Conigli & Conigli

Mi fido solo dell’erba pulita

Allevare Bio 3

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La pratica di allevamento dei conigli

Una volta stabilite le quantità di animali che vorrete allevare, approntati i recinti sul terreno, i ricoveri e i conigli riproduttori da introdurre inizialmente sarete pronti a partire. I riproduttori iniziali dovrebbero essere costituiti ad es., da un gruppo omogeneo per età di  10 o meno giovani femmine e da 1 solo maschio di robusta costituzione che sia marcato e reso facilmente riconoscibile. Gli animali dovrebbero essere sani e giovani del peso di 2-2,5 Kg, per la razza di taglia media, e non ancora in stato di maturità sessuale. Questa è l’età migliore perchè meglio si adattino alle nuove condizioni, ma potrete provare anche con soggetti di diversa età tenendo presente che se già maturi sessualmente e di provenienza diversa, possono avere dei conflitti temporanei fino a quado non siano stabiliti esattamente i ruoli e le dominanze anche tra le femmine stesse.

 E’  da prevedere fin dall’inizio, nel recinto più grande, la presenza di almeno 1 recinto piccolo (altezza rete 120 cm.) dotato di cancelletto chiudibile dall’esterno nel quale si possano attirare i riproduttori con la somministrazione di cibo ghiotto per poterli poi afferrare e controllare senza dover rincorrerli per ogni anfratto del recinto maggiore dove si nasconderebbero in fondo alle tane facendoci affannare inutilmente a trovarli. Le operazioni di controllo della salute e delle gravidanze (palpazione) non devono essere troppo frequenti per non rendere gli animali inutilmente agitati ma ridotte all’essenziale. Infine, quando le fattrici siano prossime a partorire, andremo a separare il maschio dal gruppo per almeno 20-30 gg. dall’ultimo parto per consentire alle femmine di allevare e svezzare i piccoli indisturbate. Il maschio riproduttore può benissimo dimorare in una gabbia di rete senza fondo che potrete spostare sul prato 2-3 volte al giorno perchè lui possa mangiare l’erba sottostante  (attenzione alle insolazioni quando fa caldo) o, meglio in un altro piccolo recinto appositamente costruito nella garenna.

Appena introdotti, vedrete i futuri capostipiti del vostro allevamento un po’ spaesati, ma nel volgere di qualche ora avranno iniziato ad esplorare con curiosità evidente il recinto ed a stabilire l’ordine gerarchico del gruppo. In genere, il maschio dovrebbe dominare tutti, ma questo all’inizio potrebbe anche non accadere se qulache femmina mostra carattere un po’ più forte. Accadrà comunque sicuramente quando il maschio avrà raggiunto e consolidato la propria maturità ed identità sessuale.

Comiciate ad alimentare i vostri conigli esclusivamente con erba verde, fieno e futta se disponibile. Rimarrete impressionati dale moli di vegetali che sono in grado di divorare.

Un ottimo cibo da segnalare fra le frutta, sono i fichi che cadono in quantità da ogni pianta. Quelli già maturi ed anche fermentati sono un ottimo rimedio per aiutare a guarire le forme enteriche dovute ad ancora incompleto adattamento dell’animale alla dieta erbacea. Io ritengo che siano apportatori di fermenti utili all’intestino del coniglio.

Dopo che abbiano raggiunto la maturità sessuale fatto che avviene in garenna con alimentazione erbacea non prima di 8 mesi, ma più spesso intorno all’anno di età, il maschio comincerà a coprire le femmine che dovrebbero rimanere gravide e andare al primo parto nel giro di 30 - 32 giorni. Qualche giorno prima del parto dovrebbero cominciare a scavarsi una tana ipogea nella quale poi andranno ad accumulare paglia, foglie fieno per tapezzare la conchetta del nido, che infine verrà rivestita con pelo strappato coi denti dal ventre della femmina per costituire un ricovero caldo ed asciutto ai piccoli. A 25 giorni i piccoli escono dalle tane e cominciano ad assaggiare i primi fili d’erba in crescendo, puro continuando a nutrirsi con la poppata materna fino a 30-45 gg. In questa fase, particolarmente utile sarebbe che i piccoli disponessero di un più vasto spazio verde per poter iniziare a brucare, anche separatemente dalle madri. La cosa si può ottenere se le madri sono in un recinto all’interno del principale che ha maglie larghe dalle quali i piccoli possono andare in uno più ampio e poi ritornare ogni mattina per la poppata di diritto fin quando la madre non li allontani anche con qualche morsicone sulle orecchie. In tali condizioni i piccoli giungono allo svezzamento in condizioni migliori ed affrontano la crisi dello stesso più felicemente.

La crisi si presenta generalmente qualche giorno dopo lo svezzamento dal latte materno e può anche essere mortale per i piccoli che siano in stato di debolezza o non protetti sufficientemente dagli anticorpi del latte causa, per es un allattamento scarso o uno svezzamento troppo precoce. La crisi si manifesta come un riviviscenza della coccidiosi intestinale o epatica oppure più tardivamente di qualche altra forma enterica. Inizialmente potreste vedere che il coniglietto non è più “bello rotondo” come prima per la comparsa di due fossette ai lati alla groppa e l’ingrossamento dell’addome (coniglio spanciato). Se il soggetto è molto piccolo e debole la morte sopraggiunge fulmineamente nel giro di 24 ore o meno. L’animale presenta solitamente ventre gonfio per gas ed un piccolo segno di diarrea. All’autopsia, si riscontraranno molto facilmente il fegato chiazzato più o meno estesamente da macchiette giallastre (coccidiosi patica) e l’intestino con zone biancastre a volte emorragiche (coccidiosi intestinale). In genere la mortalità investe i soggetti più deboli della covata e poi si arresta naturalmente in quelli più forti che accennano soltanto un dimagramento e poi riprendono  a crescere normalmente per raggiungere in 6-8 mesi un peso vivo di 2, 8 Kg. Da notare che un coniglio biologico che presenti solo una lieve traccia di coccidiosi epatica attiva nel fegato, è assolutamente immangiabile per il cattivo sapore della carne. Come ho già detto, se non è morto, molto probabilmente guarirà completamente in qualche mese da questa malattia mangiando solo  vegetali verdi  e ve ne accorgerete vedendo che progressivamente la pancia diminuirà e ricomincerà a crescere florido nell’aspetto. Alla fine le necrosi epatiche dovute alla coccidiosi infantile saranno completamente riassorbite e rigenerate, se ne troverà al massimo qualche lieve cicatrice biancastra nel fegato. E’ possibile che oltre alla coccidiosi, insorgano contemporaneamente altre patologie enteriche nel piccolo svezzando. A volte, malgrado l’allattamento, si vedono alcuni piccoli morire con l’intestino occluso da un bolcco di feci cretose. Non è stato stabilito con esattezza da cosa dipenda questa patologia ma potrebbe essere opera di colibatteri particolari. E’ un inconveniente saltuario che non preoccupa. In altri casi possono comparire, in relazione alla coccidiosi o meno starnuto, suppurazioni nasali ed oculari lievi, enteriti mucoidi, ma in modo sporadico.

Alimentate i vostri animali regolarmente secondo i loro bisogni e cresceranno insieme senza problemi fino in prossimità della maturità sessuale. La eventuale macellazione dei soggetti destinati ad uso alimentare deve avvenire entro tale periodo. Se ciò non avviene bisogna comunque separare tutti i maschi dal gruppo pena l’instaurarsi di lotte anche mortali con il maschio dominante che se non portano a morte i soggetti più deboli ne rendono la carcassa gravemente compromessa a causa dei postumi ai morsi ricevuti in continuazione.

Da tenere presente che i cicli riproduttivi degli animali così allevati, dovrebbero un po’ seguire l’andamento stagionale e solare. Nel mio allevamento, durante l’inverno sono presenti di solito solo i riproduttori. I primi nati si hanno in gennaio o febbraio per terminare con i parti nel mese di giugno. In tal modo avremo a disposizione tutto il foraggio verde che serve nel periodo più favorevole, per ritornare nei mesi di ottobre novembre e dicembre a ad avere in carico i soli riproduttori che hanno una vita utile di 1-3 anni. Suggerisco di cambiarli entro questa data anche se portebbero eventualmente durarne 5.

Dobbiamo notare che un allevamento di questo tipo ha una limitatissima produzione di odori ed insetti (mosche) per il fatto che non vengono distribuiti mangimi concentrati (abolire assolutamente anche la crusca e simili).

Le deiezioni che si accumulassero e le lettiere eventualmente raccolte ed ammucchiate annualmente, subiscono un processo di fermentazione con blando riscaldamento e poi, dopo essersi convenientemente ossigenate, sono un ottimo ammendante per terreni ortivi o prativi eventualmente in unione di un po’ di concime minerale adatto agli scopi. Nel caso si somministri ai conigli molta erba medica è anche possibile che sulle vecchie lettiere, stratificate in loco,  si producano spontaneamente ottimi funghi prataioli commestibili.

Sulla macellazione del coniglio.

Premesso che le attuali leggi sanitarie non permettono di macellare in proprio gli animali allevati, ma sarebbe obbligatorio ricorrere a macelli pubblici autorizzati, voglio dire alcune cose a tutto vantaggio dei conigli che comunque venissero macellati in proprio per consumo personale.

Il metodo dell’uccisione con un fendente alla nuca o sul collo dell’animale inferto con un tubo metallico corto o direttamente con la mano tesa o a pugno è alle volte crudele specialmente se operato da inesperti o da persone non dotate della giusta abilità e forza fisica. Inoltre il fendente lascia un vasto ematoma che rende incommestibile la carne interessata.

Premetto, che gli animali avvertono spesso quando è il loro momento e, sarebbe buona cosa cercare, per quanto possibile, di non  farli agitare più di quanto non lo siano già per le manovre insolite che precedono la loro ultima destinazione. A tal fine, dopo averli afferrati, sarebbe bene attendere un po’ accarezzandoli sulla schiena e cercando di contenere dolcemente, ma con fermzza i loro tentativi di divincolarsi.  Se opererete con calma, voi per primi, dopo qualche accarezzamento anche l’animale si rilasserà facilitandovi il compito successivo e riducendo quindi la sua sofferenza. Naturalmente bisognerebbe avere anche la cura di non macellare i conigli nelle vicinanze dell’allevamento e di separare nettamente il contatto coi vivi dalla macellazione effettiva, per non far avvertire agli altri l’odore del sangue.

Più indolore per l’animale e migliore da attuarsi ritengo sia la tecnica del dislocamento cervicale che produce l’interruzione istantanea del midollo spinale nella zona del collo. Si ottiene, sommariamente, afferrando l’animale per le zampe posteriori unite, dopo che si sia fatto rilassare al meglio possibile, con una mano e alla testa con l’altra, facendo passare il pollice fra le due orecchie e ponendo le altre  4 dita sotto il mento. Si fa poggiare dolcemente il costato dell’animale ben disteso su una coscia appena sopra al ginocchio e con la mano che tiene la testa si dà uno strattone repentino in avanti, tenendo ferme le zampe posteriori e reclinando contemporaneamente il capo del coniglio assai all’indietro fino ad udire un netto scrocco ed un allontanamento lieve della testa dal tronco che segnala la dislocazione avvenuta. L’animale a questo punto si dibatte ma è già morto ed insensibile, si può appendere a testa in giù e può già essere sgozzato per fare uscire meglio il sangue. Dopo qualche minuto si può procedere alla sua macellazione completa. Tale metodo di soppressione, a detta dei professionisti della macellazione è da considerare migliore in assoluto anche a quello che preventivamente allo sgozzamento (sempre secondo la legge), vorrebbe il coniglio stordito da una scarica (storditore elettrico) il quale causerebbe all’animale  una inutile sofferenza.

La legge impone infine di togliere alla carcassa dell’animale,  ancorché sano, il cuore ed i polmoni.

Inutile dire che, oltre che essere perseguibile per legge, la macellazione in proprio richiede, a tutela della salute del consumatore finale, anche una specifica conoscenza delle patologie e degli stati di salute dell’animale, sia prima, sia dopo la macellazione, con la differenza che in un animale biologico, se qualche affezione è in atto, generalmente si vede subito e la carcassa non è nemmeno lontanamente commestibile, mentre negli animali “a norma di legge” se qualche malattia è presente, mascherata o inibita dal relativo medicamento, può anche non accorgersene nessuno, salvo forse il consumatore finale che, se non ha il palato foderato di zinco, avvertirà dei sapori non proprio conformi alle aspettative.

Una volta non pesavano così tutti questi problemi sanitari, non esistevano nemmeno i frigoriferi eppure la carne veniva macellata e frollata senza problemi perchè era carne che aveva una maggiore resistenza intrinseca alla putrefazione ed alle contanimazioni batteriche esognene, in poche parole non era gonfiata in modo artificioso e quindi contenva tutte le sue sostanze nei giusti rapporti, senza trucchi. La carne di oggi, invece, geme acqua come una fontana, perfino il “pannolino” le mettono sotto a volte, nelle vaschette del supermercato per assorbirla. E’ , toppo spesso, una carne che si decompone e si corrompe in un attimo ed è anche perciò che sono state promulgate leggi tanto minuziose in materia sanitaria alimentare; questo particolare però non ve l’hanno fatto sapere perchè loro ormai hanno preso la decisione di ingabbiare tutti: gli animali prima e voi dopo, di conseguenza in nome del profitto, e solo di quello! Poi vi accuseranno di mangiare troppo se rimanete obesi, tutto per coprire i guasti che il loro sistema drogato sta creando in tutti i modi possibili alla salute della gente.

E’ triste ma è proprio così!

 

37 Risposte a “Allevare Bio 3”

  1. andrea detto

    Ti devo fare i miei più vivi complimenti per la tua impresa!
    Sono felice che qualcuno abbia il coraggio di seguire una convinzione e di trasformarla addirittura in attività commerciale!
    E poi il sito è molto ben fatto e correttamente documentato in maniera scientifica!
    Io sono un “triste informatico” che trova la propria medicina nel piccolo appezzamento di famiglia dove da diversi anni non si usano diserbanti o insetticidi: nel frutteto scorazzano orde di tacchini!
    E’ mia intenzione, dopo l’estate, cimentarmi anche nell’allevamento dei conigli (ad uso esclusivo famigliare) e per questo volevo chiederti alcuni chiarimenti/consigli:
    1- partendo da una coppia “commerciale” e cercando di affrancarla all’alimentazione naturale, che razza mi consigli?
    2- quando parli di erba come alimento principale, ti riferisci anche all’erba spontanea? (gramigna?)

    Ti ringrazio anticipatamente.
    Andrea

  2. Caro Andrea, ti ringrazio per l’apprezzamento, ma ora non faccio attività commerciale nel campo dell’allevamento. Le razze non hanno grande importanza, posso diti che ad es. I conigli nani sono assai rustici e prolifici come pure quelli della razza Ariete che sono anche molto belli, però tutte le razze vanno bene, scarterei i giganti a causa della minore resa della carcassa alla macellazione. Io ho sempre allevato meticci ovvero bastardissimi conigli di razze da carne con dentro Ariete, Blu di Vienna, Nuova Zelanda, California, Fulvo di Borgogna, Grigio bresciano badando solo a selezionare i soggetti in base a robustezza, sanità, taglia e prolificità, eliminando quelli dal carattere non mite. Scarterei in assoluto il coniglio d’angora.
    Per l’erba, intendo quella dei prati naturali quindi anche la gramigna, anche se è meglio che ci siano più varietà, anche leguminose che apportano proteine. C’è scritto tutto comunque ed i conigli mangiano praticamente tutto quello che è verde, anche il lauroceraso in parte o i rami di olivo e le frutta cadute dagli alberi, le bucce dei fagioli e dei piselli salvo poche specie (malva, melissa, oleandro). Anche l’erba che viene dallo sfalcio dei giardini va bene purchè sia pulita. In Allevare Bio 1, in fondo c’è tutto (dispensa)
    Un cordiale saluto e tanti auguri per l’impresa.

    claudio

  3. andrea detto

    GRAZIE! Proverò con alcune coppie che mi vuole regalare un vecchio contadino che se ne vuole disfare! comunque ti aggiornerò sull’impresa! (…..e ti manderò pure qualche foto!).
    Saluti. Andrea

  4. Andrea detto

    L’impresa è finalmente partita ed alimento i “piccoli” esclusivamente con fieno di avena ed erba fresca (anche erba medica). Volevo chiederti cosa ne pensi della farina di pisello come integratore proteico per la dieta!
    Grazie ancora.
    Andrea

  5. conigliopoli detto

    Avevo provato ad alimentare i conigli anche con leguminose secche in fase iniziale (lenticchie per lo più, ma anche piselli), però erano semi interi. La carenza proteica se dai della medica non dovrebbe essere sentita, le farine possono presentare alcuni problemi di qualità e stato, inoltre entri a fare parte di un campo più rischioso aumentando la concentrazione della razione.
    ciao, ed auguri

  6. Andrea detto

    In realtà io mi riferivo a farina ottenuta da piselli macinati da me secondo esigenza, proprio per evitare muffe o parassiti vari!
    Per i periodi di carenza di erba medica verde, potrei somministrare quella in pellet, normalmente usata per i bovini? (100% erba medica).
    Grazie. Spero di non stressarti più!
    Andrea

  7. simonetta detto

    menomale che si sono salvati

  8. agostino frateiacci detto

    da 1 coniglia che mi hanni regalato ne ho ormai 20, non riusciro’ mai ad ucciderli ma li sistemero’ ad amici(spero) esiste una razza di conigli da allevare per la lana senza ucciderli? es angora. non riesco a trovare nessun allevamento sul web, vorrei passare a questa razza.

  9. conigliopoli detto

    Oltre la razza d’Angora non mi risultano altre razze da “lana” ma solo da pelliccia. Per l’allevamento di conigli d’Angora so che ce ne sono pochi ma non saprei indicarle dove, dato che sono fuori da ogni genere di mercato da molti anni. La consiglio di vedere alle mostre, in particolare quella di Erba oppure di scrivere a qualche rivista specializzata. Anni fa c’era Coniglicoltura Moderna, ora non so

    cordiali saluti

  10. valentina detto

    Complimenti per il sito, è veramente molto interessate e permette, anche a me che sono figlia di contadini di attuare tecniche di allevamento naturali. Le stesse che usava mia nonna ma di cui ne avevamo perso il ricordo. E oramai molti contadini si adattano ad utilizzare tecniche suggerite da rivenditori di prodotti agricoli o pseudo eperti che hano tuto ‘interesse ad indicare i mangimi come unica soluzione e panacea per tutti i mali.
    Io adottato una tecnica naturale seguendo i pochi ricordi d’infanzia, i tuoi suggerimenti e a volte un po’ di intuizione e buon senso.
    Approfitto ora per una domanda: volendo allevarei conigli all’aperto ci sono delle cautele da utilizare, per esempio
    - per la recinzione al fine di contrastare l’attacco di predatori
    - le femmine gravide possono essere lasciate a terra con gli altri conigli o devono essere separate dagli altri, penseranno loro a costruirsi un nido sicuro a terra? o meglio è porle in gabbie con cucette per il parto?

    tante grazie

    valentina

  11. conigliopoli detto

    Cara Valentina, innanzitutto ti ringrazio molto per la tua testimonianza che ritengo molto importante e mi conforta non poco, dimostrando che non sono un visionario quando rilevo certe cose; per quanto riguarda la recinzione, quella esterna e perimetrale deve essere molto ben fatta. Il reparto di riproduzione (ma credo sia tutto scritto nelle pagine del blog), deve poter prevedere in caso di necessità la copertura in rete anche del soffitto (rapaci, corvi, gatti). Inoltre anche la donnola ed il topo potrebbero costituire un minaccia. Ho consigliato le oche come guardiano-dissuasore notturno dei conigli o in alternativa, veleno per i topi e rete fine per le donnole. Poi non so se nella tua zona ci siano altri pericoli.
    Le femmmine poi si arrangiano benissimo a scavare la tana e convivono bene con gli altri, una volta abituate. L’unica cosa da guardare è se ci siano incompatibilità tra maschi all’inizio e badare di non avere più di un maschio sessualmente maturo all’interno del gruppo, pena lotte feroci e continue pere la dominanza dello stesso. Comunque se puoi dai un’occhiata ai filmati. Un cordiale saluto
    claudio

  12. antonio detto

    complimenti vivissimi per il sito…io è gia da qualche annoche allevo conigli…e dv dire che tuttoquello che hai scritto è davvero tuto quello che bisogna sapere!!!complimenti ancora!!!ma volevo chiederti un informazione…:è risaputo che lafemmina va messa nella gabbia del maschio,ma per motivi chge nn sto qui a spiegare….sono stato costretto afrer ilcontrario….e a diffrenza delle altre volte…nn ho visto il corteggiamentoo l’accoppiamento immediato…dato che il maschio era spaesatoe impaurito…sai darmi un suggerimento?? mi hanno consigliato di togliere dall gabbia per una notte la femmina e poi rimetterla nella gabbia(che era sempre stata sua) insieme al maschio…!!!
    grazie in anticipo…;)

  13. conigliopoli detto

    Il suggerimento è quello di seguire la tradizionale prassi. Il maschio infatti si sente forte quando domina il territorio (cioè la sua gabbia) e debole, almeno temporaneamente, quando viene messo in un luogo diverso dal suo dove ci sono odori di altri conigli. E’ un vero linguaggio che hanno. Egli contrassegna il suo territorio con messaggi odorosi: spruzzi di urina, soffregamenti del mento contro oggetti ecc. L’unica cosa che ho sentito dire è di spruzzare nella gabbia un po’ di aceto per corire tutti gli odori e farne un terriotio neutrale, ma credo sia più semplice fare cone fanno tutti cioè di portare la femmina dal maschio.

    Saluti

    claudio

  14. Peppe detto

    Gent. Sig. Claudio,
    facendoLe innanzitutto i complimenti per le nozioni e le informazioni che Lei ha messo a disposizione, volevo chiederle visto che anch’io ho intenzione di intraprendere questa attività un consiglio su cosa piantare nel recinto, e come gestire la crescita e la ricrescita dell’erba. cioè come fare per gestire il giusto ciclo per rinverdire all’interno del recinto.
    Grazie e saluti.

  15. conigliopoli detto

    Gentile Peppe,
    ho scritto in questo blog le specie di erbe e di frutta che i conigli gradiscono. Per quanto riguarda i recinti consiglio di tenere un indice di almeno 35 mq per capo. Ma dipende poi dalla produttività del terreno, se è irriguo oppure no. L’erba Medica ha un posto di primo piano, ma insieme ad altre piante ombrellifere e composite è meglio. Occorrerebbe predisporre dei recinti in modo che gli animali possano essere facilmente traslocati dall’uno all’altro, tramite passaggi chiudibili (tubi) e con un periodo di rotazione di almeno 35-40 gg tra un utilizzo e l’altro. Se poi dovesse essere necessario, alla fine del periodo di pascolo, provvedere a tagliare le erbe rimanenti lasciando le spoglie sul suolo, per imperdire che proliferino più di tutte le specie sgradite ai conigli (ad es. ortiche).
    cordiali saluti

  16. maria detto

    ho un coniglio ancora di quasi un anno dove posso trovare un maschio???

  17. maria detto

    bel sito

  18. conigliopoli detto

    Cara Maria, non saprei come aiutarti, ma di solito i mercati agricoli hanno almeno qualche esemplare, Altrimenti guarda su internet se c’è qualche allevamento nella tua zona, ma attenta ai prezzi che ti sparano. Scegli un maschietto di almeno 2 Kg di peso e comunque i maschi hanno meno problemi ad adattarsi.
    ciao e grazie

  19. maria detto

    visto che conigli d’ancora non ci sono e non li posso trovare perchè sono l’unica ad averla nel mio paese (buccheri) appena so che qualcuno a un coniglio maschio lo faccio accopaiare
    ciao e grazie

  20. valentina detto

    Gent.Claudio,
    come da tuo suggerimento i visto i filamti. Complimenti, i conigli sono bellissimi e si vede che l’allevamento all’aperto è tutta un’altra cosa. Bellissimo vederli cimentarsi nelle loro attività, e le femmine nella costruzione del nido.Mi sono fatta un’idea più chiara anche sulla struttura del recinto. Sono già avvantagiata perchè al momento dispongo di un pollaio molto spazioso in parte inutilizzato. Lo attrezzerò di tutto punto per adeguarlo alle loro esigenze. Credo però che dovrò completamente ricoprirlo con rete, la mia è una zona di donnole, volpi ed inoltre ho una bella colonia di gatti. Mi resta un dubbio al quale non ho trovato risposta sfogliando il sito: al momento dispongo di due maschi e 4 femmine come riprodutori.Ho inoltre i figli del primo accoppiamento che hanno ora 6 mesi. La domanda è: quando vorrò rinnovare i maschi (sostituendoli per anzianità) posso utilizzare i loro figli per farli accoppiare con le sorelle? Oppure: tenendo presente che 1 maschio e 2 femmine sono di una razza e provenienza e l’ altro maschio 1 maschio e due femmine di un’altra razza e provenienza, posso selezionare un maschio dagli eredi di una famiglia e farlo accoppiare con le femmine dell’altra? questo allo scopo di non dover più acquistare maschi. Le razze sono simili. Cambia solo che quelli di un gruppo(1 maschio e 2 femm.) sono di taglia più grande (il maschio è pezzato e le femmine rosse con il pelo un po’ lungo).Questo potrebbe essere un problema, magari per la dimensione dei piccoli alla nascita?… certo che con questa seconda ipotesi perderei un po’ la purezza della razza, soprattutto per quanto riguarda quelli “giganti”. Cosa mi suggerisci?

    grazie anticipatamente.

    Valentina

  21. maia detto

    non ti preocupare c’è un mio amico che a fatto accoppiare un ariete con un altra razza e alcuni ci sono venuti con le orecchie alzate a altri con le orecchie giù e seli sono presi subito (dopo 1 mese e 20)

    ciao

  22. Arnaldo detto

    Gentile Claudio,

    grazie per la condivisione delle Sue esperienze. Ho un medio allevamento di galline all’aperto. Vivono in totale libertà all’interno di un grande recinto in rete metallica 70mx60m.

    In base alla Sua esperienza i conigli potrebbero convivere con le Galline?

    Se si, sarebbe meglio lasciare a loro la realizzazione della tana o potrei aiutarli io creanone una per loro?

    Grazie,
    Arnaldo

  23. rocco palazzo detto

    GENT. CLAUDIO
    Mi chiamo rocco ed abito in basilicata e precisamente in provincia di matera e facendo una ricerca in rete ho trovato il tuo sito, che dire eccellente, e non è da tutti mettere la propria esperienza a disposizione senza chiedere niente in cambio,e direi che lei ha molta esperienza di allevamenti biologici,;lo posso dire con certezza perchè anchio da 8 anni ho un piccolo allevamento per il fabbisogno familiare, passione trasmessami da mio padre.Vorrei ringraziarti innanzitutto per come ti poni nei confronti dei mangimi e degli allevamenti intensivi dove la regola principale per entrambi e quello di fare soldi a tutti i costi anche a discapito della salute di chi acquista il prodotto finale. Comunque non voglio più annoiarti perchè la storia la conosci bene. Volevo chiederti una cortesia, ho a disposizione circa 8 ettari di terreno e vorrei intraprendere l’attivita di allevatore visto che quella di agricoltore non va bene.Visto che per vendere il prodotto oggi giorno e meglio associarsi ad un gruppo o ad una filiera possibilmente seria ,mi sapresti dare delle dritte in merito o anche semplcemente degli indirizzi o siti , non so come fare.
    Ringraziandoti anticipatamente della tua disponibilità,e della tua lealtà cordialmente ti saluto.

    Palazzo Rocco

  24. conigliopoli detto

    Gentile Rocco, purtroppo io sono da anni completamente fuori dal giro commerciale, perché il lato commerciale non mi interessa in quanto ritengo che non sia possibile fare concorrenza di mercato e guadagnare soldi col coniglio biologico nelle attuali condizioni, ma penso che per valorizzare un prodotto biologico dovresti farti consigliare dalla Camera di Commercio, ad esempio o da qualche ente che promuove i valori del territorio.
    Ti ringrazio per avermi scritto

  25. Fabrizio detto

    Ciao sono fabrizio, anch’io stò provando a svezzare i piccoli abituandoli all’erba fresca, ogni tanto metto le fave secche in ammollo per un giorno per poi scolarle per bene dall’acqua, vedo che ne vann ghiotti , potrebbe essere una valida alternativa ale miscee?

  26. conigliopoli detto

    Caro Fabrizio, i legumi secchi o reidratati o anche freschi con tutta la pianta sono una ottima fonte proteica per l’animale. Ti consiglio di provare e di non eccedere comunque, perchè aumentando la forza dell’alimento potresti dare forza anche a qualche malattia. La pratica dell’alimento concentrato secondo me è sbagliata dall’inizio. Comunque i legumi, come il pane ed i cereali in quantità moderata ed anche tenendo conto del fabbisogno animale relativamente alla stagione vanno bene.

  27. Gianfranco detto

    Ciao, ho un piccolo allevamento per il consumo familiare, ho in allestimento un bel recinto per poterli allevare a terra, nel frattempo sono costretti in gabbia. Nell’ alimentazione piano piano stò eliminando i mangimi. Il fieno non viene mai a mancare e do loro erba fresca quasi tutti i giorni, di tanto in tanto anche della frutta e delle verdure. La mia domanda è la seguente:
    Ho trovato su due conigli di circa 12 settimane macellati di recente, alcune macchie giallastre sul fegato (circa una decina sparse su tutto il fegato). I conigli sono di aspetto robusto e non noto nulla che riguardi la mancanza di appetito o altro che mi possa dare da pensare. Che posso fare per prevenire questo? La carne che di aspetto si presenta ottima, ha delle contrindicazioni ad essere mangiata?
    Ringraziandoti anticipatamente della tua disponibilità,e del tuo eventuale consiglio cordialmente ti saluto.

    • conigliopoli detto

      Scusa ma ho avuto un problema di notifica dell’email.
      Allora, le macchie, se sono rotondeggianti, grosse come un grano di miglio circa e non di forma allungata quasi sicuramente sono tracce di un attacco non grave di coccidiosi epatica repressa dai mangimi e comparsa tardivamente in seguito alla riduzione degli stessi. Il fegato non è mangiabile, la carne, se è bella e non presenta odori sgradevoli alla cottura è commestibile. I conigli adulti se messi a terra con alimentazione verde possono guarire completamente da queste lesioni rigenerando il loro fegato in 2 3 mesi, tanto prima nel tuo caso che non mi sembra grave dato che gli animali non appaiono deperiti. Attenzione che in gabbia la malattia potrebbe aggravarsi per gli altri. Per il resto leggi le istruzioni riguardo alla coccidiosi.

      ciao

  28. Marco detto

    Sono un biologo e condivido le tue idee riguardo ai danni degli allevamenti (e dell’agricoltura) intensivi. Mi complimento inoltre per questo sito, davvero una bella idea! Vorrei, se possibile, poterti contattare privatamente. Grazie

  29. Andrea detto

    Gentile Claudio,
    sono ormai 2 anni che seguo i suoi consigli e sono soddisfatto del risultato!
    Ho una piccola garenna di 15 mq dove allevo 3 fattrici che porto ciclicamente dal maschio che tengo separato in un altro recinto.
    il mio problema è la mortalità durante la fase dello svezzamento.
    Partendo da animali abituati ai mangimi e alla gabbia avevo messo in conto le perdite ed infatti delle prime nidiata se ne salvavano 1 o 2 esemplari.
    ho riprodotto i sopravvissuti e adesso sono sui 4-5 a nidiata.
    Proseguendo con la “selezione” ho ancora margini di miglioramento? che alimentazione mi consigli in questa delicata fase? i coniglietti hanno a disposizione lo stesso cibo delle madri (fieno e erba verde) e ho acidificato l’acqua con l’aceto.
    Un contadino mi consigliava la crusca, può andare bene?
    Grazie per l’attenzione.
    Andrea

    • conigliopoli detto

      Caro Andrea, sono davvero contento di quanto mi dici perché vuole dire che dopotutto sono riuscito a trasmettere il messaggio che volevo. Sono certo che ci siano ancora molte possibilità di miglioramento, anche per i miei. Per esempio, io per la prima volta dopo 10 anni non ho avuto alcun morto in fase di svezzamento quest’anno perchè non vi è stata crisi da svezzamento. Io ti consiglio di passare alla riproduzione i migliori fra quelli nati e di continuare così per qualche generazione per rinforzare il ceppo. Quanto a dare della crusca, te lo sconsiglio vivamente poiché la crusca contiene olio ed è molto energetica. Ora la morte in fase di svezzamento è dovuta solitamente a coccidiosi o/e a colibacillosi. Il consiglio di alimentazione che ti do è questo, anche alla luce delle esperienze che ho potuto fare quest’anno: se puoi, fa in modo che la dieta contenga il 50 % almeno di erba medica fresca oppure fieno della stessa, che sia, per alcuni periodi almeno, di erba medica matura, quasi legnosa ed obbligali a consumare, nel periodo estivo, anche gli steli lignificati; crescono forse meno ma con questa dieta da fare per un mese o 2 in estate si puliscono l’intestino e probabilmente incrementano la microflora che attacca la cellulosa e che è molto positiva; evita completamente ogni forma di granaglie e cereali soprattutto ai piccoli e assolutamente non dare mai granoturco. Acidifica sempre o quasi l’acqua di bevanda con 5% di aceto naturale e vedrai che un po’ alla volta il ceppo dei tuoi conigli si fortificherà. Se puoi, dai loro dei fichi quando è la stagione, anche quelli a terra mezzo andati o secchi o coi moschini sono un ottimo pro biotico acetico per il loro intestino ed un toccasana contro le enteriti. Tieni presente che quei conigli potrebbero avere ancora qualche malattia nascosta da espellere, per cui una dieta come quella che ti ho consigliato è la migliore essendo povera di energia e leggera per il loro fegato. Crusca e granaglie invece (potrebbero anche contenere micotossine) appesantiscono il fegato che è la più importante difesa contro le malattie. Quando avrai un ceppo suffficientemente forte, e te ne accorgerai da solo, allora potrai dare anche un po’ di pane od orzo fioccato per ingrassarli un po’ e vedrai che fatto con prudenza non recherà alcun danno ai conigli.
      Tanti auguri di buona riuscita. E’ ora che cambino certe mentalità nei confronti di questo animale e mi dispiace proprio poco se i veterinari o i negozianti ci troveranno poco da guadagnare in tutto questo.
      ciao

      • Andrea detto

        Grazie, come sempre ILLUMINANTE!
        tra una settimana dovrei cominciare a svezzare una nidiata e domani mi dovrebbe figliare un’altra coniglia!
        Le farò sapere l’esito!
        (in effetti la crusca “mi puzzava” un po’ come soluzione).
        Non le nascondo che la mia più grande soddisfazione è crescere un animale a costo ZERO! Così era l’economia domestica una volta e quando incontro qualcuno che mi dice: “ma io ci impiego appena tre mesi col mangime per arrivare a peso i conigli e tu tre volte tanto” io esplodo di gioia nel rispondergli: “ma tu quanto spendi di mangime? e che gusto ha la carne?”.
        Saluti. Andrea

  30. mirko detto

    mi chiamo mirko sono di mantova e ho letto le informazioni del suo sito le trovo molto interessanti; io o una 30 di coniglie di varie razze allevate in gebbia, ed in fase di svezzamento o parecchia mortalità gonfiamenti e feci molli,io somministro alle fattrici prima del parto mangime , anche in svezzamento con erba medica secca. poi faccio una miscela con mais 60% schiacciato e un 40%di orzo schiacciato e fieno di medica a volonta. Cosa mi coinsiglia dal punto di vista alimentare?

  31. mirko detto

    per me va bene mi riesce piu facile io gli animali lim tengo in gabbie fatte da me molto larghe dove possono alzarsi e girare non mi piace vederli stretti allo stesso tempo devono arrivare in 4 mesi attorno ai 3,2 kg

    • conigliopoli detto

      Salve, per una sovrapposizione accidentale, la risposta non era indirizzata a te ma ad Andrea. Me ne scuso. Comunque, valgono le cose che ho detto per lui con in più il problema dell’allevamento in gabbia che può favorire la coccidiosi. Il fatto di alimentare con mangime ed altro, poi può essere controproducente perchè se è veroche da una parte l’animale mangia cose più genuine, dall’altra, il mangime lo ha già condizionato ed in tal modo, aggiungendo dell’altro alla razione, si varia di fatto la sua formulazione e si diluiscono oltre misura i presidi terapeutici che esso NECESSARIAMENTE deve contenere, data la sua più alta energia. Tutto dipende da cosa vuoi fare. Io eliminerei senz’altro il granoturco e ridurrei il fioccato d’orzo al minimo aumentando la medica, ma se lo fai per reddito, cioè tenendo conto degli accrescimenti prima dell’etica di allevamento allora non sono io a poterti efficacemente consigliare; ti dico continua col mangime e ti dico che avrai sempre qualche problema più o meno grave, più o meno emergente. La realtà è questa purtroppo. Se hai letto bene il mio blog, anche dal punto di vista delle malattie (pag. analisi) ti renderai conto del perché ciò accade.

  32. conigliopoli detto

    Dammi pure del tu, Andrea, non sono abituato ai formalismi; se per te va bene, naturalmente. Comunque i conigli possono essere pronti anche in cinque sei mesi se tutto va bene. A parte il lato economico, c’è una cosa che mai nessun mangime potrà dare ed è la consapevolezza di allevare animali che non sono infelici ma reali sebbene abbiano generalmente un vita breve. Quando ne hai di fronte uno capisci tutto il suo valore ed anche lui capisce, te lo assicuro.

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