura. Curare delle malattie come la coccidiosi, che hanno una radice residente nel coniglio da sempre, vuole dire soppiantare i normali meccanismi naturali di difesa e regolazione dell’animale con altri assolutamente artificiali, vuole dire creare nell’animale una dipendenza. La cosa dà nell’immediato un grandissimo profitto e pare un’ottima soluzione perchè eliminando una fonte di mortalità permette di spingere la produzione a livelli impensabili in natura. Ma!…. Vi è sempre un ma. Tutti quei soggetti che diversamente, cioè senza presidio farmacologico nel mangime, avrebbero trovato la morte sicura ed invece sopravvivono, malgrado gli errori di allevamento, malgrado il mangime sia una vera bomba calorica in grado, senza l’ausilio degli antibiotici a dosi subcurative o auxiniche, di fare scoppiare l’intestino di qualsiasi coniglio in natura, dicevo: tutti questi animali che diversamente sarebbero morti, sopravvivono ed entrano nel ciclo riproduttivo, veicolando in se comunque le conseguenze degli errori subiti impunemente, anche se non immediatamente letali e trasmettendole alla prole insieme a germi assai agguerriti. Si seleziona così, nelle generazioni, un ceppo di animali sempre più debole e sempre più portatore di germi occulti o dormienti e pericolosi che richiederà in continuazione l’uso di nuovi e più vari antibiotici per poter sopravvivere. Quando poi sopraggiunge una qualsiasi piccola perturbazione anche lieve a carico di quell’equilibrio fittizio e sempre più fragile, ecco i disastri a carattere epidemico che toccano prima o poi tutti gli allevamenti intensivi. Gli animali di allevamento sono ad esempio generlamente meteropatici e rispondono ad un peggioramento delle condizioni atmosferiche con un aumento della mortalità percentuale giornaliera. Gli animali degli allevamenti intensivi sono generalemte immunodepressi proprio a causa di queste pratiche.

Il meccanismo è tragicamente simile a quello della assuefazione agli stupefacenti e presenta aspetti non meno inquietanti, sebbene assai più diversificato. In generale, la presenza frequente o costante di uno o più antibiotici  in sottodosaggio e/o di un coccidiostatico nella razione, come avviene nella pratica degli allevamenti intensivi spesso fino a qualche tempo prima della macellazione, inizialmente controlla ed anche elimina tutta una serie di batteri o protozoi ad esso sensibili e non esclusivamente quelli patogeni. In secondo luogo, promuove l’insediamento di ceppi e specie fra quelle naturalmente resistenti o divenute tali. Anche per il fatto che la razione alimentare contiene sostanze molto più facili da assimilare l’attività prima utile di certi batteri antagonisti viene resa inutile. Il problema poi si rivela nel fatto che a questo punto viene meno la selezione naturale che invece in natura è presente e spietatamente vigile. Così, poco alla volta, germi patogeni si annidano in forma latente in distretti dell’organismo non raggiungibili dal sangue e quindi dagli anticorpi e da lì sono pronti a scatenare tutte le malattie più devastanti non appena trovino la porta aperta. Così avviene che un animale non sterile, ma apparentemente sanissimo, veicolante ad es. una batteriemia occulta da Staphylococco, infezione devastante e letale che, nel caso, non può svilupparsi pienamente a causa della pressione antibiotica del mangime, giunga a maturità invece che morire e sia poi impiegato nella riproduzione della specie. Esso veicolerà nei figli la presenza del germe ed anche l’assuefazione, l’immunotolleranza del proprio sistema immunitario verso questo ed altri patogeni col risultato che negli allevamenti si instaura una “pacifica convivenza” di elementi opposti; pacifica finchè qualcosa non giunge a turbare quell’equilibrio precario. Da una parte un coniglio sempre più debole e tollerante dal punto di vista immunologico, dato che il suo sitema immunitario risulta sostituito in tutto od in parte dagli antibiotici; dall’altra uno o più ceppi  germi che apparentemente “dormono”, che non si vedono, che non provocano sintomi, ma che acquisiscono sempre più antibiotico-resistenza ed imperio sulla stirpe animale così conquistata anche grazie alla pratica deprecabilissima degli svezzamenti precoci che priva ancor più gli animali, i conigli della protezione anticorpale del latte materno. Ho, a sostegno di queste deduzioni, tutta una serie di analisi batteriologiche da me personalmente eseguite e oltre 20 anni di osservazioni dirette sul campo.

In queste condizioni, passare dall’alimentazione medicata e concentrata a quella naturale, vuole dire fare scatenare tutte queste malattie occulte quante ce ne sono e sicuramente, molte morti avverranno fra quei conigli, anche in assenza di errori di allevamento che è possibile commettere e che aggraverebbero ancor più i risultati negativi dell’operazione. Io ci ho messo sei anni per condurre l’affrancatura a buon punto; certamente ora, sarebbe possibile ottenere gli stessi risultati in tempi assai minori, specialmente evitando di commettere quegli errori che meglio esporrò nel capitolo dell’alimentazione e che ho dovuto anch’io comprendere ponendo fatica ed attenzione ai problemi che di volta in volta emergevano.

Un capitolo a parte merita la cura dell’eventuale insorgenza di rogna delle orecchie o del corpo. Fin dall’inizio è bene eradicare questa forma di acariasi che potrebbe facilmente presentarsi in amimali “da mercato” a distanza di qualche settimana dall’acquisto. Nel caso, sarà bene eseguire su tutti i soggetti presenti 3-5 trattamenti ravvicinati a distanza di 15 gg uno dall’altro fino all’eradicazione della malattia che se non in caso di ricontagiamento dall’esterno, non dovrebbe più ricomparire. Meglio controllare bene all’inizio che gli animali siano sterili da Rogne perchè poi sui numeri maggiori diviene sempre più problematico il curarla. Un veterinario vi consigliarà quali siano i prodotti migliori sul mercato, ma delle lozioni a base di piretroidi possono andare bene o qualunque antiparassitario per animali.

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32 Risposte to “Affrancatura”

  1. Michelino said

    Buon giorno Claudio, il mio allevamento in garenna è già al quinto anno, purtroppo ho ancora parecchia mortalità nel periodo di svezzamento e le riproduttrici (ne tengo solo 2 perche il recinto è piccolo) partoriscono solo un paio di volte in primavera, poi non si ingravidano più. Però volevo chiederti questo : mia sorella che ha un allevamento di tipo industriale (ingrasso) a circa 150 m dalla mia garenna, dice che dovrei smettere di allevare conigli in questo modo,perché costituiscono un serbatoio di malattie che le correnti d’aria portano nel suo allevamento e causano mortalità, è possibile che succeda questo? O è magari il contrario? Cioè che dal suo allevamento vengano all’esterno delle malattie!
    Dice che dovrei smettere tanto lo faccio solo per hobby, invece lei lo fa per reddito!
    CIAO. GRAZIE!

    • Ciao, la vicinanza di due allevamenti diversi non è in effetti una condizione favorevole. Eventuali malattie virali possono facilmente trasmettersi tra l’uno e l’altro nei due sensi. Anche quelle parassitarie potrebbero trasferirisi con il pulviscolo, se ci sono ventole che spingono l’aria ad esempio. Per quanto riguarda i tuoi problemi invece non mi hai detto di cosa muoiono i piccoli. Presumo sia a causa di enterite e/o coccidiosi. Anche il fatto che le fattrici si riproducano solo 2 volte l’anno non è affatto normale e mi fa pensare che non siano tanto in salute o in buono stato fisico. In tal caso lo svezzamento diviene problematico per una serie di fattori primo tra i quali la durata e la qualità dell’allattamento. Non potendo vedere gli animali e le condizioni di allevamento che segui non posso dirti gran che. Solo che nei primi anni per ottenere l’affrancamento dai regimi alimentari industriali intensivi bisogna sostituire annualmente i conigli riproduttori, specie le femmine coi loro figli migliori. Dovresti verificare inoltre che non vi sia soluzione di continuità tra attrezzature, lettiere, escrementi dei due allevamenti, altrimenti tutto il lavoro sarebbe inutile.

  2. Nicola Fava said

    Complimenti per il tuo blog, lo trovo davvero interessantissimo cosi come il tuo libro, mi hanno aiutato molto aumentando ancor di più la mia voglia di allevare in bio…
    Le mie domande che voglio porti sono queste:
    1) durante l’affrancamento e quindi il cambio generazionale dei capo stipiti, volendo io partire con 5 femmine e 2 maschi, avrò problemi di consanguinità e se si entro quanto?
    2) Un allevatore locale, (preciso che sono della provincia nord di Catanzaro) mi ha suggerito prima di immettere in garenna le 5 femmine (mia intenzione è di acquistarle appena svezzate) di procedere in una prima fase di ambientamento in gabbia per circa 1 mese nei pressi della garenna (sita a circa 1000 mt s.l.m. ) alimentandole con “CAROTISSIME C62 LIVERINI) prodotto che io non conosco, e una volta liberate in garenna procedere come spieghi tu alla diminuzione dello stesso a circa il 50% del consumo giornaliero con aggiunta di verde e fieno fino alla completa sostituzione di quest’ultimi nel giro di 3 settimane, cosa ne pensi?
    Grazie in anticipo e di nuovo complimenti!

    • Ciao, non conosco il prodotto “carotissime”. In ogno caso il procedimento che ti proponi può essere pienamente valido. Io non aspetterei troppo a metterle in garenna, penso che già dal peso di 2Kg possano essere rilasciate. Attento alle evasioni da eventuali falle della recinzione. Per la consenguineità è l’ultimo dei problemi che devi porti in quanto al massimo vengono fuori delle tare nascoste (se ci sono nella loro genetica e quindi potrai fare selezione) ma per un anno o più puoi stare tranquillo ed un solo maschio basta fino a 10 femmine. (mai due maschi attivi nello stesso recinto). Quando l’allevamento sarà avviato potrai selezionare un maschio nuovo tra i tuoi migliori nati (cosa che ti consiglio di fare fino all’affrancamento ben affermato. Poi quando sarai bene stabilizzato allora potrai pensare a cambiarlo con un esterno, miglioratore, secondo le norme che ho indicato nel blog e che consistono nel porre il nuovo acquisto in quarantena all’interno di un recinto apposito, anche piccolo o mobile, separato dagli altri conigli dell’allevamento, nel quale avrai fatto dimorare per 10 o 20 giorni una femmina delle tue affrancata e sana affinchè possa colonizzarlo coi propri batteri ed insegnare al nuovo arrivato le sue abitudini anche alimentari.Così è più facile adattare i soggetti estranei ammesso hce non rechino gravi situazioni infettive pregresse. Nel frattempo vedrai se insorgono malattie. Così facendo al massimo rischi la femmina che hai immesso.
      Tantissimi auguri per l’impresa e grazie per il complimento.

  3. Salve Claudio, ho un grosso problema. Il mio allevamento in garenna è affetto da una grave forma di coccidiosi. Ne sono certo perche è il risultato di analisi fatte dall’Istituto zooprofilattico Sperimentale di Torino. In 2 mesi l’allevamento è quasi decimato. Prima morivano i piccoli adesso hanno iniziato a morire fattrici e conigli di oltre 120 gg. Nella speranza di raggiungere un affrancamento alla malattia ho evitato di somministrare farmaci, pero vedo che l’epidemia continua e non so cosa fare. Lei cosa mi consiglia?

    grazie per l’attenzione

    Vincenzo Baruzzi

    • conigliopoli said

      Mi dispiace per il suo allevamento. L’unico consiglio che posso darle è quello di mettere i conigli al pascolo in recinto mobile su erba sempre pulita. Naturalmente assolutamente vietato dare pane, mangimi, cereali, fioccati o altra forma di cibo concentrato. Se li ha dia pure dei fichi in abbondanza. Purtroppo quando la coccidiosi insorge farà i suoi morti anche se le condizioni migliorano.

      • i recinti sono tutti inerbati possono brucare. Sto dando solo erba e mele ma non ho uno spazio recintato pulito in cui farli pascolare. Adesso cercherò dei fichi e poi le dico se riesco a fermare l’epidemia.In ogni caso lei mi sta suggerendo di non usare cocidiostatic.

      • La scelta rimane sua. Il mio metodo di allevamento non prevede in nessun caso l’uso di farmaci.Nel suo caso potrebbe costarle molte morti, ma se vuole affrancare davvero…..Bisogna che valuti quante possibilità ha di tirare fuori anche un piccolo numero di riproduttori sani e soprattutto non commetta l’errore di allevare in modo misto cioè mangime ed erba o erba ed altro perché è le peggior soluzione possibile per la salute dei conigli. Aceto nella,acqua e cercare di diminuire al massimo la densità dei soggetti,anche macellanndo quelli sani che non servissero alla riproduzione. La coccidiosi insorge anche in condizioni di umidità persistente, ma nel suo caso credo sia semplicemente uscito ciò che i coccidiostatici fingono si curare e lo sospetto proprio per il fatto che anche i grossi stanno ammalando. L’affrancamento passa sovente attraverso la sopravvivenza di pochi o pochissimi apggetti, dai quali, una volta guariti, si riparte e poi seguiranno diversi anni di allevamento e di affinamento dell’affrancatura.

        L

  4. Angela said

    Ciao,
    Mi piace questo articolo è molto interessante!
    Consigli (libri, pubblicazioni, ecc…) su come partire con l’affrancamento partendo da una coppia di conigli che avrò a partire da Ottobre di quest’anno?

    Grazie!

    • conigliopoli said

      Credo di essere il solo a palare dell’affrancamento (termine da me attribuito alla pratica di adattamento degli animali ad un regime naturale). Pertanto ti consiglio di leggere bene tutto il blog e se vuoi di acquistare il mio manuale. Nella pagina documentazione e links puoi trovare inoltre riferimenti e documenti che potrebbero interessarti.

  5. nicola said

    salve claudio ho una domanda riguardo l’affrancamento, ho acquistato un ariete in una fiera e l’allevatore mi ha consigliato di dargli solo “secco”, è ancora di poco più di 4 mesi ma deduco da quel “consiglio” che non abbia mai mangiato verde, tuttavia appena l’ho inserito nella garenna per farlo pascolare un po’ si è buttato sull’erba neanche fosse pane, ora l’ho rimesso in gabbia perchè temevo esagerasse ma esiste un limite al quantitativo di erba che dovrei somministrargli? oppure il mangime che devo fornirgli serve solo a compensare la dieta verde povera di sostanze cui non è abituato ma comunque di erba ne può mangiare anche un quintale al giorno?

    • conigliopoli said

      Salve, il coniglio è portato istintivamente a mangiare l’erba prima di ogni altra cosa. Il coniglio affrancato vive benissimo con dieta verde al 100%. Il limite è quando è pieno. Tuttavia se per cibo secco intendi il mangime vuol dire che non è affrancato e ti consiglio di leggere il blog perché se il mangime cui è abituato contiene, come è probabile dei presidi, allora mangiare tanto verde ne provoca la diluizione e una diminuzione dell’efficacia. L’alimentazione mista per questo motivo a volte è utile, a volte controproducente (dipende anche dal coniglio e dalla sua storia pregressa di allevamento) perché i germi che venivano sedati farmacologicamente possono trovare il modo di provocare diversi malanni anche gravi. In ogni caso se il coniglio è maschio e soprattutto se non lo fai riprodurre puoi dargli il 10-20% della razione in erba, ma io sconsiglio sempre l’alimentazione mista col mangime. Comprendo per un coniglio d’affezione possa essere invece una soluzione accettabile.

  6. Fiorenza said

    Buongiorno sig. Claudio,

    ho letto con grandissimo interesse il suo libro e al momento sto portato ad una gestione bio tutti gli animali al momento in mio possesso.

    Volevo chiederle una precisazione in merito all’affrancatura, nel suo libro parla che la gestione bio può essere usata anche verso animali da affezione, per la precisione mi sono stati regalati 2 conigli (un maschio e una femmina, fratelli, sto provvedendo a trovare i compagni) e se da un lato sono totalmente in accordo con la descrizione dell’affrancatura dall’altro vorrei fare in modo che questi conigli raggiungessere l’affrancatura senza dover avere delle perdite. In questo caso che precauzioni devo tenere. I conigli che mi sono stati regalati hanno 3 mesi circa e sono sempre vissuti in gambia, molto piccola inoltre, ora sono in un rustichetto di circa 4 mq, separati, hanno fieno mattina e sera e una manciata di granaglie la sera.

    La ringrazio per l’attenzione.
    Cordialmente
    Fiorenza B.

    • conigliopoli said

      Buongiorno, il discorso sull’affrancatura è abbastanza complesso in quanto dipende in gran parte dai precedenti degli animali cioè da come sono stati trattati ed allevati prima.
      Comunque, trattandosi di animali da compagnia, il primo passo è metterli in una certa libertà. Dovrebbero poter pascolare su prato riducendo, se non glielo vuole più dare, il mangime nel giro di 15 gg. Se si tratta inoltre di conigli nani l’adattamento è molto più semplice in genere con un alto indice di sopravvivenza. Io eviterei invece le granaglie quasi del tutto; fieno ed erba o verdura in quantità sono sufficienti. Tenga comunque presente che deve esserci sempre una percentuale di verde nella razione di almeno il 20 %, ma maglio se si avvicina al 100%.

      • Fiorenza said

        La ringrazio per la risposta, le granaglie gliele sto dando solo perchè prima volevo avere un paio di chiarimenti prima di partire in quarta. Si tratta di conigli da allevamento medio grandi, ora pesano circa 1,5kg, e mi hanno detto che raddoppierannno di dimensione, per arrivare ai 3/4 kg circa.
        Con calma mi piacerebbe avviare un piccolo allevamento domestico però, come dicevo, essendo i primi due esemplari regalati, mi piacerebbe riuscire a farli resistere.
        Provvedo a togliere subito le granaglie, mangime non ne abbiamo nemmeno comprato, davo solo la sera una manciata di cereali che tengo in casa nel caso abbia bisogno di fare pastoni o altro ai cavalli (crusca/orzo/avena/mais), perchè essendo loro stati abituati a mangiare solo mangime avevo paura a togliere tutto subito.

        La ringrazio ancora per l’attenzione.
        buona giornata
        fiorenza

      • conigliopoli said

        Controlli attentamente il fondo delle orecchie dei suoi conigli per vedere che si mantengano pulite da eventuali rogne anche tra un mese o due. Le granaglie hanno molta energia e se i conigli hanno mangiato mangime fino a ieri faranno forse fatica ad abituarsi alla sola erba e fieno. In tal caso sarebbe forse meno rischioso dare ancora un po’ di mangime, in diminuzione delle dosi per 15 giorni. Cominci con un 30% della razione giornaliera per diminuirlo progressivamente anche nel giro di 15-20.gg. Intanto si devono abituare all’erba e o frutta ed al contatto con la terra. Il pascolo è la miglior via per farli abituare. Auguri

    • Fiorenza said

      Buongiorno,

      non so come ringraziarla per il supporto.

      Rileggendo bene il capitolo sull’affrancatura, mi chiedevo se potessi partire i primi mesi, in attesa che la stagione migliori (in toscana in questi ultimi mesi c’è molto umido e pioggia), utilizzando un gabbione durante tutta la giornata e poi la sera rimetterli nel rustichello al riparo dai predatori notturni. Di giorno l’area dove risiedono tutti gli animali è tranquilla, inoltre governandoli 2 volte al giorno e spesso facendo lavori di “aggiornamento” delle loro sistemazioni, provvedo a tenere lontani animali indesiderati, ma la notte è differente. Al momento non riesco a progettare una garenna fissa poichè non sono sicura di rimanere nella casa in cui sono, pertanto mi chiedevo se iniziare con i gabbioni durante le ore di luce potesse essere una buona partenza per l’affrancature dei miei due soggetti.

      Mi chiedevo, inoltre, quanto tempo, i maschi capostipite, potessero rimanere separati dalla femmine, poichè in famiglia siamo solo in 2 e vorrei contenere le nascite all’inizio e far fare solo 2 covate ad ogni femmina, una femmina per maschio (come accennavo mi hanno regalato una femmina e un maschio fratelli, ora sto cercando di trovare qualche buon allevamento in provincia di grosseto e prenderne altri 2, maschio e femmina, in modo da non lasciare i consanguinei assieme).

      In merito alle oche da guardia, avevamo già intenzione di mettere degli avicoli, ma mi chiedevo se solo le oche potessero convivere con i conigli, oppure si potessero mettere anche galline anatre ecc, o è meglio fare una “pista” esterna alla garenna dove queste vivono e provvedono comunque a fare da guardiane. Sempre in merito all’inserimento di specie differenti, i conigli/lepri, in natura, come i caprini/ovini, bovini coesistono con equini, e mi chiedevo se potessi, in spazi ovviamente più grandi, provvedere a metterli assieme, creando zone protette dal calpestio dei cavalli per le tane ecc.

      Le ringrazio molto per l’attenzione e le auguro buona serata
      Fiorenza

      • conigliopoli said

        Lo può fare, a patto che il gabbione senza fondo li protegga almeno un po’ dalla pioggia e dal vento se se vene fosse e dal sole diretto quando fa caldo . Abbia l’accortezza di spostarlo appena l’erba è stata sufficientemente divorata. Anche 3-4 volte al giorno (dipende dall’erba e dalla superficie del gabbione). I maschi capostipite (ne può tenere uno solo per 8-10 femmine) possono stare anche mesi lontani dalla fattrice senza problemi; nel rimetterli insieme entro qualche giorno riassumono il ruolo primitivo di capo. Per le oche galline ecc. Possono convivere ma in numero ridotto poiché diversamente trasformerebbero in pantano il terreno della garenna, mentre noi dobbiamo evitare il più possibile che si formino zone umide permanenti con relativi escrementi impastati per pericolo di coccidiosi. Inoltre tenga presente che i conigli non devono poter accedere al mangime dei volatili o alle loro granaglie ed in ogni caso gli escrementi dei volatili alimentati a mangime potrebbero fare da trampolino a qualche malattia per i conigli specie se in quantità consistenti. L’Oca e l’anatra vivono bene anche solo con erba, non altrettanto la gallina. Per gli animali più grandi non ho esperienza ma tenga presente che le buche dei conigli possono azzoppare un grosso animale che vi metta il piede.
        Cordiali saluti

      • Fiorenza said

        Perfetto! Quindi, per i volatili in generale, potrebbe essere un’idea fattibile quella di fare una pista/corridoio che giri attorno a tutta la garenna, non ci sarebbe coabitazione ma il ruolo di guardiane delle oche sarebbe altrettanto efficace. Sì, il gabbione provvederei a farlo con i dovuti ripari dalle intemperie (quando ero bambina e avevamo a casa i conigli, mio padre aveva costruito delle gabbie grandi che si spostavano in giardiano)e, visto che non dispongo di un terreno livellato, di posizionare anche sul fondo una rete a maglia larga cosìchè da poter evitare possibile fughe, o rischio di tali.

        Le auguro buona serata
        Fiorenza

  7. Adorno Gaetano said

    Salve Claudio,
    Ho comprato il suo manuale perchè ho intenzione di fare allevamento bio di conigli, non sto a farle complimenti sia per la pubblicazione che per il suo approccio alla materia, non ne ha bisogno!
    Ho 2 ettari di collina 350m.l.m. in prov. di Siracusa con una biodiversità vegetale incredibile, non coltivato da almeno 50 anni.
    Leggendo il suo libro, come lei consiglia, mi sono posto il problema dell’affrancatura, e della razza più idonea. Vengo alla domanda: Potrei avere dei conigli di progenie selvatica locale allevati senza mangimi ed in garenna. Tale coniglio in natura si aggira intorno ai 1,2 Kg di peso questa scelta eliminerebbe il problema dell’affrancatura, anche se sarei “penalizzato” dal peso. Che ne pensa considerando che vorrei avere un ritorno economico dall’allevamento.
    In Sicilia i periodi “favorevoli” sono invertiti rispetto al nord quì si parla di estivazione dove al nord è ibernazione, in pratica abbiamo vegetazione rigogliosa tutto l’anno eccetto il periodo da Maggio-Giugno a Settembre-Ottobre quando la campagna è “gialla” devo adottare dei correttivi nell’applicazione del suo metodo?

    • Buongiorno, La ringrazio per la stima che mi manifesta.
      Il coniglio piccolo è sicuramente assai prolifico e rustico e potrebbe, semmai occorresse, essere incrociato con razze più pesanti al fine di ottenere meticci che concilino prolificità, affrancamento e produttività. Un dato importante da considerare sarebbe innanzitutto la resa percentuale della carcassa al macello e se il mercato accetta una pezzatura di coniglio di mezzo kg o poco più. Potrebbe anche utilizzare i selvatici di garenna per “insegnare” ad altri conigli come vivere ed ottenere così l’affrancamento degli stessi in modo più rapido. Basta farli convivere in uno stesso recinto. Tre selvatici femmina giovani introdotti per primi, poi dopo un mesetto introduca una femmina e un maschio di altra provenienza e tipologia ma sempre giovani e sani cioè di due mesi di età; vedrà che impareranno presto le abitudini del recinto ed in più assimileranno i microbi intestinali dei selvatici. A questo punto dopo un paio di mesi dovrebbero potersi riprodurre tranquillamente e i figli migliori li utilizzerà per riproduzione a rimpiazzo dei genitori. Per quanto riguarda le stagioni invertite non dovrebbero esserci grossi problemi dato che i conigli si sincronizzeranno con esse se già non lo sono. Per la campagna gialla, i conigli possono adattarsi benissimo a mangiare materia vegetale secca o semi-secca, magari dando loro l’acqua a disposizione ed aggiungendo fieno. Deve sempre esserci però un qualcosa di verde (anche rametti di alberi o rovi) presente, almeno un 20% della razione ed almeno ogni 2-3 giorni. Quanto al reddito, le consiglio di accrescere l’allevamento con gradualità, verifica e ponderazione.

  8. michelino said

    Buon giorno sig. Claudio, il giorno 10 ottobre 2011 ho finalmente iniziato il mio allevamento di conigli. Ho comprato 2 femmine (di 1,6 Kg l’una) da mio nipote che ha una sola coniglia, la fa accoppiare periodicamente e ne alleva i piccoli, li alimenta con mangime industriale e un po di fieno di medica. Poi ho preso un maschietto ( 1,5 Kg) dal figlio di un mio amico che ha 4 coniglie, li ho messi insieme in una gabbia da me costruita (per ora, mi sto attrezzando per la garenna) e ho fatto l’affrancatura. Circa un mese fa li ho fatti vaccinare per la mixomatosi da mia sorella (che ha un allevamento di tipo industriale) spero di aver fatto bene!? Per ora crescono e sono in salute, mangiano erba, fieno, rami di salice, mele, topinanbour, qualche rametto di rosmarino e qualche granello di mais. Pare che le femmine inizino ad andare in calore, Visto la stagione fredda, converrà metterli in garenna a primavera o si possono mettere anche adesso? Grazie in anticipo per le sue risposte. MICHE.

    • conigliopoli said

      Buongiorno a lei. L’affrancatura non si realizza compiutamente in un periodo così breve; dovrà vedere all’atto della riproduzione e dello svezzamento dei piccoli nati quanto siano affrancati i suoi conigli. Per quanto riguarda la vaccinazione, se fatta su animali sani e col sistema immunitario in ordine non dovrebbe avere controindicazioni ne effetti collaterali, sempre meglio che prendere la malattia comunque. Dovrà continuare ad eseguirla su tutti i soggetti dal Kg e mezzo in su due volte l’anno. Per acclimatare i conigli fuori, se il clima non è rigido potrebbe farlo anche ora, ma il loro pelo forse non è ancora adatto per sopportare la pioggia e l’umidità. La primavera sarebbe sicuramente il periodo migliore. veda un po’ quali sono le condizioni climatiche prevedibili per il suo ambiente; nel dubbio io aspetterei o proverei prima con un soggetto per vedere cosa accade.

  9. Michelino said

    Ciao Claudio, mi sono letto tutto il blog, è veramente molto interessante. Io avevo un piccolo allevamento di scrofe a ciclo chiuso che aveva iniziato mio padre più di 30 anni fa, che io ho portato avanti fino a dicembre 2010 e poi ho deciso di chiudere, causa prezzi di mercato, incontrollabilita di certe malattie, regolamenti comunitari vari, ecc…(che non permettono più di avere un reddito sufficente). Così ora farò solo l’ingasso per conto di qualcun altro. A questo punto, avendo del tempo a disposizione, pensavo di provare ad allevare qualche coniglio, ovviamente in modo naturale! Non ho ancora iniziato ma devo dire la cosa mi affascina molto; perciò vorrei farti qualche domanda: Nella vicinanza tra suini e conigli, può esserci eventualmente uno scambio di malattie? Per quanto riguarda l’affrancatura di conigli che mangiano mangime industriale, sarebbe bene fare un passaggio graduale dal mangime all’alimento naturale, o ci vuole un passaggio netto? Grazie in anticipo per la risposta. MICHE.

    • conigliopoli said

      Salve, che io sappia non ci sono particolari malattie in grado di passare dal maiale al coniglio a parte la cisticercosi se il maiale ha la tenia ma ci vuole il cane o la contaminazione del cibo che mangia il coniglio; piuttosto direi che il rischio è legato solo ad eventuali contaminazioni dei terreni e degli alimenti coi liquami dei maiali; lì bisogna stare molto attenti anche perché mi pare che i maiali magari ricevono antibiotici e cibo concentrato, Quindi la flora microbica viene alterata e può essere pericolosa per i conigli allevati ad erba. (E. Coli ed affini) In ogni caso mantenere adeguata separazione.
      Per l’affrancamento io consiglio il passaggio graduale a dosi di mangime sempre diminuite nel giro di 15-20 gg, tenendo presente che poi bisognerà selezionare generazioni successive fra quelli che meglio si adattano per un certo numero di volte fino a quando non si abbiano degli animali che non temono di mangiare erba fresca. Un consiglio: non applichi ai conigli il metodo di allevamento dei maiali e nemmeno i criteri di ingrasso perché è un animale totalmente diverso.
      cordiali saluti.

  10. andrea said

    Salve
    Scrivo dalla toscana. Volevo fare un recinto di 30-40 metri quadri in cui mettere un maschio e tre femmine. La domanda che le pongo riguarda il controllo della coccidiosi. Gli animali col passare del tempo va bene che diventano più resistenti a tale protozoo ma quello che mi chiedevo è come fare, nel tempo, a mantenere costante o basso il livello nel terreno. Lei come fà nelle garenne? Le utilizza per un pò di tempo e poi le lascia riposare per il tempo necessario oppure utilizza prodotti che accellerano il recupero del terreno? Mantenendo le stesse garenne basta fare una pulizia con rastrelliere o altro?
    grazie

    • Salve, io ho un recinto di 60 mq da 10 anni a questa parte, non utilizzo prodotti di alcun genere e svuoto le deiezioni una volta l’anno con la lettiera che è abbondante. D’inverno tengo i soli riproduttori.L’unico fattore che ho visto incrementare la coccidiosi è l’umidità quale c’è in periodi di prolungata piovosità e, per quanto riguarda i piccoli l’alimentazione con pane e cereali AGGRAVA LA COCCIDIOSI FINO ALLA MORTE.

  11. Pino said

    Rispondimi magari slll’e-mail!

  12. Pino said

    Be, si, forse la strada più breve sarebbe quella di acquistare amleno una coppia di conigli già affrancati, in modo che siano già liberi di quei mali oscuri, quali tu sopra citavi!
    Sei nelle condizioni di vendere una coppia di conigli affrancati? Grazie.

    • conigliopoli said

      Attualmente non, perché tengo solo i riproduttori in inverno. Se ne potrà parlare eventualmente a giugno – luglio. Non vendo i miei conigli di solito anche perché sarebbero giudicati cari.
      ciao

      • Pino said

        A quanto la dovresti vendere, una coppia a svezzatura affrancata? Grazie.

  13. -ste- said

    …complimenti …sito interessantissimo…

    io ho una cascina e da una settiman circa sto provando a liberare qualche coniglio nell’aia. in questo ampio spazio riescono a trovare vari tipi di erbe, corteccie, ecc…acqua…tane e nascondigli…
    mi chiedevo se fosse possibile ACQUISTARE una paio di riproduttori dal suo allevamento?!? in maniera di esser “sicuri” di introdurre già da subito conigli più forti, più sani,più liberi e gia lontani geneticamente dai conigli dall’allevamento.

    grazie-ciao

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