Analisi
Bacillus Cereus – colonie di aspetto ceroso su agar-sangue come le vidi dopo aver isolato il germe dal sangue dei conigli! Il mio ceppo era anche assai emolitico a differenza di questo.
Le mie analisi batteriologiche sui conigli
Premetto che, a causa del tempo trascorso dai fatti narrati, qualche particolare riferito potrebbe non essere assolutamente preciso, rimane tuttavia esatto il senso generale del discorso e la congruità dei risultati delle ricerche da me intraprese.
Quello che ho fatto, trasgredendo tutte le buone norme dei dottori che mi trattarono con disprezzo allorquando presentavo loro i risultati delle mie osservazioni, perchè non ero laureato, mi è servito a farmi un quadro completo ed esaustivo della situazione presente in un allevamento intensivo di conigli.
Tutto cominciò un giorno dell’anno 1985 in un periodo di fine estate nel quale avevamo, malgrado le cure prestate premurosamente, una mortalità piuttosto alta di 20-30 soggetti al giorno e decidemmo di portare i conigli ad un istituto zooprofilattico per diagnosi e per la preparazione di un vaccino spento contro i microbi specifici che fossero stati rinvenuti, vaccino che dava di solito dei buoni risultati nella contenzione della mortalità perchè stimolava efficacemente il sistema immunitario dei conigli. Passarono venti giorni e nessuno si fece vivo. Telefonai e mi venne la risposta che il nostri prelievi erano stati smarriti!!!. Nemmeno ci avvertivano del fatto se non telefonavo personalmente.
Mi sono incazzato in modo assoluto con quelle persone inette e decisi che comunque bisognava fare qualcosa.
Per vie traverse, visto che la mortalità in allevamento non veniva meno, anzi aumentava in modo esponenziale, venni a conoscere, tramite un veterinario privato, un tecnico di laboratorio che conduceva analisi batteriologiche nel campo dell’Humana. Fu molto gentile e parlando della latitanza degli istituti, non si stupì e si disse disposto ad aiutarci. Esposto il problema dell’allevamento mi fornì subito materiale e istruzioni per fare prelievi che poi avrebbe analizzato in laboratorio per nostro conto. Nel frattempo io avevo cominciato in proprio ad eseguire osservazioni al microscopio su strisci di sangue di conigli e, pur non disponendo ancora di alcuna colorazione, avevo il sospetto che quel sangue non fosse pulito. Il microscopio che ebbi in prestito dalla cantina di un amico era un provvidenziale Koristka del 1912, apparecchio un po’ obsoleto con illuminazione a specchio, ma dotato anche di obbiettivo ad immersione di 1500X che in seguito con le colorazioni dei vetrini e una bella ripulita mi avrebbe permesso interessanti osservazioni.
Le prime analisi svolte dal tecnico sui prelievi che gli avevo portato (tamponi nasali ed oculari), permisero di diagnosticare che la forma di corriza dei conigli non era dovuta a Pasteurella Multocida, come ci avevano dato a bere per anni, ma piuttosto ad un germe naturalmente antibiotico resistente lo Peudomonas spp. del quale furono isolati due ceppi. Il tecnico disse subito che era un germe tipico delle micidiali infezioni ospedaliere e fece subito l’antibiogramma. Vennero poi isolati degli stafilococchi da alcune lesioni purulente delle zampe ed altra robetta che non sto qui a dire. Nel pelo trovammo riscontro per infezioni micotiche da Mucor spp. e Cunnighamella, il primo è micete saprofita che può causare infezione solo in soggetti fortemente immunodepressi. Il tecnico, poi mi insegnò come lavorare a casa mia e mi diede tutti i terreni di coltura, selettivi e non, le istruzioni dettagliate, gli strumenti necessari per proseguire lo studio personalmente e giungere eventualmente alla fabbricazione del tanto agognato quanto necessario vaccino stabulogeno che gli enti pubblici in quel periodo ci negavano in ogni modo. Ma non avevo nemmeno una pallida idea di cosa avrei trovato nei conigli, cosa che sto ancora finendo di metabolizzare in questi anni.
Con i materiali e le tecniche che mi vennero insegnate, ecco che la cucina di casa mia alla sera diventava un vero laboratorio di microbiologia e microscopia e ciò durò all’incirca un anno. Le colture e gli isolamenti venivano tenuti in una incubatrice ad irraggiamento per uova di gallina tarata a 37°C. , la vetreria e gli attrezzi lavati e poi sterilizzati in pentola a pressione, i trapianti dei germi isolati erano eseguiti in mezzo a 4 fornelli accesi che garantivano la sterilità dell’aria durante l’operazione al pari di una cappa sterile. Mi dotai di colorante di Giemsa, olio di cedro ed imparai a fissare gli strisci al calore ed anche con l’alcool che garantiva la miglior riuscita degli stessi. Per quello che non sapevo telefonavo a questo signor A… che mi ragguagliava semplicemente, senza fare il sacerdote della scienza, e qui lo voglio ringraziare pubblicamente.
Dicevo che il sangue dei conigli era la prima cosa che istintivante fui portato ad osservare ed a controllare. Dalle osservazioni microscopiche fissate ad alcool e colorate con May Grunwald-Giemsa (Eosina-Blu di metilene), vennero i primi riscontri ai miei sospetti.
Si potevano notare, usando il massimo ingrandimento ad immersione, che vi erano delle cellule bianche del sangue, leucociti, che presentavano adesi elementi pleomorfi riconducibili a batteri, anche se le loro dimensioni erano al limite della visibilità, inferiori a 0,25 micron, con quel vecchio arnese potei appena distinguere che sui globuli bianchi dei conigli c’erano dei diplobacilli dei cocchi e dei diplococchi. Probabilmente vi era anche qualche forma libera, ma non potei esserne certo data l’estrema piccolezza dei germi. Riferita la cosa al Sig. A… mi disse di procedere immediatamente ad una emocultura e mi diede tre flaconi appositi contenti un terreno di coltura liquido ed uno solido ed una atomsfera rarefatta. Vennero eseguite tre emoculture con prelievi di sangue cardiaco da tre soggetti in diverso stato di salute e inoculati nei flaconi vennero incubati a 37° C. per molte ore. Dopodichè i flaconi vennero osservati e tutti e tre presentavono poche piccole colonie biancastre sulla fase solida del terreno che stava sul fondo del flacone e che crescevano con molta difficoltà. In due flaconi, all’agitazione, si notava anche qualche bolla di gas svilupparsi per un attimo nella fase liquida. Ognuna delle colonie venne diluita alquanto in brodo sterile, trapiantata con ansa sterile su agar sangue in scatola petri e ne venne isolata un’abbondanza di Staphylococco con fortissime proprietà emolitiche in grado di emolizzare completamente un scatola agar sangue nel giro di 12 ore! I nostri conigli soffrivano di una bella setticemia strisciante da parte di uno dei peggiori germi che le infezioni ospedaliere ben conoscono. E siamo a due: Pseudomonas spp. nel naso e negli occhi e Stafilococco Aureo alfa emolitico nel sangue! Altro che Pasterurelle e Bordetelle. Queste erano tutte balle probabilmente a copertura di analisi che non venivano nemmeno eseguite! Qualcuno si curava di filtrare il moscerino ma poi ignorava il cammello!
Vennero eseguiti diversi test su agar sale+mannitolo, su terreni con 12 antibiotici diversi presenti contemporaenamente (anche lì, da non credere, crebbe qualcosa sebbene stentatamente, un cocco di forma ovalare) ed infine con un test rapido specifico di agglutinazione ed antibiogrammi vari che confermarono che trattavasi di uno staffilococco aggressivo in grado di sviluppare antibiotico resistenza e sebbene in vitro appariva inibito inizialmente da diversi antibiotici, poi, in tempi successivi, ricresceva allegramente anche nella zona di precedente inibizione dimostrando di sapersi adattare benissimo a quasi tutti!
Ma le sorprese non erano finite, quando feci presente ad A… che vi era stato anche uno sviluppo, seppur lieve, di gas nel flacone e che lo stafilococco non produce gas, (mi ero documentato nel frattempo), non diede peso alla cosa. Io però in privato decisi di osservare anche la fase liquida del terreno di emocultura, pensando alla presenza di qualche battere tossigeno anaerobico del genere Clostridium. Nella fase liquida infatti rinvenni la presenza sporadica di alcuni diplobacilli che trapiantai su agar sangue e che mi diedero delle colonie di aspetto vetroso o ceroso e crescita rapida, fotemente emolitiche. All’osservazione microscopica questi bacilli trapiantati si presentavano come lunghe catene parallele di bacilli (tipo filza di salamelle) colorantesi in blu-viola scuro con Giemsa quindi probabilmente gram positivi, a volte capsulati. Erano spiccatamente emolitici. Con l’invecchiare della colonia i bacilli si allungavano sempre più individualmente fino a lunghezze di diversi micron (10-12) e tendevano ad assumere caratteri tintoriali sempre più eosinofili colorandosi in rosa e presentando molte zone incolori tanto più erano vecchi. Portati ad A…, disse con un semplice esame microscopico che potevano essere quasi certamente delle Esclerichia Coli, enterobatteri gram negativi. A… non diede grande peso alla cosa dicendo che era lo saffilococco il germe da combattere prima di tutti, ma la cosa non mi convinse del tutto perchè anche E. coli, mi pare, non produce gas a detta dei libri. Li tenni perciò in osservazione alcuni mesi, trapiantadoli ed isolandone altri ceppi, nel frattempo si fecero diverse brodoculture in terreno liquido soia triptosio dei ceppi patogeni isolati dal sangue e giunte a maturità, furono inattivate con formalina fino ad una concentrazione finale del 0,5% secondo come era riportato su un vecchio manuale di coniglicoltura. Il nostro primo vaccino stabulogeno spento era pronto! Conteneva una parte di brodocultura di Pseudomonas spp., due di Staffliococco aureo (due ceppi assai emolitici) e una parte di quello strano bastoncello classificato provvisoriamente come E.Coli il tutto inattivato grazie alla formaldeide. Venne iniettato, dopo attento controllo di sterilità, nella dose di 0,5 cc sottocute ai conigli riproduttori per due volte a distanza di 15 gg. e diede dei risultati discreti sia sulla mortalità degli stessi che, a distanza di 25 giorni, anche sulla fertilità e sulla sanità e la dimensione dei piccoli nascituri. Il vaccino inoltre era molto ben tollerato dagli animali e sortì migliori risultati di tutte le cure antibiotiche prestate anzitempo. Il risultato era incoraggiante ma non ancora eccellente e decisi di proseguire le analisi. Eravamo comunque usciti da una situazione di mortalità che le cure coi medicamenti ulteriori, suggerite dal veterinario, non riuscivano a migliorare in nessun modo. Fu proprio lui, vista la situazione, a consigliarci il vaccino.
Casualmente mi capitò un giorno di osservare al microscopio uno striscio ottenuto da una fialetta di Enterogermina, il noto fermento lattico per os che conetneva 1 miliardo di spore di Bacillus Subtilis. La colorazione con Giemsa riusciva solo a delineare in rosa debole i contorni delle spore (che richiedono un colorante specifico per la loro colorazione), permettendo tuttavia di evidenziarne la forma caratteristica. Ora sapevo come erano fatte le spore dei Bacillus!
Fu dopo qualche mese, mentre mi accingevo ad osservare ancora una colonia vecchia di quello che chiamavo oramai il Bacillone misterioso, date le notevoli dimensioni che poteva assumere ed alcune somiglianze morfologiche al Bacillus Antracis (il Carbonchio) e che era stato classificato come E. coli da A…, che ebbi la visione fulminante. I bacilli con il passare dell’età, dopo essersi allungati parevano concentrare tutta la loro sostanza interna agli estremi del bastoncello, dove si coloravano intensamente in viola blu in una zona circolare all’interno della membrana mentre al centro rimanevano sbiaditi o anche incolori e parevano formare molti vacuoli assumendo a volte un aspetto come butterato “a gruviera”. Un colonia vecchia di 15 giorni mi diede l’illuminazione finale! All’osservazione successiva quei bacilli non c’erano quasi più ma al loro posto stavano numerosissime spore ovoidali simili, anche se di maggior dimensione, a quelle di Bacillus Subtilis, l’Entrogermina che avevo precedentemente osservato. Il concentramento della sostanza colorabile del bacillo nei suoi poli era dunque il preludio alla morte dello stesso ed alla formazione delle endospore! Infine, la parte cellulare del bastoncello si disintegrava e rimanevano solo due spore tondeggianti formatesi ai suoi estremi. Confrontando l’aspetto morfologico delle colonie e delle spore, i sintomi riscontrati nei conigli (cancrene o asciti gassose in mammelle con mastite necrotica), la antibiotico-resistenza netta alla penicillina che presentava, venne immediata la diagnosi: Non si trattava di Esclerichia Coli, un enterobattere asporigeno, ma di un Bacillus e precisamente di Bacillus Cereus spp., tossigeno, penicillino-resistente, emolitico, assai volubile ed adattabile a diverse condizioni. Nel flacone di emocultura cresceva molto stentatamente da far quasi dubitare che fosse presente, mentre in piastra e in ambiente aerobico, dopo un piccolo perido di crisi iniziale, prendeva a crescere rapidamente ed abbondantemente assumendo la forma classica del battere bastoncellare a catena. Noi sapevamo bene che tale batterio, parente povero del carbonchio, poteva produrre fenomeni tossici enterici, ma mai ci saremmo aspettati di vederlo circolare nel sangue dei conigli seppure in forma criptica e molto sacrificata da renderlo quasi irriconoscibile ed essere presente nei tessuti malati insieme allo staffilococco (visibili facendo semplici strisci coi tessuti cancrenosi). Venni poi a sapere, solo dopo alcuni anni, che anche questo batterio crea a volte grossi guai negli ospedali causa la sua antibioticoresistenza naturale e la formazione di spore che ne rende difficile la sterilizzazione. In ambienti particolari, sotto pressione antibiotica e con organismi immunodepressi, Bacillus Cereus parrebbe assumere una particolare forma di virulenza e di strategia d’attacco che ne rende quasi impossibile l’eradicazione permanendo quelle condizioni. E siamo a tre! La sua presenza venne in seguito riscontrata in abbondanza anche nel mangime e nelle farine di erba medica disidratata, perchè in effetti tale germe è presente in natura in quantità; quello che non era assolutamente normale era la sua presenza nel sangue dei conigli! Esami ripetuti a iosa hanno escluso che potesse trattarsi di una contaminazione esterna durante il prelievo e in più c’erano le osservazioni microscopiche dirette sul sangue. Compresi che quei due batteri presenti nel sangue, insieme, creavano una forza d’attacco invincibile in un allevamento come il nostro, ma non ero ancora completamente edotto riguardo ai drogaggi antibiotici multipli presenti nel mangime quasi costantemente che generavano quella situazione perniciosa e, allo stesso tempo, ne garantivano l’equilibrio seppure con qualche pesante, periodica defiance.
Alla fine, dopo molte meditazioni e senza mai aver ottenuto un consiglio valido, un insegnamento, un’ammissione qualsiasi dai Professori del ramo e nemmeno dai libri, che parevano ignorare totalmente l’esistenza di un siffatto gravissimo problema o lo presentavano malissimo, sotto una luce impropria e fuorviante, ho compreso che il mangime, quando entra in un allevamento prende il suo controllo totale e che esisteva tutto un muro di omertà o negligenza nella “scienza” che gravita attorno ad allevamenti come il nostro, probabilmente a garanzia di molti affari puliti o meno puliti. In anni di osservazioni ho poi potuto verificare che molte parti del processo metabolico di nutrizione, accrescimento, riproduzione e immunoresistenza alle malattie, nei conigli, erano stati deliberatamente cancellati a nostra insaputa e sostituiti da altri “percorsi” artificiosi, da un altro percorso metabolico-nutritivo, da un altro sistema di difesa biologica portati dal maledetto mangime per avere una produttività certo elevata, ma un generale scadimento della qualità delle carni e del valore intrinseco dell’animale. Vedemmo chiaramente in più occasioni che le fattrici trasmettevano già dalla placenta ai loro piccoli sangue con germi occulti presenti e la relativa immunotolleranza che generava spesso setticemie, polmoniti, fulminanti, necrosi di tessuti invasi dai batteri del sangue senza che i conigli potessero a volte opporre alcun tipo di reazione infiammatoria, e se questa si verificava allora erano ascessi che si formavano invece delle cancrene. Si era instaurato una sorta di rapporto pernicioso fra germe ed animale con relativo potenziamento del primo ed annichilimento del secondo, fra spinta nutritiva del mangime, qualità delle materie prime ed antibiotici presenti nel quale anche l’animale malato cioè portatore dei germi nel sangue, poteva magari non giungere a sviluppare la malattia, ma l’avrebbe trasmessa ai figli come un ineluttabile maledizione che prima o poi avrebbe sortito il suo effetto mortale o debilitante. La dimensione di estrema piccolezza dei germi rinvenuti sui leucociti, a differenza delle loro normali dimensioni in coltura, lasciava intuire che erano confinati ad una vita minima, criptica da una pressione antibiotica ed anticorpale, ma che, seppur lentissimamente ed impercettibilmente, contribuivano ad intossicare ed indebolire inesorabilmente l’animale poco a poco dall’interno, per poterlo poi aggredire meglio sfinendolo fino alla morte non appena si fosse verificato un qualche tipo di squilibrio o stress (parto, svezzamento, cambiamento climatico repentino ecc.) Ovviamente non tutti gli animali erano suscettibili a ciò nella stessa misura, alcuni resistevano di più, altri di meno, altri niente, ma è normale in queste situazioni, i campi di concentramento ce l’hanno insgnato bene. L’ altro aspetto negativo era che con questo cavallo di Troia in allevamento era molto facile per le ditte mangimistiche (le sole che ben sapevano come si svolgeva tutta la faccenda) determinare l’entità della tua produzione. Prima ti facevano nascere moltissimi animali che poi tu mantenevi consumando grandi quantità di mangime, poi, magari perchè c’era la crisi di mercato del “vivo”, te ne facevano morire la metà, variando semplicemente qualcosa sul computer della fabbrica che regolava selettivamente le miscelazioni del mangime partita per partita (Ordinavamo il mangime circa ogni 10 giorni). A noi così restavano sovente pochi introiti, i conigli morti da smaltire a nostre spese e molti conti da pagare per il mangime consumato.
In Italia, troppo spesso, il malato produce più del sano!
Noi lavoravamo per pagare il mangimifici, le tasse, le medicine, le attrezzature, i veterinari, i macellatori ecc. ecc.! Poi quello che avanzava, forse, poteva essere il nostro misero tornaconto!
Alcune ditte mangimistiche, dopo avere così mal ridotto gli animali e gli allevatori, proponevano la “convenzione”, ultimo atto per rendere completamente schiavi animali ed uomini ai loro interessi. In quel periodo difficile un coniglicultore si suicidò insieme a suo figlio per i debiti che non poteva pagare! Questo mi ricordo bene le cronache. Coloro che ebbero la sventura di accettare le convenzioni, se ne trovarono 2 volte pentiti e chiusero l’attività prima di noi con tanti debiti in sospeso, altri vendettero le aziende per una pipa di tabacco proprio alle ditte che li avevano rovinati.
Anche questa è un’analisi che vista a posteriori mi convince sempre più di essere fondata. Ho visto per anni la vita animale avvilita senza che quasi ce ne accorgessimo ed anche noi abbiamo subito in stessa misura, dato che l’allevatore, se è tale veramente, vive e soffre insieme ai suoi animali.
Spero che lo scritto serva da lezione ad altri perchè non cadano nella stessa trappola.

Pieri Mauro detto
Ho rischiato la stessa sorte-capestro con i miei bovini !! I mangimifici sono la vera “peste” per l’uomo e per gli animali…
conigliopoli detto
Ti ringrazio per la testimonianza resa. Le regole per affrancare i bovini dovrebbero essere simili a quelle che ho esposto per i conigli, i tempi potrebbero anche essere più brevi. Tanti auguri