Aggiornamenti
Su questa pagina troverete tutto quanto può ancora servire al vostro allevamento biologico di conigli e che viene man mano conosciuto tramite esperienza e necessità
Un appunto sul problema della coccidiosi epatica ed intestinale nel coniglio affrancato allevato a terra con alimentazione vegetale.
L’anno 2012 è stato nel mio allevamentino caratterizzato da una serie di nascite di belle covate assai numerose (9-10 soggetti svezzati a 45 gg.) Ad aprile ho dovuto allontanare il maschio per non rischiare il sovraffollamento. Il clima è stato caratterizzato da un inverno con precipitazioni scarse o nulle seguite da un periodo di fenomeni intensi che hanno per diverso tempo mantenuto umido il terreno della garenna a tratti con veri e propri allagamenti. In questa situazione dopo circa 25 giorni con piogge ed umidità persistente, con temperature relativamente miti ho avuto la brutta sorpresa di vedere morire alcuni piccoli dell’ultima covata venuta alla luce che credevo ormai svezzati felicemente e fuori pericolo. Tutti gli altri più grandicelli stavano benissimo malgrado le pessime condizioni del terreno. Avevo notato nell’ultima covata un dimagramento caratteristico della crisi da svezzamento ma non pensavo che sarebbero giunti a morte. Ho eseguito l’autopsia di 2 dei sei piccoli che sono venuti a morte nel giro di una settimana riscontrando in entrambi ciò che si vede nella fotografia.

Coccidiosi epatica grave ad esito mortale in coniglietto di 45 gg di età allevato in garenna con metodo naturale.
In un altro caso erano presenti anche lesioni intestinali dovuti alla stessa affezione: la coccidiosi. La covata originale svezzava 10 soggetti a 43 gg. I rimanenti 4 sarebbero probabilmente morti come gli altri permanendo nella garenna le condizioni di umidità ed affollamento che col calpestio e le deiezioni della lettiera causavano l’infezione continua per ingestione di coccidi dei piccoli che presentavano già il caratteristico dimagramento indice di coccidiosi in atto. Che fare, non volendo assolutamente utilizzare antibiotici o coccidiostatici?
La soluzione possibile – che ha dato effettivamente un ottimo risultato in due settimane salvando i 4 rimanenti che stanno guarendo rapidamente – è stata quella di metterli a pascolare su un terreno inerbito con un piccolo recinto mobile che viene spostato ogni volta abbiano consumato tutta l’erba presente scegliendo la migliore. In alternativa, la migliore soluzione sarebbe, per tutti i piccoli, che potessero pascolare esclusivamente in un recinto vergine a loro dedicato esclusivamente dai 20 gg- fino ai 60 gg- o più di età (secondo le disponibilità di spazio) con libertà di tornare alla fattrice per la poppata fino a quando ne abbiano diritto. In queste condizioni si realizzano le migliori condizioni per evitare la contaminazione oro-fecale da coccidi i quali, anche se non provocano la morte dei soggetti, ritengo siano responsabili, in proporzione alla gravità dell’infestazione, dei ritardati o scarsi accrescimenti facendo perdere tempo prezioso e peggiorando l’indice di conversione. Infatti è facile osservare come i piccoli che possono pascolare su terreno vergine crescano con una rapidità assolutamente maggiore di quelli che vivono nel recinto con cibo riportato dall’esterno. Si conferma quindi che una o tutte le seguenti condizioni in cui lo scatenamento della coccidiosi epatica e/o intestinale è quasi obbligatorio:
Forte densità animale specie di giovane età
Stagione primaverile o comunque temperatura mite ed umidità elevata per diversi giorni > di sette ( Aprile -Maggio è il periodo elettivo forse anche a causa di un particolare stato dell’erba in levata)
Lettiera bagnata che facilita il discioglimento delle deiezioni anche con il forte calpestio degli animali che si imbrattano le zampe e leccandosi si contaminano o spargono sul foraggio i coccidi come fossero pennelli.
Presenza di cereali o loro derivati nell’alimentazione.
Poco latte dalla fattrice e per un periodo inferiore a 45 gg.
Uso anche sporadico di coccidiostatici ed antibiotici in dosi insufficienti come avvine talvolta con l’alimentazione mista pellet-foraggio. (Non è il caso del mio allevamento.)
Il rimedio naturale è il pascolo su suolo sempre pulito, anche se umido, come avviene in natura dove esaurito un tratto di pascolo i conigli si spostano in un uno nuovo sfuggendo così, nel contempo a questa reinfestazione. In alternativa si può garantire una lettiera sempre asciutta e pulita stratificando giornalmente forti quantità di segatura o altro materiale secco idoneo. Ricordo che se non ha esisto mortale e si mutano per tempo le condizioni di allevamento la coccidiosi può rimettersi naturalmente e completamente con rigenerazione completa delle lesioni epatiche ed intestinali. E’ pertanto una condizione reversibile al 100% specie su conigli affrancati.
Indicazioni omeopatiche per tentare una terapia di sostegno in caso di epidemia di mixomatosi.
Una cara amica che alleva conigli in modo naturale è incorsa nell’epidemia di mixomatosi nel mezzo della stagione estiva e mi ha gentilmente fornito i seguenti dati circa i farmaci ed il loro impiego affinchè li condividessi.
Da rilevare subito che la somministrazione di tali farmaci ha probabilmente consentito una sopravvivenza media, con remissione totale della malattia, di oltre il 60% dei soggetti colpiti, sopratutto fra quelli oltre 2 mesi di età, mentre non si sono potuti salvare in nessun modo i piccoli sotto i 2 mesi di età. I dati sono riferiti ad un piccolo allevamento e pertanto hanno solo valore indicativo. Per l’allevamento in questione era la prima volta che contraeva la malattia nell’arco di 5 anni e di solito la mortalità in tal caso è molto più alta rasentando il 90% ed oltre dei soggetti, mentre un tale grado di resistenza alla mixomatosi si ottiene, senza uso di cure ed in allevamento biologico, solo nelle generazioni successive: quelle cioè nate dagli scampati alla prima infezione, come ho potuto constatare in un altro allevamento analogo per numero e condizioni che non ha praticato tali cure ed ha avuto la malattia per 2 anni consecutivi. Ovviamente nessuno dei due allevamenti era vaccinato. E’ una procedura assai impegnativa che può essere svolta solo su numeri ristretti di animali o su animali d’affezione.
Procedura di cura omeopatica.
- cibo – solo l’erba fresca, frutta e ortaggi
- assunzione forzata di acqua durante la somministrazione di medicine omeopatiche
- ECHINACEA COMPOSITUM (OTI) fiale
- GRAPHITES (UNDA) 30 CH granuli
- APIS (UNDA) 5 CH granuli
Attenti al maschio!
Quest’anno ho fatto una nuova esperienza. Avevo lasciato il maschio nel recinto insieme alle femmine ma dalla tane, malgrado le accertate gravidanze ed i parti avvenuti non usciva nulla. Ho sospettato anche di avere un predatore nascosto nel recinto, magari un porcospino che non riusciva più ad uscire e perciò predava i piccoli. Ebbene ho il sospetto fondato che il maschio facesse in qualche modo morire i coniglietti per affrettare il ritorno all’accoppiamento delle femmine. Essendo la prima volta che tengo il medesimo maschio per due anni di seguito, ho provato ad allontanarlo in prossimità del parto e fino alla fuoriuscita dei piccoli dalle tane ed infatti:
05-03-2011: Confermo che è meglio allontanare il maschio quando non deve più montare le femmine e specialmente se sono in numero ridotto perché egli spesso le infastidisce colla pretesa di montarle e potrebbe disturbare anche il parto in qualche caso. Nel dubbio, meglio allontanarlo!
Procedura tipo per rinsanguare l’allevamento
Potrà accedere dopo alcuni anni di allevamento biologico dei nostri conigli di voler migliorare, modificare o solo variare il loro patrimonio genetico per evitare i rischi della consanguineità spinta o semplicemente per introdurre un tipo di coniglio miglioratore dal punto di vista genetico. Per animali allevati a lungo in stretta consanguineità, l’introduzione di nuova genetica dovrebbe produrre nelle figliate un fenomeno di esaltazione della produttività e della vitalità noto come eterosi.
Il fatto può però comportare il rischio di introdurre nel nostro prezioso allevamento ormai affrancato e SANO soggetti portatori di malattie nascoste ed impostazioni biologiche non corrette a causa dei ben noti problemi che troppi animali reperibili sul mercato veicolano.
Cerchiamo ora di capire come sia possibile procedere nel modo più corretto e col minor rischio per i nostri animali.
Lo strumento principe per assicurarsi di non introdurre nuove malattie in allevamento insieme agli animali è, dalla notte dei tempi, conosciuto col nome di quarantena; un lasso di tempo in cui i nuovi animali acquistati vengono allevati e tenuti in luogo loro riservato lontano e diviso da tutti gli altri, durante il quale le malattie eventualmente latenti hanno il tempo di manifestarsi, essere trattate se possibile, o altrimenti eliminate insieme all’animale che le porta, prima che possano comunicarsi al resto dell’allevamento sano. Ovviamente la separazione deve riguardare anche le attrezzature ed ogni altro elemento o strumento che potrebbe veicolare il contagio da una sezione all’altra dell’allevamento. Si diceva, per fare un esempio al limite, che il virus della MEV potesse essere veicolato anche dai capelli dei visitatori di un allevamento infetto dentro a quelli sani.
Nel caso dei conigli allevati secondo il metodo naturale si comprende subito che il problema è ben più vasto, perché se è vero che patologie semplici, individuabili ed indipendenti come la rogna delle orecchie possono essere osservate ed anzi trattate preventivamente ed obbligatoriamente con successo nell’arco di 30-40 gg., altre impostazioni patologiche degli animali, dovute per esempio ad una flora intestinale patologica o deviante e ad un loro sistema immunitario non integro, condizionato da mangimi ed altri trattamenti medicali che potrebbero aver subito anche a nostra insaputa, potrebbero richiedere molto tempo ed una nuova procedura di affrancamento per essere ricondotti allo standard dei nostri conigli già perfettamente affrancati.
Andremo quindi a predisporre una procedura di introduzione di nuovi soggetti che ritengo più efficace della semplice quarantena. Come si dice: Melius abundare quam deficere…
Per prima cosa dobbiamo tenere presente che: sia introdurre una nuova femmina che un nuovo maschio a scopi riproduttivi è metodo parimenti valido per immettere varianti genetiche nel nostro ceppo di conigli originario. Tuttavia appare chiaro che noi andremo ad introdurre preferibilmente il maschio; questo perché è in genere più resistente e il suo apporto genetico si riferisce solamente alla parte seminale, a differenza della femmina che tramite utero, placenta, sistema immunitario, allattamento, trasmette molto di più sia in bene che in male alla prole. Quindi utilizzando le nostre femmine perfettamente affrancate ed un maschio esterno, certamente sano, privo di malattie sessuali ed attentamente controllato, ma magari non ancora così naturalizzato, avremo comunque la possibilità di avere un ottimo risultato senza particolari sorprese.
Allora, si preparerà un piccolo recinto in luogo sufficientemente distante dal nostro allevamento. Prima di introdurvi il nuovo soggetto, avremo l’accortezza di mettervi un po’ di lettiera proveniente dal nostro allevamento biologico ed anche qualche soggetto adulto per un periodo di tempo di una decina di giorni, affinché, con le loro deiezioni i soggetti sani presenti creino un ambiente microbico che contraddistingua decisamente il luogo. Alla fine di questo periodo, lasceremo un solo soggetto dei nostri conigli (per dare l’esempio), nel recinto, ad esempio una femmina giovane che è migliore per evitare litigi, ed andremo ad introdurre il nuovo maschio, che avremo scelto giovane, del peso di 2-2,5 Kg e preventivamente visitato, osservato, trattato per la rogna delle orecchie. Li lasceremo nel recinto separato insieme per 30-40 giorni almeno tenendo conto di tutte le malattie o anomalie dovessero insorgere in questo tempo. Proseguiremo per tutto questo periodo il trattamento preventivo contro la rogna, come di prassi, su tutti e due i soggetti. E’ prevedibile in queste condizioni, se il nuovo animale non è compromesso gravemente dall’inizio, che esso assumerà rapidamente i comportamenti e l’impostazione biologica della fattrice che gli avremo messo accanto. Alla fine del periodo, si valuterà in base al suo comportamento e stato sanitario se introdurlo nel recinto insieme agli altri soggetti oppure se limitarsi ad introdurre da lui le femmine solo il tempo necessario per l’accoppiamento riportandole poi al loro recinto d’origine e ritenendo poi come maschio riproduttore uno dei migliori figli nati da questo accoppiamento. Va da se che in caso di comparsa di malattie infettive come la mixomatosi il periodo di quarantena sia del maschio che della femmina convivente dovrà essere prolungato fino alla completa guarigione e che nulla di infetto o anomalo deve poter tornare in allevamento dal recinto separato.
29/10/2010 Osservazione
Ti guardo un bel filmato su un simpatico conglietto su internet e cosa vedo addosso a quel povero coniglio che sembra ed è certo bellissimo e felice? Una vecchia conoscenza, triste retaggio delle patologia di allevamento intensivo. Colgo l’occasione solo per farvi osservare un particolare.
Il filmato è questo:
Avete notato nulla nei plantari delle zampe posteriori? Quella che vedete alla vostra destra (la sinistra del coniglio) presenta una zona quasi alopecica (senza pelo) con un puntolino scuro al centro che è o diventerà in realtà un minuscola crosticina facilmente destinata ad allargarsi col passare del tempo; nell’altra zampa si nota invece un allargamento circolare anomalo della pianta più o meno nella stessa posizione della alopecia; tali allargamenti spesso diventano o preludono a tasche purulente vere e proprie. Questo è il risultato certo dei mangimi pellettati e trattati con antibiotici somministrati per anni e generazioni; non è colpa del pavimento in rete della gabbia come si è voluto far credere mentendo o nell’ignoranza più completa, anche se questo ovviamente può peggiorare la situazione.
(Quelle di questa foto sono alopecie estese ma dopotutto ancora belle pur denunciando senza dubbio una situazione settica cronica dell’animale, in sè gravissima perchè non guaribile ma solo gestibile temporaneamente)
La vera causa di questo problema, che poi evolverà facilmente in vere e proprie piaghe podali, magari complicate da ascessi purulenti, sta nel fatto che nel sangue di quel coniglio è presente lo stafilococco patogeno e l’alopecia, evolvente in dermatite podale ne è il primo segno, poichè causata proprio dalle tossine di quel batterio presente in forma subclinica e contrastato dagli antibiotici del mangime e di eventuali cure prestate. In alcuni casi di estrema compromissione e debilitazione dell’animale le piaghe possono giungere ad interessare anche le zampe anteriori ed in questo caso il decesso avvine di solito a breve. In altri casi il batterio può far morire il coniglio, magari a distanza di qualche anno, con i sintomi più disparati: ascessi, polmonite, mastite, metrite, orchite, peritonite ecc. Il fatto è che se un coniglio acquistato presenta anche una lieve traccia di alopecia nei plantari posteriori, non può dirsi sano anche se magari tutte le analisi, risultano negative; inoltre nella giovane età può anche darsi che l’animale non mostri i segni nelle zampe eppur è già malato. Bisognerebbe perciò evitare il mercato e possibilmente vedere bene da quale ambiente di allevamento proviene, controllando bene anche altri soggetti nello stesso allevamento, magari i genitori.
1/12/2010 Cassetta nido: proptotipo
Viste le numerose ed abbondanti piogge che quest’autunno hanno saturato il terreno di acqua rendendo impossibile l’utilizzo delle tane per la deposizione dei piccoli ho fabbricato una cassetta nido di grandi dimensioni per vedere se la fattrice l’avrebbe apprezzata ed utilizzata come nido per i suoi piccoli. L’esperimento è riuscito.
La cassetta è stata costruita utilizzando assi di compensato giallo dello spessore di circa 3 cm di quelle che utilizzano i muratori per armare le gettate o i ponteggi poichè hanno una buona resistenza all’umidità, non si gonfiano e non marciscono. Si formi una cassa parrallelepipedo dotata di fondo di questa dimensione approssimativa: lunghezza 60 cm. altezza 50- 60 cm, larghezza 45 cm. In un angolo sulla faccia lunga, si pratichi un foro di accesso circolare di15-18 cm di diametro con l’accortezza di tenerlo un po’ staccato dalla parete laterale e un po’ alto alto rispetto al fondo della cassetta in modo che vi sia un piccolo gradino di almeno 4-5 cm che impedisca ai piccoli di uscire accidentalmente e prematuramente dal nido. Meglio non esagerare col diametro del foro per favorire una migliore “intimità” del nido. Esso deve essere proporzionato alla grossezza della fattrice gravida, tenendo presente che essa riesce agevolmente a passare anche da fori di diametro appena inferiore alla sua pancia.
Al di sopra della cassetta si disponga a mo’ di tetto, con opportune cerniere o incastri un coperchio fatto delle stesse assi con larghe sporgenze laterali, soprattutto dalla parte del foro d’entrata, ed adeguatamente impermeabilizzato con guaina catramata o altro. Sarà il tetto apribile dall’alto per le ispezioni. Si collochi la cassetta nido all’esterno in un luogo appartato e riparato della garenna. All’interno la si riempia quasi completamente di paglia asciutta o fieno. La coniglia praticherà all’interno di esso la sua piccola galleria e la cavità del nido occultando assi bene i piccoli.
Nel mio caso ho dovuto faticare per trovarli ma in compenso stanno molto bene, asciutti e caldi, protetti anche sopra dalla paglia. Questo nido sostituisce il pagliaio laddove non sia possibile per ragioni di spazio realizzarne uno. E’ possibile, date le dimensioni, che possa essere utilizzato da più di una fattrice contemporaneamente.
12-03-2011 Esperimento di difesa naturale contro le zanzare
Non so ancora se sia in grado di garantire al vs allevamento una protezione al 100%, ma siccome costa poco ed è naturale e bello, consiglio di adottare questo metodo che anch’io sto già provando da tempo, ma che ho deciso di ampliare e perfezionare. Molte sono le specie vegetali dotate di olii essenziali e tutte hanno in genere il potere di repellere le zanzare: citiamo i Perlagonii (gerani) di cui esistono numerose specie aromatiche dai vari e gradevoli profumi, il Rosmarino che esiste anche in varietà striscianti e tappezzanti, il Timo, l’Origano, il Basilico, la Lavanda e molte altre. Bisogna inoltre precisare che il rilascio aereo delle essenze da parte delle piante avviene per lo più quando le foglie vengono mosse dal vento o fregate in qualche modo. In caso di quiete il rilascio diminuisce moltissimo e pertanto è necessaria una forte abbondanza di foglie e di piante presenti disseminate quanto più sia possibile in modo uniforme in tutta la garenna.
Le piante aromatiche che io consiglio sono in particolare quelle perenni che non hanno problemi di crescita e propagazione come Melissa Officinalis adatta anche per luoghi asciutti e soleggiati.
e Mentha spp. (consiglio la M. Piperita) per quelli più umidi.

Si trovano facilmente dai fiorai e giardinieri che trattano le piante perenni aromatiche e tappezzanti e si moltiplicano velocemente una volta affrancate a piena terra.Esse potrebbero essere impiegate in quantità per allontanare i fastidiosi e pericolosi insetti vettori della Mixomatosi.
La Melissa tende a formare cespi assai folti , puri e fortemente radicati alti anche 1 metro alla fioritura e si moltiplica abbondantemente per seme od anche per divisione in primavera. Non è molto appetita dai conigli ma non credo la lascerebbero sopravvivere all’interno del recinto senza una protezione adeguata in rete soprattutto appena impiantata. L’essenza viene conservata a lungo anche dalla pianta essicata e viene emessa ad ogni maneggiamento.
La Mentha invece si moltiplica più velocemente ed agevolmente per stoloni specie dove non manca mai l’umidità del terreno ed anche in luoghi semi-ombreggiati o ombrosi. Forma macchie alte fino a 50 cm belle e piacevoli a vedersi.
Siccome queste piante sono divorate dai conigli, bisognerà piantarle lungo tutto il perimetro della recinzione, all’esterno della stessa. Se i conigli non divoreranno tutto quello che cresce verso l’interno, potranno anche penetrare nel recinto e crescervi spontaneamente. Esse possono venire tranquillamente sfalciate durante la bella stagione e gettate all’interno del recinto come lettiera aromatica; i cespi ricacceranno subito prontamente a patto di avere almeno un po’ di acqua. Nel mezzo del recinto poi nulla impedisce, ma tutto consiglia di creare delle isole di 50-100 cm di diametro recintate con rete interrata 20 cm dove possano impiantarsi queste piante e magari, crescendo rigogliose sporgere all’esterno affinché i conigli possano sdraiarsi alla loro ombra ed essere protetti dagli insetti. Le rosicchieranno indubbiamente, ma se il cibo non manca e le isole sono numerose e rigogliose è molto probabile che qualcosa possa crescere anche al di fuori delle reti.
Un’altra opzione però di più largo impegno, data la crescita più lenta della pianta, è quella di utilizzare largamente il Rosmarino ed anche la Lavanda il quali crescendo in altezza, una volta superato il livello di 60-70 cm, oltre il quale i conigli non riescono più a mangiarli nemmeno appoggiandosi alla rete di recinzione con le zampe, potrebbe graziosamente bordare il recinto e riempire le isole-aiuole all’interno dello stesso ricadendo all’esterno delle reti, dato che traggono gran beneficio dalla vicinanza col letame. Vedrete i cespugli, verso il lato interno del recinto essere rasati perfettamente fin ad ”altezza e portata di coniglio” come neanche un giardiniere meticoloso farebbe così precisamente.
Credo che fattore determinante nel successo di questa operazione sia soprattutto la quantità e la larga diffusione di queste isole verdi anche all’interno del recinto; in associazione al poco appetibile sangue di conigli allevati solo con vegetali potrebbero costituire una significativa protezione per quegli allevamenti dove non si desidera esercitare la profilassi vaccinale contro la Mixomatosi. Gli esperimenti diranno nei prossimi anni se può essere utile anche in zone di forte endemismo per la malattia.

mauriziolimone detto
ciao Conigliopoli,
dopo un po di anni che ci provo e dopo vari fallimenti dovuti a rogna sarcoptica, piuttosto che coccidiosi ecc. ecc.il 18 marzo u.s. è nata la mia prima nidiata da conigli affrancati!!
ho predisposto un piccolo recinto, che ora diventerà di 400 mq, in un fondo lungo un pendio di argilla misto a sassi ed attraversato da molte radici, la tana iniziale che ho accennato con un piccolo scavo poi proseguito dai conigli è contro un terrapieno con esposizione a sud
la coppia ha subito un affrancamento graduale durato circa 8 mesi ed attualmente è alimentata solo con ortaggi, frutta, erba falciata fresca e fieno di erba medica; nell’acqua di abbeveramento diluisco sempre un bicchiere di aceto di vino ogni 15 litri.
in via precauzionale l’ho vaccinata contro la rogna con ivermectina le cui dosi le ho ricavate empiricamente desumendole da quelle riportate sulla confezione destinata all’uso nei suini.
la dieta della fattrice, nei primi venti giorni di allattamento è stata integrata con 30 grammi di granaglie miste pro die.
i piccoli nati sono 8 e già al ventesimo giorno sono usciti dalla tana ed hanno cominciato a svezzarsi.
sono tutti in perfetta salute, tranne uno che da subito si è evidenziato per dimensioni più ridotte rispetto agli altri e per un certo rachidismo, pur essendo vivace e di buon appetito.
da qualche giorno questo coniglietto sta manifestando una forma diffusa di alopecia su tutto il corpo pur conservando la propria vitalità ed appetito.
chiarisco che non mostra abrasioni e tanto meno l’ho osservato grattarsi compulsivamente, per cui escludo trattarsi di rogna.
Qualche consiglio? può essere dovuto a qualche carenza nutrizionale?
Grazie per aver condiviso le conoscenze che mi hanno consentito questo risultato e per quanto ancora vorrai suggerirmi
conigliopoli detto
Ciao, l’invermectina (Ivomec se ben ricordo), non è un vaccino, ma un farmaco capace di uccidere gli acari ed altri parassiti che si trovano nel corpo animale. Non era ai miei tempi registrato per l’uso sui conigli epperò si usava egualmente proprio per la rogna sarcoptica in particolare. Il ricordo che ne ho è il seguente: non mi pare abbia condotto alla sterilizzazione degli animali trattati per cui ti consiglio di osservare attentamente i tuoi conigli per parecchio tempo dopo il trattamento e di ripeterlo eventualmente ancora una volta o 2 a distanza 12 – 15 gg tenendo presente che sull’animale piccolo il calcolo delle dosi per kg di P. V. deve essere leggermente aumentato rispetto ad es ad un bovino; Mi pare di ricordare che questo prodotto avesse anche una certa efficacia sui vermi intestinali ma sempre transitoria. Eravamo però in condizioni di allevamento industriale e quindi non posso dirti se magari in corso di affrancamento possa sortire migliori risultati con un animale più forte e meno sfruttato. Inoltre mi sembrò che non fosse privo di effetti collaterali e condizionanti sui conigli sebbene non potrei descrivere nessun caso di lesioni o compromissioni gravi. Comunque se ti è servito efficacemente sono contento. L’importante è che si sia ottenuta una vera sterilizzazione dalla rogna e non una sua temporanea remissione che ti costringe a riusarlo regolarmente. E’ un farmaco che non mi sta troppo simpatico personalmente.
Per quanto riguarda il piccolo alopecico può darsi che la sua debolezza, essendo l’ultimo della covata, favorisca l’insorgenza di qualche forma di micosi oppure sia di tipo carenziale. Se mangia e sta bene non preoccuparti, passerà con la crescita, ma non lo destinerai alla riproduzione. Il pelo perfetto credo sia un segnale dell’ultimo grado di affrancamento degli animali che ti ricordo può dirsi completo solo dopo parecchie generazioni in cui i figli abbiano sostituito ripetutamente i genitori.
Per le granaglie stai attento che i piccoli non ne mangino e se vuoi un consiglio sospendile a favore dell’erba con l’arrivo del caldo.
Tanti auguri
mauriziolimone detto
ciao Claudio, si hai ragione, ho usato impropriamente il termine vaccinazione…si tratta proprio dell’ivomec la cui posologia è di 1 ml/33Kg nei suini, io non ho fatto altro che dividere questa dose per dieci ottenendo 0,1/3Kg che corrisponde pressappoco al peso di un coniglio di medie dimesioni.
dato il quantitativo esiguo, per una migliore inoculazione ho diluito con soluzione fisiologica ed ho iniettato nella zona sottocutanea del dorso usando comunissime siringhe da insulina da 0,5 ml.
come dici tu ho ripetuto la somministrazione per due volte a cadenza quindicinale e non ho avuto nessun problema.
premetto che la coppia con cui ho cominciato ex novo non era affetta da rogna, bensì aveva acari alle orecchie e negli spazi interdigitali anche con qualche crosticina.
ho deciso di usare l’ivermectina perché dopo essermi documentato ho scoperto essere efficace, oltre che per la rogna sarcoptica, anche contro pidocchi, acari e diversi vermi intestinali e polmonari con un tempo di permanenza medio nelle carni di circa 30-40 giorni e, soprattutto, innocua per l’uomo in quanto ho scoperto che viene somministrata anche come profilassi antimalarica prima di viaggi esotici.
sono circa 4 mesi che non somministro ivermectina e non vi è stata nessuna recidiva degli acari o quant’altro e non ho intenzione di riprendere salvo grave necessità(faccio i dovuti scongiuri).
in una precedente gravidanza l’ho somministrata anche durante la gestazione senza conseguenze sulla prole regolarmente partorita in vita…poi però ho avuto l’amara sorpresa di vederli tutti e 7 straziati dal maschio…e qui mi ricollego a quanto letto in altri post, consigliando vivamente di tenere il maschio isolato nelle prime settimane di vita dei piccoli!!
non so se questa sia un’ aberrazione dello stato di cattività od accada anche in natura, ma a me era stato riferito più volte di questo comportamento dei maschi adulti e credendo fosse un luogo comune l’ho sottovalutata pentendomene amaramente.
per quanto riguarda le granaglie, tenendo a mente i tuoi consigli sull’affrancatura, le ho già smesse non appena le temperature si sono fatte meno rigide e, comunque, solo alla fattrice.
grazie ancora per la disponibilità.
a presto, Maurizio
mauriziolimone detto
ciao Claudio,
il coniglietto di cui si parlava è da 4 giorni che non si vede ed ho il ragionevole dubbio che sia morto all’interno della tana…negli ultimi giorni l’ho visto bere eccessivamente ed urinare in maniera più densa e scura (?)…
il problema ora è che si trova in un punto del cunicolo a me non accessibile ed ho paura che la sua decomposizione possa arrecare pregiudizio agli altri…che ne pensi?
conigliopoli detto
In genere non ci sono problemi per i morti nel cunicolo; in natura come farebbero sennò? Per quello che hai osservato forse aveva la febbre, ma senza autopsia non si può dire. Ritena di nuovo e spera di avere maggior fortuna; la natura del conigli è che se ci sono morti di covate premature la femmina si rimette in moto prima per fare altri tentativi.
furnari atanasio detto
salve o un piccolo allevamento di conigli circa 10 o comprato 5 conigli di razza california 4 femmine e un maschio ,dopo un po lio fatti accoppiare e puntuamente anno fatto i figlio con nido be fatto ,ma po dopo 3 gioni tutti morti i figli tutte 4 femmine la stessa cosa ,o pensato prima volta ,o ripetuto e successo la stessa scena tutti morti o provato 3 volte una e riuscita a portare 4 coniglietti ma leatre anno abadonato,poi io o cotrolato i capezzoli non ce latte.cosa posso fare per andare avanti li devo eliminare o ce un rimedio crazi vorei sapere cosa si puo fare se ce cura.
conigliopoli detto
Buongiorno, purtroppo non mi è possibile dirle nulla dato che non conosco la storia passata e presente dei suoi conigli e fare anche solo ipotesi sui pochi elementi che mi ha dato è impossibile. Le consiglio di leggere attentamente tutto il blog per vedere come impostare l’allevamento e correggere se possibile gli errori o le cause dell’insuccesso.
patrizia.r detto
Questo sito è eccezionale ed ho dato solo una occhiata agki argomenti che più mi hanno colpito.
Vorrei se possibile dei chiarimenti sulle piaghe podali.. poichè mi è capitato a volte di vederle nelle coniglie vecchie e di peso di circa 5 kg.
disinfettate e messo in una gabbia senza la rete sotto …sono guarite !
Ma una volta mi è capitato che era sciupata anche nel sotto pancia e l’ho soppressa!
Cosa consigli di fare ? se la stafilococco è presente latentemente nei miei animali?
claudiodellavalle detto
L’unica cosa che puoi fare, se te la senti e se puoi farlo, è di passare all’allevamento biologico. E’ vero che le piaghe o dermatiti podali possono avere una remissione se opportunamente curate con cambio di pavimentazione, specie nei soggetti più giovani e meno debilitati, ma è anche vero che questo è ininfluente riguardo al problema dello stafilococco e delle sue setticemie che non è un problema semplice ma che coinvolge anche lo stato del sistema immunitario di quegli animali che lo portano. Le piaghe riappariranno certamente quando il soggetto va incontro a situazioni di stress o di sfruttamento riproduttivo. Inoltre, a seconda dello stato dell’allevamento e dell’animale si possono distinguere diverse fasi della dermatite podale che vanno da una semplice mancanza di pelo sul plantare, ad alcune crosticine secche, alla piaga estesa, crostosa o viva e sanguinante, alla piaga purulenta ed alla tasca ascessuale che si apre sul bordo lateralmente al “calcagno” e per ultimo e più grave stadio la dermatite interesserà successivamente anche le zampe anteriori. Nei casi più gravi vi è pure notevole ingrossamento del linfonodo che sta nella cavità posteriore al ginocchio. Lo sciupo sottopancia mi lascia supporre una mastite purulenta o necrotica che probabilmente è causata dallo stesso germe. Ti consiglio in ogni caso di leggere attentamente TUTTO quello che ho scritto prima di prendere decisioni.
patrizia.r detto
grazie per la tempestiva e accurata risposta!
non posso fare l’allevamento a garenna , ma posso provare a cambiare l’alimentazione.. portandola sempre più a foraggio fresco ecc.
Ora mangiano fieno di erba medica della migliore qualità almeno a giudicare dal prezzo, orzo , metà dose di grano 5% di sorgo, e girasole.
P.S: leggerò bene i tuoi consigli!
Simone detto
ciao innanzitutto bel blog, compliemtni, avrei delle domande da farle.
posseggo un piccolo allevamentoin gabbie (composto da 2 femmine ed 1 maschio) vorrei quindi sapere come si fa a vedere se la coniglia è in cinta o meno?
vi dico inoltre che la mia bianchina sta sempre nella lettiera del parto ed esce solo per mangiare e bere come mai? l’ultima volta pensavo che fosse incinta, ma niente non partorì.
vi ringrazio dell’attenzione.
saluti Simone.
conigliopoli detto
Scusa se rispondo solo ora ma non mi è giunta la notifica del tuo messaggio.Me ne sono accorto in fase di modifica della pagina.
La diagnosi di gravidanza nelle coniglie si effettua solo tramite la palpazione addominale. I coniglietti si sentono dopo 15-17 giorni dall’accoppiamento come piccole palline o noduli appesi sotto la colonna vertebrale nella regione addominale. E’ necessaria una certa esperienza per sentirli oltre ad una certa delicatezza per non fare loro del male.