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Comprendere le malattie del coniglio
Il coniglio è stato sempre presentato come un animale problematico, debole, dalle molte malattie, addirittura, in certi paesi del Mediterraneo, si crede che non debba neppure essere mostrato ai vicini perché attirerebbe su di sé il malocchio. Il fatto che più sconcerta di solito è che la malattia, quale essa sia, insorge repentinamente, senza preavvisi e porta a morte in tempi brevi numeri consistenti di animali, vanificando solitamente anche gli interventi più tempestivi. La scarsa presenza di anticorpi circolanti nel sangue di questi animali però non significa affatto che essi siano deboli come si crede, anzi io ho dimostrato che in idonee condizioni d’allevamento, le supposte debolezze che sono notoriamente attribuite a questi animali non esistono o addirittura diventano espressioni di forza.
Chiarisco subito che il problema malattie sarà sempre gestito ma mai risolto se non si adotteranno con giustizia strategie naturali nell’allevamento degli animali.
L’animale sano, nelle condizioni ordinarie degli allevamenti intensivi, non esiste! (parlo per conoscenza di quelli dei conigli, ma credo che anche per allevamenti intensivi di altre specie il discorso abbia una sua valenza).
Esistono invece animali con diversi stati d’equilibrio fra fattori patogeni, presidi terapeutici, fattori alimentari che, per lo più, sono portatori sani immuno-tolleranti di potenziali distruttivi per la loro salute, non appena l’equilibrio suddetto subisca un’incrinatura per qualsiasi motivo. Infatti, si sente dire dai veterinari che gli animali d’allevamento intensivo sono costantemente immunodepressi; è solo un eufemismo utilizzato per giustificare quello che ho detto più sopra senza dover dare troppe spiegazioni, a riprova, durante il periodo del mio allevamento intensivo, anch’io dovevo essere immunodepresso, in quanto ogni tanto mi accadeva di contrarre quella fastidiosa micosi sulle mani o sulla faccia.
Principali malattie della specie:
Non è mia intenzione trattare qui delle malattie ma della strategia generale per abbatterle. Quello che precede i principi generali della strategia è solo un piccolo elenco di quello che si poteva ritrovare negli allevamenti, almeno fino all’anno 2000 quando ho smesso quell’attività. Una panoramica più esatta di tutte le brutture sanitarie che è possibile riscontrare in un allevamento e che sono generate per lo più dalle condizioni dello stesso e dai mangimi la trovate in questo documento di cui apprezzo la completezza, ma del quale affatto non condivido l’analisi delle cause di tali malattie che, come ho detto risiedono negli abomini delle pratiche di allevamento industriale, e nell’omertosa cecità degli specialisti del settore. Quanro segue sarà forse incompleto nel particolare, ma esatto dal punto di vista della strategia generale che si deve tenere con queste patologie.
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Malattie da protozoi
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Sono principalmente le varie forme di coccidiosi sia epatica che intestinale dovute a protozoi del genere Eimeria spp. i quali causano danni epatici ed intestinali gravi spesso mortali nei giovani soggetti. I protozoi risiedono naturalmente anche nell’intestino dei conigli sani ma, in particolari condizioni, possono proliferare abnormemente, virulentarsi, e distruggere le mucose intestinali, colonizzando le cellule o i parenchimi epatici causando necrosi giallastre e disseminate. Negli allevamenti industriali la malattia viene controllata efficacemente con sostanze coccidiostatiche sempre presenti nel mangime dei riproduttori e dei soggetti in accrescimento fino a che la legge lo acconsente ovvero circa 30 gg. prima della macellazione. Nell’allevamento naturale il controllo di tale insorgenza si attua mediatamente senza presidi medici:
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mediante l’impiego di riproduttori in equilibrio di sanità con questa malattia
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con lo svezzamento dei piccoli non prima di 45 gg. di età, perchè siamo protetti dagli anticorpi del latte materno
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se possibile con una rotazione periodica degli spazi frequentati dai conigli,
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con un’alimentazione priva di ogni cereale, pane secco, seme o granaglia,
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con l’eventuale acidificazione dell’acqua di bevanda col 5% di aceto naturale,
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con l’evitare in modo assoluto l’umidità ristagnante del fondo della garenna, sportattuto in prossimità dei luoghi dove i conigli si accalcano e c’è calpestio frequente, ad es. intorno agli abbeveratoi.
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Malattie batteriche naturali
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I batteri che possono in natura attaccare il coniglio sono moltissimi, ma principalmente la Pasteurella Multocida, Francisella Tularensis e la Bordetella Bronchiseptica avrebbero una incidenza significativa nelle epidemie naturali per affezioni respiratorie. Personalmente non ho mai visto animali morire di queste malattie, mentre in allevamento il discorso cambia assi e moltissime sono le specie implicate in processi patologici. In allevamenti dove l’antibiotico è di casa, il batterio più temibile ed immediatamente rilevabile tramite emocultura è sicuramente lo Stafilococco Aureo, in grado di causare setticemie acute o croniche, ascessi, polmoniti, mastititi, necrosi, metriti, eneteriti, aborti, piaghe podali. Esso, non è solitamente solo in questo lavoro, ma lo troveremo facilmente associato ad altre specie non meno pericolose in quel contesto artificiale drogato come Bacillus Cereus, Pseudomonas spp., Streptococco spp, ed altri. Più che valutare quali siano i generi le specie in gioco, comunque è strategicamente utile sapere che queste insorgenze patologiche sono sempre CONDIZIONATE. Sono condizionate dalla presenza e dalla qualità e gamma degli antibiotici presenti, dalla qualità generale del mangime (micotossine ed inquinanti) in primo luogo ed in secondo dallo stato di sfruttamento e benessere dell’animale relativamente alle prestazioni che gli vengono IMPOSTE dalle formulazioni del mangime. Sebbene le continue riformulazioni dei mangimi e dei loro presidi antibiotici possano ottenere periodi anche lunghi di relativo benessere degli animali, dopo 20 anni di allevamento debbo dire che queste malattie saranno sempre, cronicamente presenti in un allevamento così condotto, malgrado si cerchi di contrastarle con cogni mezzo possibile, vaccinazioni comprese. Anche diversi batteri intestinali gram-negativi: Esclerichia Coli ecc. possono, variando l’equilibrio antibiotico, entrare in causa nello scatenamento di enteriti ed enterocoliti ad esito letale.
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Micosi
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Sono un altro bell’indice della sistematica presenza di antibiotici nel mangimi e nelle pratica di allevamento. (l’allevatore magari non lo sa e non lo crede, ma loro, gli antibiotici, ci sono lostesso dentro al mangime!) Nei conigli d’allevamento intensivo sono molto diffuse e le ho studiate molto bene per un lungo periodo. Si trattava generalmente di dematomicosi e onicomicosi che provocavano nei conigli zone alopeciche intorno agli occhi, alle orecchie (aspetto a barboncino) o la rottura delle unghie, che però, spesso, degeneravano in ascessi anche per il prurito nerveo che generavano e che costringeva l’animale a grattarsi spietatamente a sangue o, talvolta, a mangiarsi le dita delle zampe anteriori. Il lato tragico della faccenda è che le molte analisi anche da me personalmente condotte non permisero in nessun modo di classificare a quale specie il micete in causa appartenesse sebbene facilmente isolabile e coltivabile in tempi mediolunghi su semplice agar dermatofiti al giallo fenolo. Per i dettagli e le osservazioni sullo stesso vedasi il seguente documento. Quattro laboratori diversi, tra pubblici e privati, cui vennero in diverse occasioni inviati i medesimi campioni diedero risultati tutti diversi fra loro e tutti di fantasia (!!! serietà o presa in giro???) poichè i dati culturali e morfologici da me osservati, pur con qualche rassomiglianza, non concordavano mai al 100% con quelli delle specie indicate dalle analisi condotte esternamente. In sintesi il micete in questione, pur non essendo il solo presente sui conigli, ma certamente il più temibile, era in grado di provocare zoonosi potenzialmente pericolose per l’uomo; aveva la capacità di variare entro poco tempo la sua sensibilità agli antibiotici ed era – fatto curioso – insensibile alla maggioranza degli antimicotici. Per es. 2 persone di mia conoscenza vennero infettate alle unghie delle mani e dopo oltre 2 anni di cure dai dermatologi erano ancora a quel punto (questo per far comprendere che non si trattava di un micete convenzionale); un’altra venne colpita al volto e intorno ad un occhio presentando una estesa lesione micotica simile a tigna che interessava tutta l’orbita sinistra fino all’attaccatura dei capelli. In allevamento biologico le micosi, che in quello intensivo erano praticamente invincibili ed onnipresenti, sono comunque scomparse da sole entro qualche generazione, variando unicamente l’alimentazione e le condizioni di benessere degli animali.
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Malattie virali
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Le malattie virali del coniglio da temere sono 2: la Mixomatosi e la MEV o malattia virale emorragica. Entrambe possono scatenare fatti epidemici gravissimi. Altri virus (rotavirus) sono di dubbia eziologia per alcune forme enteriche. Negli allevamenti vengono combattute e prevenute con le vaccinazioni a virus vivo attenuato ogni 6 mesi nel caso della mixomatosi ed a virus spento adiuvato nel caso della MEV. Esiste il sospetto, per la mixomatosi, che malgrado le ripetute vaccinazioni questo virus od anche la forma vaccinale attenuata possa in certe condizioni di immunodebilitazione degli animali causare perdite, sopravvivendo in forma subclinica, quando non anche, come è successo a me personalmente, un vera e propria epidemia con effetti devastanti. In allevamento biologico, ho sospeso ogni forma di vaccinazione. Nell’autunno 2005 è comparsa la Mixomatosi che come è noto è veicolata anche dalle zanzare e che probabilmente venne trasmessa da questi insetti che la trasferirono da qualche coniglio selvatico infetto della zona. Adottai una semplice strategia: scelsi i soggetti che presentavano i segni caratteristici (mixomi) in forma più lieve e li tenni come riproduttori perchè erano certamente i più forti immunologicamente. Di 5 ne morì uno e gli altri guarirono e furono immunizzati.
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In fotografia: mortalità giornaliera per Mixomatosi vaccinale in allevamento industriale. La malattia in questi contesti evolve in modo più rapido e letale che in natura.
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Malattie iatrogene
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Vengono dall’uso improprio o eccessivo di farmaci e si configurano, come lesioni ad organi, lesioni immunologiche, infezioni condizionate(micosi, enteriti, setticemie, malattie respiratorie ecc.). Nell’allevamento naturale io sconsiglio assolutamente l’uso di qualsiasi medicazione non riesca a ottenere l’eradicazione assoluta della malattia. Siccome questo effetto di sterilizzazione l’ho ottenuto solo nei casi di Rogna (otoacariasi), consiglio questa cura soltanto per un ciclo all’inizio dell’ allevamento ne ce ne dovrebbe essere ancora bisogno in seguito se si faraà ben attenzione a non ricontagiare gli animali.
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Malattie macro parassitarie
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Sono le Rogne del corpo (sarcoptica) e delle orecchie (psoroptica). Si tratta di microscopici acari ematofagi che infettano il coniglio nelle due sedi. La prima è la più temibile comincia infettando le dita delle zampe anteriori e causando croste e prurito insostenibile tra unghia e dito per poi estendersi a tutto il corpo. Si consiglia vivamente di eliminare immediatamente animali che dovessero avere questo tipo di parassita perchè molto contagioso e problematico da curare. La seconda è più frequente e si può ben curare con instillazioni di prodotti acaricidi specifici nelle orecchie per 3-5 volte a distanza di 15 gg per fare in modo che vengano sterminate anche le forme nate successivamente al trattamento da eventuali uova latenti. Questo trattamento è da fare anche in via preventiva all’inizio dell’allevamento, tenendo presente che animali acquistati sul mercato e magari trattati superficialmente non presentano garanzia di essere sterili da tale acaro sebbene non ne presentino i segni al momento dell’acquisto (croste sanguigne e sebacee all’interno dei padiglioni auricolari). Si sarà certi della sterilità di tali conigli soltanto dopo opportuna quarantena che consiglio di applicare rigidamente ed inderogabilmente anche ogniqualvolta si voglia immettere qualche nuovo soggetto nell’allevamento naturale già avviato.
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I vermetti intestinali (Passalurus Ambiguus) non parrebbero dare problemi in allevamento naturale, visto che anche con ripetuti trattamenti elmintici non hanno potuto essere eradicati. Ritengo che siano dei commensali inoffensivi dell’intestino del coniglio
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Logica della malattia e filosofia dell’allevare naturale
In due righe espongo il principio che mi ha guidato felicemente nel realizzare il mio piccolo allevamento
La malattia in natura tende ad eliminare ogni soggetto debole o inopportuno nella pura prospettiva della migliore sopravvivenza delle specie in un determinato contesto, mentre tende ad aiutare e rinforzare quello più adatto alla sopravvivenza, sebbene possa avere qualche problema. Nell’allevamento naturale noi abbiamo, entro certi limiti, il potere di studiare, di determinare o migliorare il contesto ma non commetteremo mai l’errore madornale di voler impedire alla malattia di fare il suo lavoro, come invece per motivi economici si fa normalmente negli allevamenti industriali. Il risultato di questo fare o non fare certe cose è semplicemente l’ottenimento di una specie più forte o più debole.
Il perchè è semplice: se noi commettiamo un errore madornale nella pratica di allevamento, come ad es. il voler privare il piccolo del latte materno prima del tempo naturale al solo fine di sfruttare di più la madre come riproduttore ed avere un numero di parti maggiore nell’unità di tempo (svezzamento precoce), ecco che senza l’impiego degli antibiotici quel piccolo e tutti quelli come lui in gran parte morirebbero, perchè la natura ci farà in tal modo capire che quella pratica non va bene perchè un coniglio debole non protetto completamente dai propri anticorpi diventa una pabulum ideale per i germi patogeni che anzi si rinforzeranno oltremisura e magari troveranno anche il modo di attaccare conigli sani compromettendo così la sopravvivenza della specie. Pensate dunque a quanti errori si sono coperti per generazioni in questo modo innaturale e comprenderete perchè affrancare i conigli da ciò sia un lavoro niente affatto semplice. Al lettore valutare ciò che intende fare. Il lavoro di portare una specie indebolita da decenni di errate pratiche d’allevamento ad avere una sua propria forza naturale è, come già detto un lavoro difficile e dal risultato niente affatto scontato scontato, ma non impossibile a realizzarsi.
Ma per il nostro allevamento naturale è ora bene chiarire certi punti che potrebbero portare a fraintendimenti:
Luoghi comuni e leggende da sfatare
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Il coniglio per stare bene non deve bere
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E ‘ un concetto fisiologicamente errato sebbene il coniglio in natura sia in grado di adattarsi e sopravvivere anche in condizioni di penuria idrica. Sono piuttosto da evitare acque contaminate da alghe o batteri cioè lungamente stagnanti a temperature relativamente elevate e sono pure da evitare i luoghi di ristagno umido del terreno (intorno a mangiatoie o abbeveratoi) dove il frequente passaggio di molti animali e la presenza di deiezioni creano con l’acqua una potenziale fonte di contaminazione ed amplificazione da protozoi della coccidiosi. Si consiglia a fini preventivi di acidulare l’acqua di bevanda con 5% di aceto di vino e di tenerla fresca ed al riparo dalla luce utilizzando magari abbeveratoi a pistoncino molto pratici ed igienici. Il proliferare di alghe unicellulari nell’acqua (acqua verdastra9 può conferire alle carni dell’animale un forte odore di pesce.
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Il coniglio per stare bene deve mangiare “secco”
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E’ un altro concetto del tutto erroneo, sebbene in certi contesti (allevamento su fienili sopraelevati), come quello del non bere possa anche funzionare. Eì volto ad evitare anch’esso la proliferazione dei coccidi patogeni nel terreno della gabbia, mentre invece il foraggio verde è un importante mezzo di prevenzione di molte forme di enterite e non deve mai mancare costituendo almeno il 70% della razione giornaliera.
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Il coniglio può accoppiarsi appena dopo il parto
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Questo è vero e possibile e la fammina può anche molto facilmente rimanere incinta, ma la gravidanza la costringerà ad interrompere l’allattamento dopo circa 25 giorni ed i suoi primi coniglietti difficilmente sopravviveranno a questo svezzamento precoce. Qualche volta la femmina sa regolarsi da sola rifiutando il maschio, ma sarebbe buona norma allontanarlo comunque dopo che abbia fecondato tutte le femmine per immetterlo nuovamente 15-20 gg dopo i parti ed ottenre così uno svezzamento di coniglietti di 45 gg. almeno. In caso di svezzamento precoce aumenterà il numero dei parti ma diminuirà il numero di conigli per parto che potranno sopravvivere allo svezzamento ed alle crisi successive ad esso.
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La fattrice è cattiva e mangia i piccoli
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E’ un altra credenza popolare che non ha fondamento. Quando accade che la femmina divori i suoi piccoli è solo perchè si trova in gravissime carenze idriche o nutritive oppure perchè i piccoli sono ammalati dalla nascita e pertanto più freddi di quanto dovrebbero essere. Essi vengono divorati perchè sentendoli freddi la femmina li assimila ad una placenta e forse il fatto di divorarli potrebbe avere un significato di autoimmunizzazione oltre che di recupero di risorse nutritive.
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L’erba va fatta appassire altrimenti gonfia la pancia
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Nel mio allevare naturale ho potuto constatare che i conigli prediligono in modo assoluto il foraggio verde più fresco di taglio, cioè quello più simile all’erba ancora attaccata alla sua radice. Se somministriamo infatti erba con diversi gradi di appassimento vedremo immancabilmente i conigli trascurare quella vecchia per divorare quella più fresca. Il perchè è ovvio: l’erba sfalciata o lasciata appassire, contiene meno energia di quella fresca in quanto i processi di respirazione distruggono gli zuccheri in essa presenti formando calore. Il gonfiore della pancia, sebbene può trarre un vago giovamento dalla somministrazione di erbe appassite, proprio a causa della minore energia da zuccheri fermentescibili che contengono, hanno ben altra origine in disfunzioni dell’intestino e più generalmente in un allattamento ed uno svezzamento insufficienti per quantità e qualità.
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L’erba deve essere “dura”
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Per lo stesso motivo dell’erba appassita si è creduto bene alimentare conigli con possibili problemi con erbe ricche di fibra e meno ricche di sostanze digeribili ovvero con una dieta più povera. In natura però il coniglio sano mangia preferibilmente erba tenera, germogli innanzitutto, che hanno il massimo grado di digeribilità. Nel mio allevamento naturale l’erba tenera è una benedizione non un problema, sebbene in mancanza di essa anche quella più dura possa andare bene.
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Il pane fa bene o fa male?
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Pane, cereali, semi oleosi sono tutti alimenti concentrati di cui i conigli sono oltremodo ghiotti. La loro presenza nella dieta dei conigli naturali fa in modo che i conigli emettano deiezioni più ricche di energia residua e a diverso PH e quindi potenziano l’eventuale amplificazione della popolazione di coccidi. Dei giovani conigli alimentati costantemente a pane sviluppano coccidiosi epatica molto più di quelli che non ne mangiano e se sospendiamo il pane o i cereali tale coccidiosi, ove non produca la morte del soggetto, si riassorbe fino a guarire completamente. La somministrazione di cereali provoca ingrassamento della carcassa e quella di semi oleosi (Mais ecc) provoca anche steatosi epatica. Dobbiamo pertanto considerare che secondo natura cereali e pane sono dei veri e propri veleni per i conigli e possono rivelare la loro azione nociva improvvisamente e dopo molti giorni dal momento in cui si è cominciato a somministrarli, quando non rimane più molto da fare non volendo somministrare antibiotici e sulfamidici agli animali. Questi alimenti possono essere ben tollerati in piccola percentuale della razione solo da soggetti adulti e in periodi di freddo intenso, ma vanno sospesi assolutamente non appena le temperature iniziano a salire o non appena i piccoli usciti dai nidi siano in grado di cibarsene.
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antonio d'aniello detto
per conigliopoli..
sono interssato a conoscere meglio l’esperienza dell’allevamento di conigli liberi..
saluti
Massimo detto
salve, io ho una fattoria ddattica dove accolgo bambini in gita e mi piacerebbe tanto allevare conigli liberi.
Il mio problema (se è un problema?) è che abito a Vercelli , in mezzo alle risaie quindi in un ambiente pieno zeppo di zanzare. Qui si dice che è impossibile allevare conigli senza zanzariere.
Mi piacrebbe inoltre sapere dove reperire dei riproduttori “rinselvatichiti”. Grazie
conigliopoli detto
Caro Massimo, il problema delle molte zanzare è proprio un problema per allevamenti all’aperto in particolare. Non è possibile fare una previsione esatta, ma molto probabilmente la Mixomatosi colpirebbe i conigli del tuo allevamento. Non è impossibile che i conigli si autoimmunizzino, dopo il primo attacco, e dopo un po’ di morti ma dovrai tenere presente che se è endemica, la mixomatosi possa ripresentarsi in anni successivi; ma questo dipende dalla virulenza dei ceppi che ci sono (se ci sono) in zona e dalla resistenza specifica dell’animale. Provare è sempre possibile su pochi sogetti, vedendo di mantenere quelli più resistenti, ammesso che ce ne siano. In alternativa è sempre possibile la vaccinazione ogni 6 mesi con vaccino vivo attenuato, ma io non la consiglio.
Per i riproduttori non saprei chi indicarti. Forse se te li fai tu è meglio.Ho messo tutte le indicazioni utili in queste pagine. Ma lo ripeto, una buona percentuale di rischi in quelle condizioni c’é.
grezie per avermi scritto
Giuseppe detto
Salve, avrei bisogno di alcune informazioni…
Ho intenzione di cominciare a realizzare un piccolo allevamento semi libero con area ben circoncisa di conigli da macellare successivamente, ho alcune domande ben precise:
- la femmina, fattrice, ogni quanto viene fecondata dal maschio?
- esempio per 8 femmine quanti maschi devo avere?
- la femmina cominciando la sua attività riproduttiva per quanto tempo la posso tenere?
- i cuccioli dopo quanto tempo si possono preparare per la vendita e quindi per la macellazione?
Ringrazio la vostra disponibilita aspetto una vostra risposta. Grazie.
conigliopoli detto
La ringrazio per avermi scritto; le risposte che cerca le troverà nelle pagine di questo bolg che La consiglio di leggere attentamente in ogni sua parte. In ogni caso 1 maschio è più che sufficiente per le 8 femmine; i parametri di allevamento biologico sono molto variabili e se pensa di farne in breve uno strumento di reddito parte col piede sbagliato. Prima deve imparare bene cosa è un coniglio, poi lo dovrà crescere ed amare, ed infine scoprirà che è meglio usare il mangime perchè 8 mesi per un soggetto “da vendere” contro i 3 del mangime sono troppi ed il suo guadagno sarebbe scarso o negativo.
cordiali saluti
claudio
vinvenzo detto
ho dei conigli in campagna tenuti in gabbia bisogna fare dei vaccini per le diverse malattie?
francesco detto
cosa si puo’ fare per cercare di eliminare il piu’ possibile zanzare negli allevamenti di conigli in aperta campagna ma protetti in una casetta di mq 6 per 2 per la mixom se si fa ogni 6 mesi quanto bisogna somministrare? 1 ml di insulina o meno ? io ho sempre fatto solo izovac mevax ogni anno 1 ml di insulina e giusto? contro emorragia virale.
in attesa di risposta le invio cordiali saluti.
claudio detto
Meglio delle zanzariere non ce n’è. Per il Mevaxposso dirle che io lo facevo 2 volte l’anno nella dose di 1 cc/per capo adulto e o,5 per quelli appena svezzati. L’altro vaccino non lo conosco. Ma perchè non si attiene alle indicazioni del suo veterinario o della confezione?
saluti
Michele Bergamasco detto
salve e grazie innanzitutto per il prezioso sapere che metti a disposizione… vado subito al dunque… ho 7/8 conigli per consumo personale a cui si è sempre dato ogni 2/3 gg dei pezzi di pane avanzati e messi al sole a biscottare nei mesi più caldi… quindi abbiamo sempre sbagliato presumo… ovviamente non pani interi e sempre assieme a erba medica fresca (d’estate) ed essiccata e mangime, una volta ogni 15/30gg finchè ce n’è anche una pannocchia intera da sgranocchiare…
( ABBIAMO SEMPRE SBAGLIATO ?
Altra domanda nei tui video vedo che dai della bella erba verde è un’erba particolare che cresce nella zona o ha un nome preciso?
monica caldi detto
lunedì 24 novembre 2008
salve,
mi hanno regalato una coniglia gravida, ma io purtroppo non me ne intendo molto di questi animali.
al momento la tengo sotto il portico della stalla delle mie capre, in una cassa di circa cm 100 x 120, ma comunque all’aperto.
la alimento con fieno ed erba medica delle mie capre, un po’ d’orzo fioccato, acqua e null’altro.
non so se tale alimentazione sia corretta.
mi piacerebbe sapere anche se esistono malattie trasmissibili tra capre e conigli, e soprattutto cosa devo fare quando nasceranno i coniglietti (alimentazione della coniglia, vacinazioni, posizione della gabbia, ecc.)
vorrei comunque seguire un metodo biologico, rispettoso dell’animale.
grazie, Monica.
giuseppe detto
a quanti mesi posso macellare i conigli di allevamento?
conigliopoli detto
Ciao, se mi parli di allevamento industriale intensivo, di solito la macellazione avviene tra 90 e 120 giorni di vita e comunque al raggiungimento del peso e del finissaggio ottimale per la tipologia di coniglio allevato.
giuseppe detto
I CONIGLI QUANTO DEVONO PESARE PER POTERLI MACELLARE? GRAZIE
claudiodellavalle detto
La razza media con animale sano ha un peso di macellazione che può andare dai 2,5 kg ai 3,2, ma alcuni macellano anche a 2,2 ottenendo ovviamente conigli piccoli buoni per grigliate. Comunque il criterio è quello di avere l’animale finito cioè che ha smesso di accrescersi nei muscoli e con un po’ di grasso e comincia ad maturarsi per la vita riproduttiva. Ecco, prima che ciò avvenga sarebbe meglio che fosse macellato. Il perso ottimale sarebbe quello che trova un equilibrio tra consumo di cibo, indice di accrescimento e tipo di carcassa che si vuole ottenere. Negli allevamenti industriali si usa calcolare l’indice di conversione carne-mangime che è buono quando risulta inferiore o prossimo a 4 ovvero quattro kg di mangime per produrre un kg. di perso vivo di animale. L’indice è comprensivo anche del consumo dei riproduttori.
salvatore detto
SALVE.e la prima volta che leggo questa pagina.INTERESSANTE.ma ditemi il coniglio voi lo VEDETE SOLO A SCOPO DI LUCRO’ O di un lercio guadagno.OGNI ANIMALE NELLA SUA DIGNITA DI <ESSERE VIVENTE<HA DIRITTO A VIVERE IN NATURA CON LA SUA NATURA.NON CON i velenossissimi mangimi di cui tutti dico tutti gli animali mangiano ok.e voi che dite di amare gli animali cercate di dar da mangiare almenocose naturale.ne va di noi tutti e di questo mondoin cui viviamo.scusatemi ma vedo e so tante di queste porcate che mi faccio schifo come siamo gli esseri umani.
claudiodellavalle detto
Caro Salvatore, il lercio guadagno, come lo chiami, non è certo quello di chi opera con intenzione pulita in onore della vita, anche se deve uccidere per mangiare. IL LERCIO GUADAGNO, SECONDO ME è QUELLO DEI CORROTTI NELLA MENTE E NELLO SPIRITO. Detto questo preciso che il rapporto o il patto, se preferisci, che ho con i miei animali non è sindacabile da nessuno al di fuori.
Che il mondo faccia schifo, poi, non è una novità salvo forse per chi è stato illuso fin’ora del contrario. Ma c’è una buona notizia: questo tipo di mondo è destinato a finire per sempre!
Un saluto
Andrea detto
Diffidate dei mangimi,sopratutto di quelli definiti “rurali”.Conosco un rappresentante di un mangimificio,il quale mi ha detto che questi vengono prodotti con gli scarti della lavorazione delle materie usate per produrre la linea per l’allevamento intensivo.Infatti in alcune marche,se ci fate caso,da una partita di mangime ad un’altra tante volte cambia il colore e l’odore,probabilmente cambiano dosi ecc ecc..il fatto è che questi hanno un costo maggiore ed uno dei motivi principali è i fatto che viene insaccato in sacchi particolarmente attraenti,con disegni,colori,immagini di animali in campagna,con lo scopo di far credere che si compri e si usi un prodotto di alta qualità…e qusti sacchi hanno un costo…
conigliopoli detto
Allora siamo allo scarto dello scarto visto che molti sottoprodotti vengono utilizzati nei mangimi industriali per gli allevamenti “grandi”. Comunque le patologie che i conigli accusano sono sufficienti a dichiarare ed accusare la qualità della loro alimentazione, solo che non si vogliono vedere queste cose perché il guadagno viene prima di tutto. Vedremo più chiaramente tra qualche decennio che bel guadagno avranno le future generazioni.
andrea detto
scusa il disturbo,vorrei farti una domanda.Tu ormai non vaccini più nè per la MIXO nè per la MEV giusto?Dalle mie parti siamo perseguitati dalla mixo e quindi sono costretto a vaccinare.Solo che sto usando Il Dervaximixo(virus vivo attenuato) e a una distanza di una decina di giorni dalla vaccinazione mi capita di avere soggetti con alcuni sintomo della malattia come ad esempio naso gonfio,che poi fa delle croste e cadono e un pohino di gonfiore ai genitali,ma non sembrano essere malati veramente.Pensi che dipenda da quesyto tipodi vaccino(troppo forte)?sartebbe meglio usare l’altro tipo?
conigliopoli detto
Si io non vaccino più da 10 anni almeno. Tieno conto che non ho molti soggetti e che 7 anni fa in autunno mi si sono ammalati, ma ho selezionato quelli che sono resistiti naturalmente. Il fatto che si generino dei piccoli mixomi dopo la vaccinazione potrebbe convalidare un sospetto che ho da molti anni e cioè che il virus vaccinale possa in qualche modo bivacccare all’interno dei conigli che come quelli d’allevamento intensivo non hanno un sistema biologico intestinale ed immunitario che sia OK al 100/100 e giusto come dovrebbe essere. Non conosco il tipo di vaccino che ora stai usando, ma a me lo stipite Borghi ha fatto scoppiare la malattia in allevamento ed avevo voce di altri casi del genere. Comunque è un campo dove non vi sono certezze a causa della mancata ed inesatta informazione scientifica. Prova a cambiare tipo di vaccino perché non è bello che abbiano sintomi così pesanti. Ciao
andrea detto
Grazie.Il tuo sistema è sicuramente il migliore.una cosa però ho notato,che sui conigli di razza presi in alevamenti piccoli e tenuti abbastnaza in modo spartano(fulvi di borgogna e lepre)questo problema non c’è o è minimo minimo,almeno per ora.Sui conigli da carne che sono miscugli di ibridi commerciali il problema è più serio.Questo fa pensare come dici tu che il sistema immunitario di quel genere di animali sia molto più debole.Comunque qui in zona sono due anni di seguito che la mixo fa danni incredibili.tutti i piccoli allevamenti familiari sono stati colpiti.vabbè,vedremo cosa ci aspetta……
conigliopoli detto
L’osservazione che fai circa la differenza fra animali spartani e di allevamento intensivo industriale è preziosa. L’immuno-tolleranza che ho osservato e largamente provato riguardo ai batteri, a maggior ragione potrebbe essere in atto a diversi gradi di gravità anche e soprattutto per i virus e per quelli vaccinali compresi. Ne deriverebbero tutta una serie di patologie fittizie che hanno potere sugli animali sono perché trovano un terreno compromesso nei loro organismi. Quello che mi dici sugli allevamenti rurali mi lascia comprendere che nulla è cambiato da 12 anni a questa parte anzi, probablimente la situazione è peggiorata ancora e c’è chi ha interesse a che questo non possa mai finire…. Ho messo un motto nell’intestazione del mio Blog: mi fido solo dell’erba pulita
andrea detto
Gli incroci fatti per produrre carne sono si il frutto di una selezine fatta,ma,ahimè,solo per quanto riguarda la resa.in reltà sono animali sempre più deboli per altri motivi che apparentemente si mantegono sani solo grazie all’uso dei medicati.in più le condizioni di allevamento non fanno altro che che creare le condizioni per lo sviluppo di malattie,epidemie,anche nuove…avrei un ‘altra domanda se posso,parlando della verminosi dici che la consideri una cosa normale con la quale l’animale c deve”convivere”.é ovvio che gli animali tenuti a terra e alimentati con vegetali si ritrovano ad avere le tenie nei loro intestini,ma questo non ti ha mai creato problemi di cisticercosi epatica?Se si,come la combatti o la previeni?
conigliopoli detto
Caro Andrea, per quanto riguarda la cisticercosi ovvero la patologia indotta a causa della tenia esiste solo la prevenzione. La cisticercosi non viene dalla terra ma dagli escrementi dei cani che portano la tenia e che contaminano i foraggi come ho già scritto sul blog in allev. bio 1 -La dispensa. La verminosi tollerabile, solo come presenza sporadica e non come infestazione massiva è quella da piccoli ossiuri (passalurus ambiguus), che non sono riuscito ad eradicare nemmeno con una campagna mirata di trattamenti antielmintici. Ne deduco che questo verme è assai resistente. Per evitare che infesti più del dovuto gli animali, cioè per contenrlo in proporzioni accettabili, credo sia utile spingere poco a poco i conigli verso una dieta più ricca di parti indigeribili, mentre, al contrario, una dieta ricca e digeribile ne favorisce la proliferazione. Ho allo studio alcune cose in merito ma non ho ancora il risultato.
Andrea detto
in questi giorni si sono presentati i sintomi della mixomitosi nel mio piccolo allevamento…vorrei chiedervi se un coniglio ammalato o in contatto con conigli infetti possa essere comunque mangiato. grazie
Andrea detto
Grazie per la risposta.Oggi ho avuto la conferma che è il vaccino la causa di quei sintomi che sembrano essere della mixo.iene prodotto in università e mi chiedo con quanta cura lo facciano a sto punto…comunque quei coniglietti colpiti stanno migliorando e questo è quel che mi importa maggiormente…Per qunto riguarda la domanda dell’altro ANDREA per quel che so e che mi è stato detto non è una malattia trasmissibile all’uomo ed è possibile anche consumarne la carne senza problemi,solo che vedendoli in quelle condizioni(se allo stato avanzato)passa la voglia…
agnese detto
ciao,sono Agnese ho un piccolo allevamento di 10 conigli(non a uso carne)me li hanno portati che avevano 5 gg e ho iniziato ad allattarli con Lactol.Adesso pesano dai 4-5 kg e li ho vaccinati 2 mesi fa contro la mixomatosi,tranne 1 xchè era raffreddato.Il problema è che adesso quel coniglio ha contratto la malattia e l’ha trasmessa a 1 coniglio vaccinato con cui viveva a stretto contatto.E’possibile che possano ammalarsi anche gli altri,nonostante vivano nello stesso box ma separati da 1 mezza parete in muratura?Forse essendo cresciuti con latte artificiale sono + a rischio?
conigliopoli detto
Ciao, non conosco il lactol, ma è probabile che non avendo preso il latte dalla mamma siano meno forti di quel che dovrebbero essere. La mixomatosi è un virus trasmissibile per mezzo di insetti ematofagi quali zanzare o acari della rogna, ma anche attraverso il contatto con liquidi organici quali muco, sangue urine ed oggetti come gabbie o sessole che siano stati contaminati dagli stessi. Il peggior nemico sono quindi le zanzare per corire la distanza che li separa .Se li hai vaccinati dovrebbero comunque essere immuni almeno parzialmente. Nel caso apparissero i sintomi può anche darsi che qualcuno riesca a superare la malattia senza morire, di solito sono quelli che la contraggono per ultimi ed in forma più lieve con mixomi più piccoli e meno numerosi. Certo è che nessuna previsione si può fare, a maggior ragione se vengono alimentati coi mangimi pellettati. Quelli che scampano poi dovrebbero essere immuni per tutta la vita e vanno fatti riprodurre una volta guariti completamente.
conigliopoli detto
Cara Agnese, il pellet contiene quasi certamente presidi farmaceutici, la gentamicina nella mixomatosi serve al massimo ad evitare le complicanze batteriche ma al virus non fa proprio nulla, in compenso sfascia la microflora intestinale e predispone a malanni futuri. Il tuo modo di allevamento non ha nulla a che fare con quello proposto in questo blog. Credo che potrai trovare migliori consigli presso quelli che ti hanno guidato fino ad oggi. Io non posso aiutarti.
agnese detto
grazie per la risposta,spero proprio che gli altri non vengano contaminati anche xchè il periodo in cui proliferano le zanzare dovrebbe essere terminato,inoltre stò trattando i 2 conigli infetti con 1 antibiotico specifico..altra cosa i miei conigli vengono nutriti con verdura,pellet(senza fioccati)e fieno di prato tutti i giorni..non sono conigli da riproduzione,mi sono affezionata a loro e li terrò tutta la vita..vivono tutti insieme maschi castr. e femmine pacificamente.Pensavo inoltre di fare il richiamo x la mixomatosi prima dei 6 mesi, l’ultimo l’ho fatto a fine giugno,cosa ne pensi? Grazie ancora..
Andrea detto
Buona sera.A proposito di erba volevo chiederti se con il trifoglio giallo bisogna andarci piano o addirittura evitarlo.Mi è sempre stato detto che,soprattutto se cosumato in quantità,causa meteorismo.E qusto non solo con i conigli,ma anche con altri animali che pascolano.Infatti questo mi è stato detto da un pastore il quale ha sempre problemi quando conduce il gregge in un campo infestato da quel tipo di erba.Io l’ho sempre evitato quando taglio l’erba,ma siccome ce n’è ovunque in inverno mi chiedevo se un pò potevo utilizzarlo.grazie…
conigliopoli detto
Il trifoglio giallo o ginestrino è un’erba che i conigli possono mangiare tranquillamente. Non produce fenomeni enterici a quanto mi risulta, tuttavia non è un’erba consigliabile, specie in dosi massive. A me risulta che i conigli non la appetiscano particolarmente bene limitandosi a mangiare fiori e foglie e scartando i fusti. Ritengo che in periodi siccitosi possa essere magari ricca di principi amari o magari leggermente tossici. Se puoi, semina ed utilizza la medica che fornisce risultati assai migliori in ogni stadio di vegetazione. Comunque una percentuale del 30% di trifoglio giallo dovrebbe essere tollerabile. Prova tu stesso e guarda cosa ti dicono gli animali. Meglio di così non si può fare.
Andrea detto
Salve,
avrei urgente bisogno di un consiglio.
In un ampio terreno mi hanno lasciato 3 conigli da circa 7 mesi. Ho notato che uno di questi ha le orecchie come se fossero in “decomposizione”. Nn vorrei che infettasse anche gli altri 2, mi consiglia di eliminarlo per il bene degli altri?
Sino ad oggi hanno mangiato esclusivamente ciò che trovavano senza alcuna particolare cura da parte mia.
Ringraziandola anticipatamente le auguro buon lavoro.
Andrea
Andrea detto
Mi scuso per non aver letto il suo post in maniera integrale penso che possa essere benissimo la malattia delle orecchie che lei descrive.
Volevo chiederle dove posso trovare i prodotti per curarlo?
Ci sono dei metodi per catturare il coniglio e mettere le gocce? Si avvicinano ogni tanto ma tranne una carezza di sfuggita non sono mai riuscito(onestamente non ho neanche tentato più di tanto) a catturarli.
conigliopoli detto
Salve, la sua descrizione è un po’ generica. Se, come credo, trattasi di rogna delle orecchie, allora stia sicuro che anche gli altri due la manifesteranno prima o poi. Li ritenga come già infetti. Se le orecchie appaiono piene di croste e desquamazioni anche sanguigne e, nei casi peggiori, ha un forte puzzo di formaggio, è rogna delle orecchie eventualmente complicata da otite purulenta. in questo ultimo caso curare diviene difficile ma non impossibile.
Potrebbe trattarsi anche di necrosi a seguito di infezione stafilococcica. Nel primo caso le consiglio di trattare tutti gli animali con un prodotto acaricida contro la rogna per almeno 4 volte a distanza di 12-15 gg, nel secondo caso, invece, usare l’antibiotico può servire a salvare la vita all’animale ma non credo possa guarirlo per sempre. Sarebbe opportuno sentire un veterinario in merito. La rogna è altamente contagiosa e lo stafilococco tende a generare setticemie. E’ comunque possibile che con la dieta erbacea e l’aria aperta i conigli possano liberarsene. Per la rogna invece è necessario assolutamente trattare farmacologicamente fino alla sterilizzazione completa degli animali.
Contro la rogna o otoacariasi esistono numerosi prodotti. Per la prevenzione o la cura nei casi iniziali è sufficiente instillare alcune gocce di olio di vaselina seguito da delicato massaggio; a questo si può mescolare dello zolfo in polvere in misura del 5%. In alternativa si possono utilizzare spray acaricidi a base di acido undecilenico e salicilico che sono disinfettanti, cheratolitici e cicatrizzanti. Poi vi sono gli insetticidi veri e propri reperibili sia in farmacia che presso negozi specializzati per animali. L’importante è rifare il trattamento per 3 – 4 volte alle scadenze che le ho detto per eliminare anche le uova dell’acaro e comunque fino a perfetta guarigione. Poi occorre stare attenti ad ogni nuovo coniglio venga in contatto con i nostri, anche se apparentemente sano bisogna sottoporlo a quarantena. In caso di otite purulenta bisogna terminare con opportuna instillazione di antibiotico, ma il risultato non è affatto garantito. Per catturare i conigli, bisogna attirarli con la promessa di cibo in un recinto più piccolo nel quale sarà più semplice catturarli oppure utilizzare un laccio o un guadino. Si agitano parecchio, ma bisogna carezzarli e dopo un po’ ci faranno l’abitudine ad essere presi e curati. Legga tutto il sito per farsi un’idea completa dei problemi cui potrebbe andare incontro.
saluti