Allevare Bio 1
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La storia del mio allevamento
Il coniglio, quando frequentavo la scuola di agraria, negli anni 70 era dai testi di zootecnia considerato un animale di corte di importanza marginale, tanto è vero che nei testi scolastici in dotazione ad esso erano dedicate solo poche pagine, con una descrizione delle principali razze, delle principali malattie ed alcuni dati sull’alimentazione cosiddetta razionale (??!) e i ricoveri il cui aggiornamento doveva essere di poco posteriore all’epoca fascista, periodo in cui il coniglio trovò attenzione in quanto la razza d’angora a pelo lungo venne allevata estesamente con lo scopo di fornire un surrogato della lana durante il periodo autarchico. Nel momento in cui decisi di dedicarmi all’allevamento ero praticamente un perfetto ignorante, malgrado il diploma conseguito nel ramo. La mia cultura iniziale è stata successivamente formata sulla pratica e sulle nozioni apprese da libri specifici ed da coloro che come promotori delle ditte mangimistiche, veterinarie e delle attrezzature ci ragguagliavano man mano sulle scelte opportune da adottare. A dire il vero, già dagli inizi, molto ingenuamente cercai di allevare i conigli in modo naturale, come nell’infanzia avevo visto fare in una vecchia cascina, ma mi trovai subito di fronte un muro impenetrabile fatto di assoluta improduttività, di malattia, di malessere dei pochi animali inizialmente acquistati sul mercato.Tutti questi problemi cessarono pressoché all’istante nel momento in cui cominciai a somministrare ai conigli dosi sempre crescenti di mangime pellettato industriale. Il motivo, ci venne spiegato dal melenso veterinario della ditta, era nel fatto che tale mangime conteneva una energia più alta ed era inoltre munito di piccole dosi di presidi terapeutici contro il mostro sacro delle malattie del coniglio: la coccidiosi che causava, secondo loro, tutti i nostri problemi. Ne venne da sé che se volevamo allevare i conigli, diventava perciò OBBLIGATORIO alimentarli col mangime pellettato i cui risultati parevano molto promettenti, del resto non possedendo che poco terreno agrario non avremmo potuto nutrire in modo adeguato i numeri di animali che ci proponevamo di allevare, numeri indispensabili per raggiungere una dimensione economica dell’allevamento. Si vedevano infatti gli animali recuperare in pochi giorni peso, lucentezza del pelo, appetito, la riproduzione andava a gonfie vele e le malattie mortali sparire quasi completamente o ridursi a pochi sintomi insignificanti. Il mangime allora ci veniva presentato quale ritrovato scientifico di altissima qualità, come un alimento completo, integrato alla perfezione, composto solo di sostanze vegetali selezionate e bilanciate ad arte,ed appariva anche tale ne vi era, d’altro canto, diversa alternativa. Pertanto dopo alcuni anni di questo andazzo positivo e presentandosene l’occasione, venne la decisione di ampliare l’allevamento e portarne la consistenza prevista a circa mille riproduttori con la disponibilità di diecimila posti ingrasso, con lo scopo di produrre esclusivamente conigli per uso alimentare della miglior qualità. Fino a quel momento nessuno aveva motivo di dubitare che le cose non fossero davvero così in quanto anche tutta la mia preparazione scolastica, mi aveva bene infarcito di notizie scientifiche riguardo all’importanza della genetica, alle razioni di produzione, ai bilanciamenti delle stesse ecc. ecc. Su questa mia cultura scolastica, quindi, i discorsi degli esperti del settore commerciale, che stava iniziando in quel periodo un’ espansione senza pari, relativamente al coniglio, si ingranavano benissimo, e qualora succedeva che i conigli faticassero un po’ a crescere, si dava la colpa alla genetica che era da migliorare, all’ambiente che non era perfetto, al meteo che faceva le bizze ecc. ecc. naturalmente io, come allevatore facevo di tutto per cercare di correggere queste pecche con la sola certezza di continui esborsi vuoi per attrezzature, vuoi per acquistare maschi miglioratori della razza, vuoi per ulteriori cure ed integrazioni, vuoi per potenziare la ventilazione dei locali. Ci volle ancora qualche anno e qualche grave insuccesso con perdita economica per comprendere che in tutto quel bel sistema, che pareva avere tutti i crismi della legalità, della scientificità e delle migliori intenzioni, si celavano troppo spesso intenti spudoratamente truffaldini, falsa informazione scientifica, opportunismo commerciale, adulterazione alimentare, latitanza quasi completa delle istituzioni di vigilanza e chi più ne ha più ne metta. A forza di esperienze negative mi dovetti un bel giorno render conto che il mio bell’allevamento non era più nelle mie mani ma in mani altrui; mi divenne evidente che i cosiddetti conigli avevano ormai di quell’animale soltanto la forma, la resa della carcassa al macello, ma quasi più niente del coniglio. Io stesso, infine mi resi conto che non sapevo più cosa era il coniglio né, probabilmente avevo mai saputo cosa doveva essere in origine perché quelli acquistati inzialmente già erano sottoposti a quel condizionamento a nostra totale insaputa e tutto questo restando ferma comunque la mia intenzione di operare al fine di ottenere un prodotto finale il più genuino e sincero possibile. C’erano purtroppo molte cose che allora non si potevano conoscere in nessun modo, neppure da parte di quelli che, per loro pubblica funzione, avrebbero dovuto supervigilare su quanto accadeva all’interno di mangimifici, delle multinazionali farmaceutiche, anche perché le numerose carenze e ritardi legislativi di quegli anni, in misura ancor maggiore di oggi, lasciavano campo aperto a tutti i ciurmatori para-scientifici ed ai profittatori di ogni genere che sul campo delle malattie degli allevamenti, dei traffici illeciti di materie prime scadenti, proibite o tossiche avevano già, a nostra totale insaputa progettato e realizzato un impero con i suoi schiavi previsti: umani ed animali.
Alcune caratteristiche dell’animale
Il coniglio è un mammifero erbivoro appartenente all’ordine dei lagomorfi. Esiste nelle specie Europea ed Americana in numerosissime razze dalle diverse attitudini e nelle taglie : nana, media, gigante. E’ pluriparo e pratica abitualmente la coprofagia con funzione di pseudo-ruminazione a ciclo esterno. Ha un sistema immunitario con scarsissimo livello di anticorpi circolanti. La carne che produce è bianca, assai ricca di aminoacidi essenziali e priva di colesterolo. Se il coniglio non è alimentato con cereali, ma soltanto con erba e fieno, è anche priva di depositi adiposi. Allevato in garenna (recinto all’aperto) si organizza in colonie di 10-15 individui controllate da un maschio dominante. Scava tane sotterranee, talvolta anche condominiali, dove alleva i piccoli fino all’età della fuoriuscita che avviene all’incirca tra i 25 e i 30 gg di vita. La femmina ha una gestazione media di 30-32 gg. e partorisce solitamente da 6 a 12 piccoli che sopravviveranno allo svezzamento in numero proporzionale alla nutrienza dell’alimento disponibile, della salute della madre e della lunghezza del periodo di interparto. Negli allevamenti intensivi la femmina può partorire anche 7 volte in un anno, in natura 3-4 mediamente.
Perché allevare biologico. I tempi necessari per fare partire l’allevamento
Potrebbe parere controproducente quello che vado scrivendo in questo manuale, ma io credo che le cose giuste, non tramonteranno mai.Con trent’anni d’esperienza di allevamento alle spalle, e dopo aver soppesato i pro e i contro di tale filosofia di allevamento degli animali che riguarda anche le piante, il mio giudizio sul metodo industriale non può essere che pesante, assolutamente negativo, sia dal punto di vista etico, che da quello medico, scientifico ed etologico.
Allevare conigli naturali, affrancati, è per me soprattutto riaffermare un principio di giustizia nei confronti dell’uomo e dell’animale, è renderlo possibile ed attuabile malgrado tutto concorra a farlo sembrare non conveniente, anacronistico. Ho voluto condurre di persona quest’esperienza per giungere a risultati veri e non a compromessi che di vero hanno solo le sembianze esteriori. Per tutta una serie di situazioni che andrò esponendo, l’iniziare ad allevare biologico è un’impresa improba, almeno agli inzi, ma sicuramente più fattibile se si è a conoscenza dei dati essenziali che ho cercato di reperire con le mie esperienze.
Valutazione delle risorse necessarie per poter impiantare l’allevamento.
Prima di cominciare ad allevare biologico occorre avere ben presente che i comuni parametri di allevamento cui la nostra “civiltà” ci ha ormai abituato, sono molto diversi da quelli che serviranno nel momento in cui decideremo di meglio assecondare la natura ed anche che esso richiede un impegno che piccolo o grande che sia è comunque costante poiché le trascuratezze si pagano con l’insuccesso totale o parziale. Per iniziare l’allevamento biologico occorreranno tre cose principali:
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Il recinto che delimiterà la garenna di allevamento più o meno estesa e dotata dei ripari ed eventuali, poche strutture. (Il mio esperimento ha tralasciato l’allevamento in gabbia perché, causa lo stazionamento forzato dell’animale, si presta allo sviluppo di alcune patologie che richiede quasi obbligatoriamente l’utilizzo di presidi terapeutici.)
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La dispensa ovvero i terreni di produzione delle quantità di foraggio che andranno ad integrare i vegetali prodotti nella garenna, qualora la sua superficie non sia sufficientemente estesa.
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I riproduttori capostipiti da introdurre inizialmente. Questo è il probelma più grosso e spiegherò perchè, assai facilmente, i riproduttori originali debbano essere qualcosa di molto diverso da quello che si trova generalmente sul mercato. Gli animali che sono riuscito ad allevare per anni, praticamente con sola erba, sono stati sottoposti ad una lunga pratica di affrancatura dalla schiavitù dei mangmi, pratica difficile che richiede conoscenza ed esperienza oltre ad una buona dose di fortuna, ma che, una volta conclusa, restituisce un ceppo di conigli in grado di vivere e mentenersi in un ambiente naturale anche senza bisogno dell’uomo.
Il recinto:
E’ possibile allevare conigli per il proprio consumo anche avendo a disposizione una modesta superficie recintabile; bastano 40 o 50 metri quadrati di terreno per albergare una colonia di 30-40 soggetti di varie età ( ad es., un maschio, 5 femmine e relativa prole). Questo è un valore medio che può subire alcune variazioni. Una densità superiore espone comunque al rischio di malattie e litigi dovuti al sovraffollamento. Naturalmente poi occorrerà disporre di molto altro terreno dove reperire il quantitativo di foraggio che abbisogna ulteriormente e vedremo come si risolve questo problema, che non sussiste o quasi qualora la garenna possa essere di ampie dimensioni dell’ordine di 25-100m.q.\soggetto allevato. Il terreno su cui sorgerà il recinto può essere piano o collinare, sabbioso o argilloso purché non sia soggetto ad allagamenti durante le piogge torrenziali ed in genere non soffra di troppi ristagni d’acqua se non per periodi e zone limitati. Il coniglio infatti scava tane sotterranee per partorire gran parte dei suoi piccoli e l’acqua non deve poterci entrare per ovvi motivi. Sul terreno devono esserci alberi o cespugli che consentano un ombreggiamento degli animali durante le calure estive (il coniglio predilige il clima freddo o temperato al caldo, anche se può adattarsi) e che perdano le foglie durante l’inverno favorendo invece il soleggiamento. I tronchi delle piante e dei cespugli, se commestibili al coniglio, andranno protetti con collari di rete metallica alti 120 centimetri e magari interrati 10-20 cm. per evitare il pericolo di scortecciamento da parte dei conigli, con morte conseguente delle piante. I conigli infatti sono dei veri e propri distruttori, specialmente se l’albero in questione è fra i numerosi che sono loro graditi. Non è generalmente così grave, invece, il fatto che essi scavino tane fra le radici degli alberi o dei cespugli non appetiti, molto spesso la pianta ne trae anche un beneficio. Sono possibilmente da evitare le esposizioni dei terreni esclusivamente a mezzanotte o a mezzogiorno in terreni collinari. Il perimetro esterno del recinto deve essere costruito con molta cura in quanto i conigli sono abilissimi evasori ed hanno inoltre parecchi nemici naturali (gatti, faine, donnole, ratti, corvi, rapaci, specialmente per quanto riguarda i piccoli appena usciti dalle tane). La rete metallica zincata o plastificata deve essere alta almeno 1,80 2,20 cm e possibilmente munita di ala esterna anti intrusione sporgente al di fuori per 50-60 cm., per evitare l’ingresso di predatori; la maglia dovrebbe anche essere piccola 2-3 cm. almeno nella parte inferiore per evitare la fuoriuscita dei piccoli all’età di un mese e in tutta l’altezza nel caso ci sia la presenza di donnole. A tal fine, credo valido il consiglio di introdurre nella garenna anche un certo numero di oche che, pure erbivore, ben convivono con i conigli e scoraggiano eficacemente con la loro presenza e veglia notturna eventuali intrusioni, soprattuto dei gatti. Il perimetro interno ed esterno del recinto deve essere assolutamente sgombro da cespugli ed ostacoli, possibilmente percorribile ed interamente ispezionabile al fine di evitare che i conigli scavino cunicoli in prossimità di esso e fuoriescano non visti all’esterno. se si dovessero vedere assaggi di scavo, si proceda a riempirli subito di pietre e terra e i conigli dopo un po’ capiranno e desisteranno, limitandosi a scavare nelle zone centrali e più nascoste del recinto. La rete perimetrale esterna deve essere interrata per una profondità di almeno 20 cm oppure fissata ad un muretto anche basso con adeguata fondazione ipogea.
A seconda delle dimensioni e delle necessità, la garenna potrà poi essere suddivisa in recinti minori all’interno, al fine di poter mandare i conigli a pascolare in una sezione e dare tempo all’erba di crescere nelle altre. Se si rendesse poi necessario, i reparti adibiti alla riproduzione e svezzamento dei piccoli potranno avere anche un “soffitto” di rete metallica leggiera per impedire le intrusioni di volatili e rapaci. Sarà comunque bene che il cancello esterno sia ben costruito, in rete con telaio e gradino di entrata rialzato per impedire evasioni. Le evasioni o i tentativi, in genere, si verificano quando all’interno della garenna vi è sovraffollamento, o condizioni di disagio, per scoraggiare gli assaggi di scavo a scopo di evasione, sarà comunque sufficiente riempire di pietre il buco che volge verso l’esterno del recinto perimetrale; dopo qualche tentativo i conigli capiranno e desisteranno.
Inoltre, se si prevedono interventi meccanizzati all’interno della garenna quando sia di grandi dimensioni, quali falciature o altre operazioni agricole, occorrerà valutare anche le dimensioni dei passaggi tra recinto e recinto nonchè la loro forma che deve essere il più razionale possibile.
I ricoveri e le tane
Il coniglio ben adattato in garenna sa arrangiarsi benissimo a scavare tane comode ed accoglienti, purché il terreno lo consenta.

Tuttavia sarebbe bene che nella garenna vi fossero dei luoghi in grado di rimanere asciutti anche durante i periodi lungamente piovosi. I conigli ben adattati non temono di uscire a mangiare la loro erba anche di notte, in inverno e sotto una pioggia battente dato che hanno una pelliccia assai diversa da quelli allevati industrialmente che li protegge in modo eccellente, ma devono infine potersi ritirare in un luogo riparato ed asciutto specialmente se il terreno della garenna non è più che permeabile e drenante. Qualsiasi forma di tettoia, alta o bassa andrà bene, come anche un pagliaio, un mucchio di grossi ceppi d’albero, un capanno di assi, un grosso masso ecc. ecc. Meglio se questi ricoveri sono facilmente ispezionabili. Se il loro pavimento sarà il terreno stesso, molto probabilmente proprio là sotto i vostri conigli apriranno gli imbocchi delle tane principali. Le tane sono dei grossi buchi nel terreno che la femmina incinta in genere comincia a scavare a 10 15 gg. dal parto. Essi possono essere scavati ex-novo oppure risultare da ampliamenti di tane precedentemente utilizzate da altri conigli. Spesso vi sono tane condominiali, dove a diversa profondità si trovano contemporaneamente più covate di diverse età. Ne deriva che dopo un certo tempo la continua aggiunta di tratti di tunnel assume l’aspetto di un labirinto anche disposto su più piani e delle sviluppo di parecchi metri. La femmina depone i piccoli in un nido costituito all’interno della galleria rivestito di paglia, foglie secche e quant’altro è da lei reperibile foderandolo infine col suo pelo che, prima e dopo il parto, essa strappa dalla sua zona ventrale mettendo così a nudo le mammelle per l’allattamento. Talvolta non è inusuale vedere che la femmina vada a rubare li pelo strappandolo con la bocca dal posteriore di qualche altro coniglio. Subito dopo, l’imbocco la tana, specialmente in inverno, viene tappato con terra e cascame vegetale, spesso così bene che non riesce possibile ritrovarla. La femmina entrerà in essa tutti i giorni per una sola volta per allattare la prole e concederà, secondo le condizioni climatiche interne ed esterne alcune ore di aria lasciando scoperto l’imbocco in crescendo con l’aumentare del fabbisogno di ossigeno della prole. In genere dai 15 giorni di età della covata in poi l’imbocco resta aperto sempre più fino a quando, dopo circa 24-29 giorni si vedranno le prime paia di orecchiette fare capolino timidamente dal buco. Nei giorni successivi, in progressione, i coniglietti cominceranno ad esplorare l’ambiente esterno, prima uno, poi due o tre ed infine tutta la covata comincerà a gironzolare nel recinto compiendo spesso buffe corsette e piccoli salti di contentezza. In fine la covata comincerà a mangiare insieme agli adulti e sarà accolta nella comunità.
La dispensa
Premesso che il cibo principale e naturale del coniglio è costituito da vegetali verdi, e in quantità minori da frutti, semi, tuberi, cortecce, radici appartenenti ad un vastissimo elenco di specie vegetali, appare chiaro che in un ambiente naturale verde e pulito il reperimento di tali risorse non è un problema. Il vero problema è la quantità, il volume dell’alimento che gli animali sono in grado di consumare e la continuità con cui lo consumano. L’altro problema da tenere presente è che in caso di inverni rigidi la massa vegetale disponibile può venire meno a causa di mancata crescita e gelate. Sarà quindi necessario, specie per grossi numeri, predisporre congrue scorte di fieni. Qualora poi si vada a raccogliere il foraggio da luoghi incolti, è bene accertarsi che non vi sia transito abituale di cani in quanto coi loro escrementi diffondono specie se randagi, un insidioso parassita di cui il coniglio è l’ospite intermedio. I conigli che si alimentano con foraggi inquinati da cani, sviluppano una malattia altamente debilitante e in qualche caso mortale che invalida grandemente i risultati di qualsiasi allevamento. Quindi si eviti di tenere cani anche solo in prossimità della garenna, dei fienili e dei campi perché i loro escrementi diffondono assai facilmente questo parassita: la Tenia e la malattia la cisticercosi. Di ciò parlerò nel capitolo delle malattie da temere. Per la stagione invernale, ci avvarremo di alcuni sussidi alla produzione vegetale normale quali: una scorta di buon fieno, sia di prato stabile polifita che di medicaio, o ladinaio, qualche campo precedentemente coltivato a crocifere: colza, cavolo calabrese, rapa, verza, alimenti invernali che il coniglio consuma voracemente seppure congelati dal freddo. Alimenti secchi come, pane, granoturco, orzo, crusca, possono essere moderatamente aggiunti ad integrazione della razione, soprattutto in inverno, e vanno drasticamente e tempestivamente ridotti e poi aboliti in primavera, proporzionalmente al crescere delle temperature esterne. I cibi oleosi come il mais e crusca, in particolare, favoriscono il metabolismo in vista e durante la stagione fredda, ma causano nel volgere di pochi giorni insorgere di steatosi epatica e di coccidiosi non appena questa stagione fredda si allenta. Vanno quindi sospesi assai preventivamente in favore completo di fieni ed erbe ed il loro impiego deve essere proporzionato al reale fabbisogno degli animali. Meglio non dare questi alimenti se non si ha una pratica più che attenta ed una lunga esperienza in merito al loro comportamento. V’è inoltre da dire che tali alimenti non devono assolutamente essere consumati dai coniglietti giovani sotto 2 Kg di peso vivo, che escono dalle tane alla fine dell’inverno pena una grave improvvisa mortalità per fenomeni enterici, coccidiosi, colite e timpanismo, che si verifica per lo più nel momento in cui il piccolo non può più disporre della poppata materna con i suoi anticorpi protettivi e deve svezzarsi. Si consiglia a tal proposito di non svezzare precocemente i coniglietti e di allontanare il maschio dalle femmmine prima del parto affinché non si riaccoppi il giorno dopo abbreviando di conseguenza il perido dell’allattamento. La femmina in tal caso, avendo una gravidanza di 30 gg, non potrebbe allattare la sua prima prole per il periodo ottimale che è > di 45 gg, meglio se tende a sessanta. Ne deriva che il maschio deve accoppiarsi nuovamente con quella femmina non prima di 18 gg. dopo il parto, pena la morte di una parte o di tutti dei piccoli nati precedentmente. La femmina, se dotata di forte istinto materno qualche volta gli resiste, ma altre volte accetta l’accoppiamento ed in questo caso si avranno più parti ma meno piccoli svezzati e sopravviventi alla crisi per parto. In presenza di piccoli fuoriusciti dalla tana, è comunque imperativo che essi non possano mai accedere a cereali e pane e comunque anche la sola alimentazione verde (erba, frutti, fieni) consente benissimo di svezzare e crescere i coniglietti senza gravi perdite e senza dover ricorrere ad alcun altro accorgimento di tipo terapeutico. L’importante è intervenire con la sospensione dei cibi proibiti prima che i piccoli riescano a raggiungerli ed a ingozzarsene insieme agli adulti che sono invece molto più tolleranti anche se a lungo andare anch’essi possono risentirne, in certe condizioni, in maniera più o meno grave. A proposito di coccidiosi epatica, mentre nel piccolo svezzato è quasi sempre improvvisa, grave e mortale, si è riscontrato, col crescere dell’età, che nei sopravvissuti le necrosi epatiche tipiche potevano essere totalmente riassorbite nel giro di qualche mese e l’animale debilitato rigenerava totalmente il suo fegato riprendendo a crescere regolarmente a patto di togliere del tutto i cereali dalla sua dieta e somministrare solo erbe verdi. Un’ottima dispensa è costituita da ogni campo anche incolto, ma pulito dove crescano grandi varietà di erbe o arbusti. L’unico problema qui potrà essere quello di preparare giornalmente il foraggio, operazione che viene meglio eseguita su campi coltivati razionalmente, ma se uno ha pochi animali e molto tempo qualsiasi campo incolto va bene. Saranno preferibili i terreni non esasperatamente concimati, tenendo presente che più il foraggio è tenero e giovane più alto sarà il suo potere nutritivo, avvicinandosi la sua composizione al cibo principale del coniglio in libertà che è costituito proprio dalle cime, dagli apici vegetativi delle erbe e dei cespugli che si trovano alla sua portata. Un’altra risorsa importante che non ha controindicazioni alcune per i conigli è la frutta. Si possono fornire ai conigli discrete quantità di mele, pere, arance, kaki, fichi, cocomeri, sia acerbe che mature o, nel caso dei fichi anche fermentati, secchi o bacati. Anche le loro scorze sono divorate con avidità e profitto dai conigli, con la sola avvertenza che potrebbero essere trattate con antiparassitari o funghicidi o conservanti (specialmente gli agrumi) e quindi, in tale evenienza da non somministrare continuativamente. Fra gli scarti e i prodotti dell’orto saranno ottimi scarti di fagioli, piselli, fave, patate, pomodori, peperoni, carciofi, asparagi, sedani, carote, finocchi, prezzemolo, cipolle, aglio, porri, radicchi, verza, cavoli, insalata, rape e qualsiasi scarto di queste piante radici comprese, con l’esclusione delle melanzane che ai conigli non piacciono sempre anche se possono mangiarne. In inverno, anche le potature degli alberi possono essere un alimento complementare. Potremo tranquillamente gettare nella garenna potature di olivo, acero, frassino, ginestra, robinia, di drupacee, di agrumi, di melo e di pero, di alloro, di lauroceraso, di rosa, di salice, di conifere varie e anche rovi, certi di trovarli dopo poco tempo completamente scortecciati e rosicchiati nelle loro parti più tenere. Evitare frutta ed i fieni se ammuffiti, sebbene non è provato che facciano del male ai conigli adulti. I fichi invece, anche se ammuffiti sul terreno, pare che abbiano addirittura proprietà terapeutiche rigeneranti sull’intestino dei conigli; probabilmente sono portatori di una flora microbica positiva per l’intestino. Per i semi, v’è da dire che sono utili e giovano alla salute dei conigli durante l’autunno e l’inverno specie se freddo. E’ in queste stagioni infatti che cadono naturalmente dalle piante i frutti con i semi spesso oleosi che forniscono buone quantità di energia e vitamine liposolubili accumulate dall’organismo ed utili agli effetti della prossima stagione riproduttiva. Per quanto riguarda i fieni, sono migliori quelli senza muffe e che conservano un bel colore verdino ed un profumo gratificante. Il fieno di montagna è sicuramente il migliore, ma anche una buona medica che abbia preso solo il sole e conservi un colore verde all’interno della balla sarà graditissima ai conigli fornendo tra l’altro un apporto proteico pregiato e notevole. Specialmente quando il clima è secco, si accumuleranno nella garenna residui dei foraggi introdotti, residui che il coniglio tende a non consumare poiché dà sempre la preferenza al foraggio che viene introdotto per ultimo ed è quindi più fresco. Premesso il fatto che è bene abituare da subito gli animali a consumare tutto il foraggio che viene introdotto, ogni 2-4 giorni si può anche saltare una distribuzione affinché siano indotti a supplire alla carenza di alimento con la coprofagia e consumando anche gli ultimi residui di foraggio disponibile. Se la garenna ha zone verdi disponibili si potrà fare una sola distribuzione al giorno dell’integrazione, preferibilmente alla stessa ora, altrimenti ce ne vorranno due o anche tre, per evitare che una quantità di foraggi troppo grande venga calpestata e sciupata. La pratica poi insegnerà a stabilire e riconoscere l’esatta necessità dei conigli. Si tenga comunque presente che i conigli che possono alimentarsi brucando liberamente l’erba di un terreno piuttosto che erba sfalciata ed introdotta nel recinto, crescono assai meglio con un guadagno di tempo che raggiunge e spesso supera il 30%. Perciò io consiglio, potendolo fare, di avere recinti assai ampi e che siano soggetti ad una rotazione periodica in modo che i conigli possano sempre brucare in terreni puliti e magari scegliere l’erba migliore.
Inquinamento ambientale
Una parola bisogna spenderla per valutare gli eventuali inquinamenti dei foraggi presi all’esterno. Sebbene sia difficile che insorgano patologie immediate per inquinamento ordinario sarà bene esporre alcuni principi generali.
Mai prendere le erbe sulle rive di corsi d’acqua inquinati da fogna urbana o industriale; evitare l’erba sul ciglio di strade trafficate per ovvi motivi; evitare anche i cigli laddove vi siano incroci fra strade o bivi o costruzioni che facciano confine, perché lì i cani depositano più facilmente i loro escrementi per marcare il territorio con possibili cercarie di tenia.
Evitare i frutteti ed i vigneti perché di solito il terreno sottostante e l’erba possono essere inquinati dai numerosi trattamenti fitosanitari.
Evitare i cigli dove è stato distribuito il diserbante, anche se si presentano ancor verdi. Un occhio esperto, imparerà presto a giudicare lo stato dei terreni valutando l’aspetto delle erbe che vi crescono e questo si fa raffrontandone l’aspetto a quello di altri di cui sia nota la cronistoria. Bisogna cercare, per quanto possibile di accertarsi da dove viene il foraggio che daremo ai nostri conigli, senza esagerare, ma cercando di evitare ogni errore marchiano. Dovunque c’è molta attività o presenza umana lì troveremo anche l’inquinamento ed il maggior sudiciume.
In proposito, stare bene attenti che non vi siano nel foraggio foglie o rami di oleandro perché assai velenoso e forse letale per i conigli oltre certe dosi. Quindi il motto è ambiente sano prima di tutto! Vedremo poi come questo tipo di allevamento che io propongo, serva anche a migliorare l’ambiente, in particolare il terreno e le produzioni vegetali ortensi gli scarti delle quali possono essere poi reimpiegati nell’allevamento stesso in un ciclo infinito.


pippo pollina detto
Come ti regoli per i topi? In un campo recintato piantumato con alberi da frutta un gatto farebbe più danno che utile?
conigliopoli detto
I topi col veleno, il gatto fa danno ai conigli, i conigli lo fanno alle piante da frutto se non le proteggi. Chiaro?
ciao
Pippo Pollina detto
Ma il veleno come fai a non farlo mangiare dai conigli?
E per proteggere gli alberi da frutta, basta un po’ di rete metallica inorno al tronco o ci sono problemi anche per le radici?
LIBORIO PRIMICERI detto
A me e’ stato detto che i conigli con il mangiare l’erba sono soggetti a malattie mortali e’ vero ?? Forse quelli che sono stati abituati in gabbia ???? Grazie
conigliopoli detto
La ringrazio per avermi scritto. La risposta esaustiva alla sua domanda si trova nella pagina AFFRANCATURA di questo blog. Il coniglio adulto ed abituato può comunque vivere benissimo anche con la sola erba bagnata, o anche congelata dal freddo senza patire alcun danno. Certo non in gabbia, ma in un recinto.
saluti
Cristiano detto
In un prato incolto ci sono molte ceppite (termine toscano) o ceppine: sono erbe cespugliose con foglia che sembra adesiva da fresca. Potrebbe andar bene del fieno misto che le contenga?
Mi interessa molto quello che non possono mangiare; per ora mi sembra che si parli solo di oleandro e di melanzana.
Grazie a chi mi può rispondere.
saluti cordiali
conigliopoli detto
Gentile Cristiano,
il metodo migliore, dato che non conosco l’erba di cui mi parli, è provare a dargliela in dosi crescenti e vedere se è molto, poco o per nulla appetita. Non necessariamente deve essere una pianta velenosa, talvolta i conigli disdegnano alcune specie perchè contengono dei principi poco digeribili (ad esempio il tannino dell’olmo o il lattice delle euforbiacee. La melanzana la mangiano discretamente, almeno a casa mia e l’oleandro, pure essendo sconsigliabile, è tollerato sporadicamente in piccola percentuale.
CRISTIANO detto
Quell’erba chiamata ceppita ho visto in I-net che l’inula viscosa: contemporaneamente ho scoperto che é una buona mellifora e che ha la virtù di ospitare un nemico biologico della mosca delle olive. Abbiamo un oliveto e non usiamo nulla. Quest’anno metteremo le trappole olfattive per la mosca (ce n’é comunque poca perché siamo in collina), ma favoriremo le piante di ceppita. La ceppita da noi (colline sopra Cecina) si diffonde moltissimo ed invade i prati.
CONIGLI. Un mio amico di Mantova mi ha convinto a tentare di allevare conigli allo stato brado per avere un prodotto ad uso famigliare. Abbiamo erba in quantità industriali sia in un vigneto coltivato bio che in un pratone di 7 ha, altrimenti improduttivo (non ci si cavano le spese). Inizialmente abbiamo costruito un gabbione (La m2-Lu m4-H m2))su terra contro una scarpata perfettamente asciutta e vorremmo che i conigli si adattassero ed inselvatichissero (non vogliamo il tipo selvatico ufficiale altrimenti i cacciatori possono ucciderli) in modo da portarli poi a vivere esternamente. Stanno facendo piccoli e stanno scavando alla grande. Successivamente vorremmo predisporre nella scarpata nidi artificiali (una cassetta interrata ed un tubo) senza più nessun recinto.
Cosa ne pensa? Potrebbero difendersi dai selvatici? : in zona abbiamo sicuramente il tasso e la volpe. Se il tubo ha un diametro abbastanza piccolo dovrebbe funzionare? Accetteremmo anche un 50% di perdite in quanto l’erba che cresce spontanea ne può alimentare a centinaia.
Grazie e complimenti per l’atteggiamento naturalistico.
conigliopoli detto
Caro Cristiano, credo che la pianta, vista anche la famiglia, possa essere buona per i conigli, comunque provi a darla come le ho detto.
Per quel che riguarda l’allevamento libero del coniglio devo raccomandarle di non illudersi. Io consiglio comunque la recinzione anche se non escludo che i conigli possano inselavatichire con successo. Quanto ai cacciatori, povere anime inquiete, non so come funzioni dalle sue parti, ma a casa mia si premuravano spesso e sovente di venire ad addestrare i loro cani usando i mei conigli liberi intorno alla cascina e la cosa è finita a fucilate una brutta notte di agosto. (non ho ucciso nessuno intendiamoci, ma non è stato bello ne per me né per loro).
Io consiglio di sorvegliare e proteggere quello che ama perchè i nemici dei conigli sono molti ed accaniti.
cordiali saluti
CRISTIANO detto
In uno spazio isolato all’aperto ho due femmine. Il maschio é in un suo spazio separato, ma vicino. Nello spazio delle femmine ho messo due cassette coperte con un foro d’entrata. Una ha figliato sette bellissimi coniglietti che si sono adattati e crescono benissimo. L’altra ha figliato dopo circa un mese, inizialmente ha chiuso il suo nido e sembrava che tutto andasse benissimo, ma succede che i piccolini continuano ad uscire. Ho provato a rimetterli nel loro nido.
Cosa vuol dire?
La madre non ha latte ed i piccoli escono a cercare qualcosa?
La madre é disturbata dalla presenza degli altri e vuole abbandonare i piccoli?
Il comportamento delle due femmine é diversissimo. Quella che ha allevato regolarmente é tranquilla anche se si entra nel recinto. L’altra scappa immediatamente e si nasconde.
La seconda non mi sembra abbia accettato di vivere in uno spazio comune.
Cosa posso fare?
Grazie per qualche suggerimento.
Fabio detto
Ciao,in una garenna di allevamento come faccio a controllare la riproduzione?o meglio dopo quanti mesi una femmina è pronta per la riproduzione?Ciao grazie
conigliopoli detto
Ciao, solo ora riscontro il tuo messaggio.
La femmina è pronta all’incirca dopo 5 mesi quando è in allevamento intensivo e sicuramente dopo 9-10 in allevamento con alimentazione solamente vegetale. In più, nel secondo caso è soggetta anche a stagionalità e ad altri fattori che potrebbero allungerne il periodo. Comunque entro un anno ci dovrebbe restare. In garenna si controlla la riproduzione togliendo il maschi dal gruppo di femmine quando siano ingravidate e rimettendolo a tampo opportuno come ho indicato nel bolg.
Cordiali saluti
claudio
ANDREA detto
Ciao Claudio,
finalmente il mio mini allevamento è partito (1 Maschio e due Femmine) e sono riuscito a svezzare la prima figliata quasi per intero! (alimentati esclusivamente ad ortaggi e fieno).
Volevo chiederti cosa ne pensi della carruba come integratore energetico per i prossimi mesi più freddi!
Le ho “sperimentate” sul maschio e le mangia volentieri!
Grazie per i tanti consigli. Andrea
conigliopoli detto
La carruba è un eccellente alimento per i conigli, beato te che ne hai! Del resto te lo dicono loro se una cosa gli va più o meno bene come cibo, basta provare e vedere quanta ne mangiano.
Auguri per l’allevamento
alberto detto
Buon giorno, mi sono collegato oggi per la prima volta con voi
perchè vorrei provare anch’io ad allevare qualche coniglio ciìon
metodo il più possibile bio.avrei alcune domande:
non ho capito come regolarsi col problema topi ,quanto possono avvicinarsi i cani al max al recinto infine è possibile vedere delle
immagini dei vostri allavementi bio per avere un’idea su come organizzarsi?
grazie e a presto, Alberto Puppo.
PEPPE detto
Ciao Claudio,
ho una decina di conigli di circa 7 mesi di età nati da un mascho e una femmina acquistati. I conigli li ho sempre allevati con verdure ed ortaggi, solo qualche volta ho usufruito di mangimi. Sono stati con la mamma per parecchio tempo come tu suggerisci e sono bellissimi. Solo che pochi giorni fa uno di loro ha smesso di camminare. Teneva sempre la testa inclinata e non manteneva l’equilibrio.E’ poi morto. Ho potuto notare, purtroppo con ritardo, che nelle orecchie (molto internamente) aveva una sorta di infiamazione con delle secrezioni. Mi hanno detto che è una malattia mortale e contagiosa dei conigli che a volte produce anche delle escrescenze e si cura con prodotti a base di zolfo. Vorei la tua opinione in merito tenendo conto che i conigli sono stati esposti ad un’improvviso temporale ed anche se coperti potrebbero aver preso freddo. Mi spiacerebbe perdere anche gli altri e vorrei sapere semmai come interenire. magari anche sulle possibili cause scatenanti.
ti ringrazio in anticipo
PEPPE
army detto
come vedere se la mia conigli (media) e’ incinta? e per la prima gravidanza quanti cuccioli puo’ fare? grazie
conigliopoli detto
La diagnosi di gravidanza si fa attraverso la palpazione addominale della coniglia, rilevando la presenza dei feti nell’utero dal 13 gg di gravidanza in poi. E’ necessaria un certa esperienza e soprattutto una certa delicatezza nelle manipolazioni. Un altro indice più tardivo consiste nel vedere che l’addome appare sensibilmente aumentato di volume ed anche le mammelle. Il consumo di cibo aumenta progressivamente con l’avanzare delle gravidanza e se si ha più di una fattrice in quello stato è avvertibile come segno della stessa.
giovanni detto
ciao siccome vivo in montagna a 1000m e d’inverno le temperature arrivano anche a -20 volevo sapere quali precauzioni adottare o se ci sono delle controindicazioni visto che tutti gli allevamenti di questa zona sono tutti in gabbia ed al chiuso considera anche che il terreno è si carsico e quindi molto asciutto ma è anche molto roccioso ho letto attentamente il tuo blog ma a riguardo non ho trovato risposta .
comunque complimenti per il blog molto esaudiente
conigliopoli detto
Caro Giovanni, per le basse temperature non devi spaventarti. Se i conigli possono scavare perché c’è almeno mezzo metro di terra, sapranno costruirsi un rifugio adeguato ed una pelliccia sufficiente a protegerli. Per il cibo essi mangiano anche le erbe congelate senza alcun problema. Col venire del freddo, mangeranno il doppio come minimo e dovrai provvedere a tenerne di meno, cioè i soli riproduttori ad es. e poi ad integrare adeguatamente la loro razione con un po’ di orzo fioccato e magari fieno di medica, secondo il fabbisogno dimostrato che si determina guardando semplicemente se avanzano o meno del cibo tra una distribuzione e l’altra. Tutto questo funziona se gli animali sono già affrancati. Ti consiglierei comunque di iniziare verso la fine dell’inverno per dare loro tempo di abituarsi.
grazie per avermi scritto
francesco detto
ciao non riesco a far accoppiare i conigli,perchè la femmina morde il maschio.come mi devo comportare?francesco
conigliopoli detto
Se la femmina morde il maschio, primo controlla che sia davvero una femmina, poi vuole probabilmente dire che: o il maschio è poco mascolino rispetto alla femmina, magari perché più giovane di lei, oppure che la femmina riconosce in lui un odore estraneo. Credo che tutto dovrebbe risolversi nel giro di qualche tempo di convivenza. Controlla che i morsi non siano “cattivi”, ma in genere la femmina non fa gravi danni. In alternativa si possono dissimulare gli odori particolari spruzzando dell’aceto sulle loro groppe. Se allevi in gabbia, ricordati inoltre di portare sempre la femmina nella gabbia del maschio e mai viceversa. E’ una questione di territorialità.
ciao
Alessandro detto
anzi tutto volevo fare i complimenti e ringraziare per le informazioni utili trovate in questa pagina. Ho un piccolo allevamento in gabbie nato dall’amicizia di un vicino che mi ha regalato una femmina incinta. Attualmente ho un maschio, una femmina ed i piccoli appena. mi piacerebbe molto trasferire il tutto a terra anche se ho dei problemi di spazio con il pollame, che vive brado in un piccolo uliveto dove da mesi ormai non cresce più un filo d’erba (10 elementi in quasi mille metri quadri sono capaci di tanto). mi domando comunque come si faccia, in una garenna, magari anche grande, a catturare gli esemplari pronti alla macellazione, dal momento che ho delle difficoltà con la cattura di animali ben meno veloci ed intelligenti dei conigli, i polli appunto.
grazie
Alessandro
conigliopoli detto
Caro Alessandro, per catturare i conigli si usa un trucco ovvero si costruisce un piccolo recinto nel quale si mette del cibo ghiotto e quando sono dentro si chiude la porta con un comando a filo. Poi li si afferra con le mani o con un retino.
ciao
P.S Ho pubblicato tutto oggi in un piccolo manuale: http://www.lulu.com/content/4772465
Ginevra detto
Ciao Mi sono nati 3 cuccioli di coniglietto però nn so se sono maschi e femmine o quanti mesi anno me lo sapresti dire te ???? grazie ciao Ginevra
conigliopoli detto
Ciao, Non sono un indovino, come dovrei fare? Il sesso si determina osservando i genitali, ma nei piccoli ci vuole la lente. Aspetta che crescano un po’ ok?
ciao
Federico detto
Ciao!
Mi interessava l’allevamento a terra del coniglio, volevo sapere se ci sono controindicazioni ad allevare così razze particolari come la gigante, se sono troppo delicate ecc…
Grazie e complimenti per il blog
conigliopoli detto
Non ho esperienza diretta, ma credo proprio che non ci siano controindicazioni, il Signore ha fatto i conigli per vivere sulla terra, non in gabbia. Ciao
CRISTINA detto
Buongiorno.
Ci siamo sentiti qualche giorno fa per la mia coniglia testa di leone che tengo in un recinto all’aperto.
2 domande.
come tu mi hai detto penso che abbia partorito in una tana scavata, ma in questi giorni e’ piovuto parecchio.
Se ci fosse pericolo di allagamento la coniglia correrebbe ai ripari o abbandonerebbe il nido?
Altra cosa. ho 6 gatti che sono praticamente cresciuti insieme ai conigli, nel senso che a volte li trovo addirittura nel recinto ma non si sono mai fatti del male. Mi devo preoccupare con eventuali coniglietti nuovi?
Grazie
conigliopoli detto
Cara Cristina, in genere solo se la galleria si allaga i coniglietti muoiono annegati e la coniglia diviene subito disponibile per un altro accoppiamento. Se non si allaga perchè il terreno drena efficacemente non dovrebbero avere problemi, magari mettici sopra un bel telo impermeabile. Il commento di risposta alla precedente domanda lo trovi in fondo a documentazione e links. I gatti li vedo male con i piccoli che escono dalla tana, ma può darsi che se non sono affamati no diano loro alcun fastidio. Dipende da molte cose.
ciao
CRISTINA detto
mi è arrivata la notifica delaa risposta ma non la trovo.
la puoi rimandare?
scusa
filippo detto
Leggo oggi la tua rubrica perchè purtroppo questa mattina ho trovato 11 conigli morti. Avevo costruito dei recinti con rete non troppo alte separando i maschi dalle femmine e l’età media era di tre/quattro mesi.
Non sono i primi che trovo morti e – inizialmente – pensavo che la causa fosse un ratto in quanto erano alloggiati in un capannone con il fondo npn pavimentato e sparivano i piccoli appena svezzati.quelli di stamattina non presentavano morsi o smembrature e mi chiedo che animale possa essersi accanito.
Ti ringrazio anticipatamente della risposta.
Filippo
conigliopoli detto
Caro Filippo, non mi dai molti indizi per azzardare un’ipotesi. Per la sparizione dei piccoli, di solito c’entrano i gatti, ma per le stragi di quelli più grossi io penserei ai cani. Devi comunque fare un’autopsia dei morti per vedere quali lesioni presentano e stabilire perchè sono morti. Poi devi analizzare ogni possibilità di entrata che l’eventuale predatore possa trovare e questo ti aiuterà a stabilire quale può essere la sua misura massima, poi devi vedere cosa si aggira nella zona dell’allevamento. Spesso i cani si divertono ad azzannare il posteriore senza poi mangiare l’animale però c’è il perlo strappato. Aprine qualcuno e guarda dove ci sono gli ematomi o le ferite. In ogni caso se le recinzioni non sono a prova di bomba, ora che il predatore si è sensibilizzato non ci sarà pace per i tuoi animali fino a quando ne rimane uno, a meno che non trovi subito un qualche rimedio efficace. Poi fai una bella derattizzazione periodica per essere al sicuro dai topi.
CRISTINA detto
Ciao, non avendo visto i piccoli e ormai sono passati 23 giorni, immagino che non siano andati a buon fine, ma non disperiamo per le prossime volte.
Ti chiedevo una cosa che mi e’ balenata per la testa visto il comportamento dei conigli.
Ma la tana per i piccoli la fa solo la madre o anche il maschio?
non vorrei che la persona che me li ha venduti mi abbia sbagliato i sessi dei tre conigli che ho.
Grazie
conigliopoli detto
Cara Cristina, il maschio può scavare qualche volta, in genere sono piccole buchette di qualche centimetro, ma qualche volta collabora con la femmina sebbene in misura minore. Per essere certa del sesso dei tuoi conigli, nulla di più semplice che afferrarli, sollevare loro la coda ed osservare i loro genitali estroflettendoli un po’ con una leggera pressione all’intorno. Il maschio, sebbene non di grandi dimensioni, ha un pisellino mentre la femmina una fessura longitudinale. Il maschio ha anche la possibilità di ritrarre i testicoli nell’addome, ma dovrebbe essere comunque evidente, nell’animale adulto la borsa scrotale. Non devi avere paura a maneggiare i tuoi animali, soprattutto all’inizio per conoscerli bene e prevenire eventuali malattie. Se comunque il primo parto non fosse andato bene, ed è facile nei conigli, la femmina dovrebbe di solito rimanere nuovamente incinta a distanza di 3-5 giorni, se non ci sono altri problemi. Io ti consiglierei, oltre che di accertare il sesso dei tuoi conigli personalmente (magari ti hanno dato tutte femmine e le tane le hanno scavate per abitazione) anche di palpare le femmine per vedere se portano i coniglietti.
Auguri, fammi sapere
Alessandro detto
Ciao,
esiste qualche controindicazione nell’allevare galline/polli e conigli nella stesso spazio? Ho ricavato un recinto di circa 70 mq e volevo capire se potevano coabitare.
Grazie,
A.
conigliopoli detto
No, a quanto mi risulta – e parlo solo di allevamento assolutamente privo di mangimi industriali – non esiste controindicazione per l’animale; ovviamente dipende dalla quantità e soprattutto dall’alimentazione. I polli e le galline richiedono un cibo come il granoturco che per i conigli non va bene specie per i piccoli e specie durante la stagione calda. Se riesci a separare l’alimentazione ok, altrimenti è meglio che dividi in due il recinto e li allevi separatamente.
Marko85 detto
ciao a tutti,
caro Conigliopoli,
ammiro molto il tuo metodo di allevamento…
premetto di essere molto inesperto in materia; data la mia grande passione, sto iniziando ad allevare dei conigli per uso familiare.
da qualche mese ho due conigli (ora hanno circa 7 mesi) e li alimento con fieno, verdure e poco pane e granaglie (1 manciata al dì)… con questi tutto bene…
ora ho acquistato altri 3 piccoli sui due mesi… li allevo in gabbia con pellet (pochissimo ma lo uso perchè loro ne sono abituati) e fieno… hanno problemi intestinali e uno è già morto… posso tentare di alimentarli solo con fieno e iniziare con scarti di verdura??? (come già faccio con i conigli più grandi)…
non vorrei perderli tutti…
nei prossimi anni vorrei provare a sperimentare il tuo metodo… purtroppo non posso farlo da subito perchè il terreno dove ho orto e animali non è di mia proprietà…
conigliopoli detto
Ciao, Grazie per l’apprezzamento. Per quanto riguarda i piccoli, io ti consiglio di farli crescere col mangime abbinando dell’alimento verde fresco e fibroso tipo erba legno piuttosto che il fieno e di procedere molto cautamente alla eliminazione progressiva del mangime e della gabbia. Comunque non posso fare previsioni sull’esito della malattia perché le variabili possibili sono troppe. L’ideale sarebbe poter farli pascolare ma bisognerebbe vedere anche che tipo di problemi hanno e quanto siano estese le lesioni eventuali alle pareti intestinali ed al fegato. E’ una faccenda che non vedo bene anche per il futuro se devo dirti la mia opinione. Se non si vuol perdere gli animali l’alternativa è di andare in mano ad un buon veterinario che li curerà con le solite medicine e forse si salveranno.
Comunque prima di imbarcarti in un allevamento leggi bene quanto ho scritto e poi comincia un po’ alla volta imparando dagli errori che si fanno.
ciao
RENATO detto
Il mio non è un commento ma una Richiesta VIVO IN COTA D’AVORIO è mi piacerebbe fare un allevamento di conigli o un capannone di 80m quadrati.
la mia idea è di costruire delle gabbie di 50cmx50cm per coniglio .
O dello spazzio li posso allevare in un recinto? Il recinto come deve essere costruito perche i conigli non scappino? la recizione deve essre alta quanto? Che tipo di mangime o alimento gli posso dare? PER finire che tipi di malattie possono avere?
SPERO DI RICEVERE UNA RISPOSTA GRAZIE
conigliopoli detto
Caro Renato, tutto è scritto in questo blog, o nel manuale presentato all’inizio di alcune pagine. Se vuoi fare allevamento in capannone dovrai disporre o di mangimi, ma non te lo consiglio o di molta erba verde, foglie frutta, rami. Non so come reagirebbero i conigli con un clima caldo, ma sicuramente l’allevamento in recinto è da preferire perchè si fanno la tana nel terreno ed al fresco. Credo che se hai molte zanzare le malattie da temere siano per lo più la mixomatosi, ma potresti sempre vaccinarli in caso di pericolo.
Cordiali saluti
andrea detto
ciao.Sono un ragazzo di 26 anni che tiene conogli da sempre praticamente.ho nna grande passione.Sono molto d’accordo con le tue idee e scelte.Gli allevamenti intensivi sono veramente qualcosa di orribile…é che c’è parecchia “ignoranza” e tante persone ignorano cosa siano realmente.Tu avrai sicuramente più esperienza di me a riguardo,però ho visto diversi allevamenti,ho letto libri,parlato con allevatori e rappresentanti di mangimi e la mia esperienza me la son fatta…ho un piccolo allevamento,però per motivi di spazi e conformazione del terreno,allevo in gabbie da me costruite.alimento con ottimo fieno di prato francese,erba,verdura,frutta ecc…uso anche del fioccato,anche se non ne sono molto contento…pellettati non ne uso per tutta una serie di motivi che ben sai anche tu.In questo periodo ho deciso di allevare anche qualcosa in purezza.sto allevando lepre belga e sto iniziando con il fulvo di borgogna e il bianco di nuova zelanda di ceppo tedesco.vediamo se risco ad avere qualche soddisfazione in più…quante linee di sangue tieni?riesci ad evitare la consanguineità dovendo allevare rimonte interne ?o trovi animali allevati come i tuoi in allevamenti esterni?…..complimenti per tutto!!ciao!
conigliopoli detto
Salve, grazie per i complimenti; subito, a proposito di fioccato, vorrei avvertire che c’è in giro un prodotto fioccato per conigli che oltre ad essere un miscuglio di cereali e soia fioccati, contiene anche delle scaglie di cruscame con aggiunta di vitamine ed altri prodotti. Io l’ho provato agli inizi, ma non mi ha convinto per nulla sulla sua genuinità. L’unico fioccato che uso attualmente è quello di orzo puro integrale con dentro NIENTEALTRO.Le proteinr le fornisco con la e. medica. Per quanto riguarda la genetica dei miei conigli forse ti deluderò, ma sono assolutamente bastardi di molte razze incrociate ed in più sono strettamente consanguinei da oltre 10 anni senza alcun problema anzi con un miglioramento costante della sanità e qualità e rusticità. Certamente, nel momento in cui andrò a rompere questa consanguineità ci sarà un vantaggio. Ma per ora mi vanno bene così. Per le rimonte eventuali, bisognerà fare una quarantena del nuovo soggetto e poi mettergli insieme 2 o 3 dei propri per vedere se si adatta bene.
un saluto e auguri per le tue imprese.
andrea detto
si,dalle foto ho visto che son incroci e miscugli,anche se parecchi affini al grigio di carmagnola.con la consanguineità si fissano i caratteri(come accade per la creazione di ibridi commerciali “parent” ,”gran parent” ecc)però pensavo che a lungo andare avrebbe creato diversi problemi:indebolimenti,rallentamenti nell’accrescimento e uno sviluppo non molto corretto.Ho capito di quale fioccato parli.l’ho provato pure io,ma l’ho abbandonato perchè quei fiocchi di cruscame i miei animali li scartavano sempre.Di buono forse ha il fatto che dichiarano di non utilizzare OGM.Ora uso un’altra nota marca conosciuta per i suoi fioccati.Però preferirei usare,come fai tu,della bona erba medica verde che accompagnata da altri alimenti vegetali secondo me rappresenterebbe un pasto più che completo.In questi giorni gli sto “rancando”piante di fagiolo ancora verdi e ne vanno matti delle foglie…buona serata.
MARIO detto
ciao e soprattutto complimenti per tutti i chiarimenti che fornisci. mi sono appasionato all’allevamento dei conigli da questa estate. ho cercato di raccogliere notizie in giro per la rete ed ho scoperto che riguardo il pane secco, carrube, patate, semi di frutta e varie granaglie ecc sono quasi veleno per il nostro amato animale. qui leggo il contrario.
mi confonde un pò questa cosa. attualmente alimento con fieno che compro nei negozi agricoli pochissimo pellets e qualche foglia di verdura fresca che puntualmete produce feci troppo troppo morbide. puoi darmi un consiglio alimentare definitivo? ps.allevo sia in gabbia che in garenna.
mi scuso in anticipo se la domanda può sembrare banale ma sono un pò confuso a riguardo. ti ringrazio in anticipo a presto.
conigliopoli detto
Caro Mario, comprendo le tue perplessità. Il problema è lo stato del coniglio ovvero il rapporto che ha col suo cibo. Anche poco pellet, come lo chiami, è sufficiente a sballare il sistema intestinale ed immunitario dell’animale e quindi tutte le indicazioni alimentari che trovi in giro sono tutte relative a questo tipo di animale condizionato ormai da generazioni CHE NON è PIù IL CONIGLIO DI UNA VOLTA. Nel mio blog c’è tutto quello che ti può servire, ma il presupposto è escludere il pellet ed ogni prodotto che non sia fieno naturale, frutta o erba. L’affrancamento dalla schiavitù dei mangimi è comunque una cosa dura e lunga da eseguire che può costare anche parecchi morti ed insuccessi. Dipende solo se vuoi la salute piena e vera dei conigli o se ci vuoi guadagnare. Io ho scelto la prima opzione, della seconda non mi interessa nulla al momento. I miei conigli possono mangiare piante congelate dal freddo e stare bene, i tuoi probabilmente no. I miei possono starsene sotto la pioggia in inverno a mangiare ed il pelo li protegge benissimo, non senti uno starnuto da anni. Questa è la differenza. Col pellet cresceranno di più e meglio apparentemente, ma diverranno portatori di un certo numero di problemi per nascondere o contenere i quali ci sono in giro tanti di quei bei consigli che hai sentito. I problemi però restano e si trascinano di generazione in generazione fino a quando troveranno l’occasione per creare un disastro o un malattia non curabile. Leggi tutto quanto e troverai ogni spiegazione.
ciao
Andrea detto
ciao.ho una coniglia(mai partorito) “andata” al maschio l’11 settembre.dopo circa dieci giorni alla palpazione è risultata non essere gravida.rimettendola nella gabbia del maschio grida e si avventa contro il maschio come se fosse gravida.e ha iniziato a prepararsi il nido,ma ripalpandola non si sente proprio la presenza dei piccoli.solo un pò di gonfiore all’utero.mi è quasi venuto il dubbio che abbia una metrite,ma questo giustificherebbe tale comportamento?o si tratta solo di finta gravidanza? grazie…
conigliopoli detto
Se i coniglietti non ci sono, potrebbe essere metrite, anche invalidante i futuri accoppiamenti. Non so però che grado di esperienza tu abbia nella palpazione della fattrice. Potrebbe forse trattarsi anche di un solo coniglietto, magari morto piccolo e mummificato. Comunque se la fattrice non partorisce alla scadenza ed il gonfiore permane e non accetta il maschio per più di in mese, ti conviene riformarla e guardare bene cosa ha nell’utero.
ciao
Andrea detto
Con la palpazione me la cavo bene e son quasi certo che nn sia un feto morto.Ora attendo qulache giorno e poi riprovo.Potrebbe essere una falsa gravidanza.Comunque prima di eliminarla proverò anche acon qualche iniezione di baytril.mi spiace troppo toglierla perchè è veramete una bella coniglia.Grazie.
conigliopoli detto
Caro Andrea, tu sei certo libero di agire come credi, però devo dirti che antibiotici potenti ed a largo spettro come il Baytril si presentano come la panacea di tutte le malattie batteriche in tutti gli organi ma servono solo a tamponare i problemi non mai a risolverli radicalmente, a meno che tu non intenda per risoluzione l’evitare la morte dell’animale fino a che non sia il tempo della prossima cura antibiotica. Lo scopo di tutto questo blog è quello di dimostrare che si può allevare il coniglio facendo a meno di quei prodotti ed anzi che essi sono la causa di altri problemi sempre più nascosti e sempre peggiori a risolversi. Per me risolvere il problema significa non vederlo più, eradicarlo, non posticiparlo di qualche settimana o trasformarlo in un altro diverso e peggiore, che magari non si vede ma salta fuori quando meno te lo aspetti. Io ho usato un tempo quel farmaco e molti altri simili ne ho provati, ma ti assicuro che mai una volta hanno guarito un coniglio veramente.
Non capisco pertanto come potrei aiutarti visto che stiamo ragionando secondo logiche e strategie totalmente differenti e divergenti.
andrea detto
Su questo hai prfettamente ragione.Solo che certe volte mi dispiace dover perdere,eliminare o veder ammalarsi un animale a cui tengo.In fin dei conti pure noi ci dobbiamo curare in alcuni casi..Purtroppo è vero che non esistono più conigli come una volta…e per “crearne” di nuovi ci vanno tanto tempo,pazienza e perdite…
conigliopoli detto
Caro Andrea, comprendo perfettamente il tuo intento. Tieni presente che l’antimicrobico che inietti, poi viene eliminato con le escrezioni e modifica anche i germi ambientali. Comunque sai che se c’è ad es. una metrite o un ascesso, l’antibiotico non li risolverà perché non penetra all’interno. Può evitare che l’animale muoia o deperisca, ma sarà sempre portatore di germi che appena trovano uno spiraglio aperto faranno danni. L’importante è che sia una tantum e non un’abitudine magari in associazione ad alimenti pellettati che contengono sempre qualcosa di farmacologico.
I conigli di una volta… forse ci sono vicino. Te lo saprò dire più precisamente fra un anno o 2.
auguri
Andrea detto
pellettati no!Assolutamente!Solo erba,fieno francese e un pugno di fioccato…spero,un giorno di riuscire ad arrivarci pure io…
Antonio detto
ciao intanto mi congratulo per la quantità di consigli che fornisci nell’ottica di diffondere il sistema di allevamento biologico.
Poi ho la necessità di chiederti alcune cose visto che:
-non ho esperienza
-ho rivoluzionato il piccolo allevamento in gabbia di mio padre
-sto utilizzando da maggio il tuo metodo diallevamento
-in media 1 coniglio al mese perisce con gonfiore addominale.
Premessa
a maggio ho liberato 6 conigli di 6 mesi cresciuti in gabbia da mio padre, di questi oggi 2 sono riproduttrici, 2 li abbiamo macellati in salute e 2 sono stati macellati all’inizio del gonfiore.
Una delle riproduttrici ad agosto ha partorito 6 cuccioli.
Attualmente la garenna ospita 4 cuccioli di 2 mesi mentre altri 2 cuccioli sono morti nelle ultime due settimane.
La garenna è di circa 20 mq recintata con rete metallica su fondo argilloso con 2 alberi soprastanti (1 fico e 1 gelso) in vicinanza di una porcilaia
Ipotizzo dove potrei sbagliare e ti chiedo chiarimenti:
1)Non pulisco la garenna dagli escrementi e dalla paglia bagnata.
La garenna potrebbe essere infetta?
è necessario pulire e disinfettare periodicamente la garenna per evitare la proliferazione di batteri?
come disinfettare eventualmente?
Inoltre dato che ultimamente ho visto dei topi che vanno a mangiare nelle mangiatoie Potrebbero i topi aver infettato la garenna o le mangiatoie?
2) Non garantisco condizioni microclimatiche ideali.
viste le abbondanti piogge recenti, ieri ho coperto la garenna con un telo impermeabile; è il caso di proteggere i conigli dalla eccessiva ventilazione proteggendo anche le pareti laterali?
3)Alimento i conigli così: inizialmente con erba fresca, ortaggi rami e foglie, in seguito ai primi decessi riduzione, fino all’eliminazione, dell’erba fresca e utilizo di un misto di granaglie e pellet di erba e carote secche (su suggerimento del rivenditore, del veterinario che mi ha suggerito anche l’utilizzo di iniezioni di ampicillina, e dell’esperienza acquisita da mio padre).
E’ il caso di correggere il regime alimentare? ci sono erbe dannose che i conigli ingeriscono ugualmente?
Grazie anticipatamente per l’attenzione che mi dedicherai.
Antonio, Catanzaro
conigliopoli detto
Caro Antonio, buona parte delle notizie che mi richiedi sono già presenti sul blog. Ritengo solo utile avvertirti che se utilizzi una alimentazione mista in cui figura il pellet o altro alimento che non sia fieno, frutta ed erba, ti esponi ai problemi che rilevi. Il pellet contiene necessariamente dei presidi curativi che tamponano le malattie ma non le curano, anzi predispongono l’animale a future insorgenze (enteriti-coccidiosi ecc.) L’alimentazione mista di pellet + vegetali può essere in molti casi controproducente perché diluisce i prodotti medicamentosi che il pellet contiene quasi certamente e favorisce ancor più l’insorgenza di resistenze microbiche. Se intendi usare il pellet, anche in minima parte, non devi chiedere a me i consigli e sappi che questo sito non contempla le mezze misure nè i compromessi sulla alimentazione dei conigli riguardando solo alimenti interamente naturali. Per le granaglie, ti consiglierei di eliminarle completamente insieme al pellet almeno fino a quando i tuoi conigli non siano completamente abituati all’alimentazione naturale al 100% da qualche generazione. In queste condizioni, non serve disinfettare nulla, a patto che la lettiera non sia permanentemente fradicia. Per il resto cerca di comprendere la logica dell’allevamento qui presentato e quei problemi che accusi dovresti poterli risolvere in modo abbastanza naturale. Leggi in particolare la pagina AFFRANCAMENTO.
Andrea detto
Ciao.ti scrivo sempre in relazione a quella coniglia che rifiuta il maschio.L’ho ripalpata e controllata.il gonfiore alla fin dei conti è presso che minimo e la vulva è pulita,non mostra gonfiori,pus ecc…però continua a gridare solo se sente la presenza del maschio che sta nel gabbione a fianco a lei.non ne vuole proprio sapere.é una cosa che non mi è mai capitata e non capisco il motivo,visto che comunque una volta,l’11 di settembre,aveva accettato l’acoppiamento spontaneamente anche se ha poi avuto una finta gravidanza…la tua esperienza nti permette di comprendere un simile comportamento?lei è in salute,mangia ed è più che in carne!grazie ancora..
conigliopoli detto
Caro Andrea, per la mia esperienza, anche un’ascesso o una ciste in un corno uterino di piccolissime dimensioni, grande quanto un pisello per es., è sufficiente in molti casi a interdire l’accoppiamento. Questo perché la coniglia potrebbe provare dolore oppure perché non è a posto per generare. Ma se anche concepisse, ci sarebbero sempre problemi sui coniglietti, presto o tardi. purtroppo, quando ci sono questi problemi che sono quasi sempre di tipo batterico, non c’è molto da fare. Se entro 2-3 mesi non si accoppia e rimane incinta l’unica soluzione è riformare. Poi naturalmente fai come ritieni meglio. Soluzioni miracolose e radicali non ne conosco.
Queste sono cose che possono accadere sempre, ma soprattutto sono problemi causati dalle pratiche di allevamento intensivo a base di mangimi concentrati e di antibiotici. io in 10 anni di allevamento naturale non mi ricordo nemmeno un caso del genere. Al peggio ne nascono pochi, ma casi di sterilità o impossibilità all’accoppiamento mai.
Andrea detto
Provo ad aspettare.Controllerò quotidianamente se va in calore e se vorrà accettare il maschio.Altrimenti sarà da togliere per forza.é una bellissima fulva di borgogna.pazienza…ti ringrazio.ciao.
Andrea detto
Ciao.Oggi ho provato a rimettere al maschio quella coniglia,nonostante gridasse sempre l’ho comunque lasciata nella gabbia del maschio.dopo parecchi minuti,sempre gridando,ha accettato l’accoppiamento per almeno due volte.Comportamento sempre molto strano,ora non occorre altro che aspettare 9/10 giorni per vedere se risulterà gravida oppure no.
lanfranco detto
ciao,
io ho un piccolissimo allevamento famigliare di conigli in gabbia alimentati a fieno e orzo nelle vicinanze di Reggio Emilia.
ieri in una gabbia ho trovato 2 dei 3 coniglietti di 35 giorni morti e in un`altra l`intera cucciolata di circa 10 giorni ; potrebbe essere stato il freddo ?.
nella zona ci sono stati casi di mixomatosi anche se io fortunatamente ancora non ne ho avuti casi , i conigli non ne presentano nessuno dei sintomi e anzi senbrano piu`che in perfetta salute, potrebbe essere un`inizio della malattia ?.
questa mattina una coniglia che ierisera avevo tastato ( a dire la verita`piuttosto maldestramente perche` era agitatissima ) ha abortito seminando i feti per la gabbia e ora vorrei sapere quando posso farla riaccoppiare col maschio ( la coniglia era al primo parto ed avrebbe dovuto partorire il giorno 10 ).
grazie
conigliopoli detto
Ciao Lanfranco, mi pare che fare per diagnosi certa di mixomatosi occorra di vedere i mixomi, anche se questa si può a volte presentare inizialmente come una rinite con scolo nasale ed oculare anche purulento. Per quanto riguarda la fattrice che ha abortito, io credo che il problema del tuo allevamento stia nel fatto che hai dentro le patologie classiche degli allevamenti industriali: probabilmente l’aborto, ma anche la morte dei piccoli nei nidi sono i risultati di una setticemia strisciante ( per saperlo esattamente dovresti fare fare un’ attenta emocultura sugli animali) da parte di qualche batterio. In testa c’è di solito lo stafilococco aureo, ma si accodano anche coli, proteus, B. cereus ed altri. Il freddo è una concausa secondaria nel senso che i coniglietti malati a loro volta o semplicemente intossicati dalle tossine batteriche che passano dalla madre attraverso il latte, sono meno attivi metabolicamente e quindi più suscettibili ad andare in ipotermia ai primi freddi. Io ho avuto coniglietti partoriti quasi all’aperto con temperature sotto lo zero che stavano benissimo, mentre in allevamento era abbastanza frequente questa patologia che mi descrivi, anche col riscaldamento acceso. In questa situazione, come ho già detto ad altri, non è escluso che anche i virus vaccinali della mixomatosi possano contribuire, pur non evidenziandosi una malattia conclamata. Il mio modo di allevare ora illustrato in questo blog ha saputo porre rimedio a questi problemi sanando gli animali. Consiglio: se puoi fai come me.
ciao
lanfranco detto
grazie della risposta .
io a luglio quando ho saputo che dei miei vicini avevano avuto gli allevamenti infetti di mixomatosi ho chiamato il veterenario e li ho fatti vacinare tutti ( conto di rivacinarli entro dicembre )e ho istallato un`ammazzainsetti nel locale .
una delle coniglie fulva di Borgogna dopo il parto ( una settimana fa`)ha incominciato a starnutire ma continua ad avere una vivacita`ed un`appetito decisamente fuori dal normale come del resto ha sempre avuto mentre tutto il resto dell`allevamento mi sembra perfettamente sano.
scusa se ti torno a chiedere quando posso accoppiare nuovamente la femmina che ha abortito col maschio : posso farlo immediatamente o e` meglio aspettare qualche giorno ?.
grazie
conigliopoli detto
L’accoppiamento lo puoi fare quando ci stà; ma il risultato non è affatto garantito. Se c’è setticemia strisciante e l’aborto è stafilococcico, può accadere di tutto, anche che animali che sembrano sani, ma non lo sono, sviluppino ad un tratto piaghe podali, mastiti, aborti, metriti mortalità neonatale, ascessi, necrosi cutanee, riniti ed orecchie marce e pendenti, morte improvvisa. L’emergenza di un sintomo o dell’altro, è condizionata da fattori di stress, stagione, clima e soprattutto dall’alimentazione, cioè dal tipo di mangime e dal tipo e dosaggio di antibiotici che vengono somministrati ai conigli. Anche poco mangime industriale è sufficiente per creare questi problemi che magari non vedi subito e nel caso tu non glielo dessi affatto, potresti essere vittima dei danni che ha causato prima a quei conigli che, a quanto vedo e sento, non sono affatto affrancati dai loro problemi. Nel qual caso ti conviene rivolgerti al veterinario che ne sa certamente più di me. Per il resto è tutto scritto nel blog.
ciao