Conigli & Conigli

Mi fido solo dell’erba pulita

Affrancatura

Affrancatura è il modo di rendere nuovamente al coniglio la facoltà di mangiare il suo cibo originale e di vivere con esso senza troppi problemi. Tale capacità risulta non sempre e non completamente scontata negli animali reperibili sul mercato, animali che in tutto o in parte siano stati alimentati da molte generazioni coi mangimi industriali.

Si ottiene mettendo gradualmente gli animali acquistati nelle condizioni in cui si trovano in natura. Ma questo procedimento è lungo poichè occorre tenere presente che le modificazioni indotte dalla dieta a base di mangimi hanno condizionato l’intestino di quegli animali e la microflora stessa ne ha subito variazioni importanti a causa della quasi obbligata presenza di presidi (coccidiostatici o peggio) ed a causa della diversa formulazione e più alta energia dei cibi industriali.

Un metodo assai semplice, anche se non esente da rischi di varia natura, è quello di provare ad allevarli in libertà, liberi di scorrazzare nei campi intorno a casa vostra, ma al giorno d’oggi si corre il rischio di vederseli predare da cani randagi o da cacciatori e, mangiando l’erba per la prima volta, come esclusivo alimento, molti potrebbero morire di fatti enterici. La cosa si può tentare, ma è comunque all’insegna dell’incontrollabilità e pertanto io consiglio di cominciare in un buon recinto.

La prima cosa da ottenere è quindi il ricondizionamento dell’intestino con un cibo adatto, tenendo presente che questo si attuerà compiutamente solo durante diverse generazioni e che tutti i soggetti che non riuscissero a sopportare la privazione completa delle medicazioni sono destinati a morire e non devono, in linea di principio, essere curati perchè rimarrebbero diffusori e portatori dei mali che si vogliono estirpare. Nel frattempo, bisognerà comunque tenere d’occhio tutte le malattie batteriche, protozoarie o parassitarie che avessero a rivelarsi incoraggiate dall’alimentazione assolutamente naturale che daremo a questi animali. Può sembrare una legge dura e spietata, quella selettiva della natura, rispetto alla filosofia molle imperante, di questi tempi, nei confronti degli animali, ma i risultati della mia esperienza confermano invece che, nel regno naturale, il discorso sentimentale del “poverino è malato, bisogna curarlo” può avere anche un risvolto assolutamente negativo per la specie stessa e vi spiego perchè:

Occorre sapere che il coniglio è naturlamente portatore sano di alcune specie microbiche patogene, sopattutto protozoi del genere Eimeria), che, ritengo, siano i guardiani della specie, impedendo col loro meccanismo particolare ed epidemico il sovraffollamento delle colonie selzionando i soggetti più forti; con la dieta a base di mangime poi, lo si è fatto anche diventare portatore sano di altre malattie che saranno pronte ad esplodere non appena lo vorrete ri-alimentare nuovamente col mangime di madrenatura. Curare delle malattie come la coccidiosi, che hanno una radice residente nel coniglio da sempre, vuole dire soppiantare i normali meccanismi naturali di difesa e regolazione dell’animale con altri assolutamente artificiali, vuole dire creare nell’animale una dipendenza. La cosa dà nell’immediato un grandissimo profitto e pare un’ottima soluzione perchè eliminando una fonte di mortalità permette di spingere la produzione a livelli impensabili in natura. Ma!…. Vi è sempre un ma. Tutti quei soggetti che diversamente, cioè senza presidio farmacologico nel mangime, avrebbero trovato la morte sicura ed invece sopravvivono, malgrado gli errori di allevamento, malgrado il mangime sia una vera bomba calorica in grado, senza l’ausilio degli antibiotici a dosi subcurative o auxiniche, di fare scoppiare l’intestino di qualsiasi coniglio in natura, dicevo: tutti questi animali che diversamente sarebbero morti, sopravvivono ed entrano nel ciclo riproduttivo, veicolando in se comunque le conseguenze degli errori subiti impunemente, anche se non immediatamente letali e trasmettendole alla prole insieme a germi assai agguerriti. Si seleziona così, nelle generazioni, un ceppo di animali sempre più debole e sempre più portatore di germi occulti o dormienti e pericolosi che richiederà in continuazione l’uso di nuovi e più vari antibiotici per poter sopravvivere. Quando poi sopraggiunge una qualsiasi piccola perturbazione anche lieve a carico di quell’equilibrio fittizio e sempre più fragile, ecco i disastri a carattere epidemico che toccano prima o poi tutti gli allevamenti intensivi. Gli animali di allevamento sono ad esempio generlamente meteropatici e rispondono ad un peggioramento delle condizioni atmosferiche con un aumento della mortalità percentuale giornaliera. Gli animali degli allevamenti intensivi sono generalemte immunodepressi proprio a causa di queste pratiche.

Il meccanismo è tragicamente simile a quello della assuefazione agli stupefacenti e presenta aspetti non meno inquietanti, sebbene assai più diversificato. In generale, la presenza frequente o costante di uno o più antibiotici  in sottodosaggio e/o di un coccidiostatico nella razione, come avviene nella pratica degli allevamenti intensivi spesso fino a qualche tempo prima della macellazione, inizialmente controlla ed anche elimina tutta una serie di batteri o protozoi ad esso sensibili e non esclusivamente quelli patogeni. In secondo luogo, promuove l’insediamento di ceppi e specie fra quelle naturalmente resistenti o divenute tali. Anche per il fatto che la razione alimentare contiene sostanze molto più facili da assimilare l’attività prima utile di certi batteri antagonisti viene resa inutile. Il problema poi si rivela nel fatto che a questo punto viene meno la selezione naturale che invece in natura è presente e spietatamente vigile. Così, poco alla volta, germi patogeni si annidano in forma latente in distretti dell’organismo non raggiungibili dal sangue e quindi dagli anticorpi e da lì sono pronti a scatenare tutte le malattie più devastanti non appena trovino la porta aperta. Così avviene che un animale non sterile, ma apparentemente sanissimo, veicolante ad es. una batteriemia occulta da Staphylococco, infezione devastante e letale che, nel caso, non può svilupparsi pienamente a causa della pressione antibiotica del mangime, giunga a maturità invece che morire e sia poi impiegato nella riproduzione della specie. Esso veicolerà nei figli la presenza del germe ed anche l’assuefazione, l’immunotolleranza del proprio sistema immunitario verso questo ed altri patogeni col risultato che negli allevamenti si instaura una “pacifica convivenza” di elementi opposti; pacifica finchè qualcosa non giunge a turbare quell’equilibrio precario. Da una parte un coniglio sempre più debole e tollerante dal punto di vista immunologico, dato che il suo sitema immunitario risulta sostituito in tutto od in parte dagli antibiotici; dall’altra uno o più ceppi  germi che apparentemente ”dormono”, che non si vedono, che non provocano sintomi, ma che acquisiscono sempre più antibiotico-resistenza ed imperio sulla stirpe animale così conquistata anche grazie alla pratica deprecabilissima degli svezzamenti precoci che priva ancor più gli animali, i conigli della protezione anticorpale del latte materno. Ho, a sostegno di queste deduzioni, tutta una serie di analisi batteriologiche da me personalmente eseguite e oltre 20 anni di osservazioni dirette sul campo.

In queste condizioni, passare dall’alimentazione medicata e concentrata a quella naturale, vuole dire fare scatenare tutte queste malattie occulte quante ce ne sono e sicuramente, molte morti avverranno fra quei conigli, anche in assenza di errori di allevamento che è possibile commettere e che aggraverebbero ancor più i risultati negativi dell’operazione. Io ci ho messo sei anni per condurre l’affrancatura a buon punto; certamente ora, sarebbe possibile ottenere gli stessi risultati in tempi assai minori, specialmente evitando di commettere quegli errori che meglio esporrò nel capitolo dell’alimentazione e che ho dovuto anch’io comprendere ponendo fatica ed attenzione ai problemi che di volta in volta emergevano.

Un capitolo a parte merita la cura dell’eventuale insorgenza di rogna delle orecchie o del corpo. Fin dall’inizio è bene eradicare questa forma di acariasi che potrebbe facilmente presentarsi in amimali “da mercato” a distanza di qualche settimana dall’acquisto. Nel caso, sarà bene eseguire su tutti i soggetti presenti 3-5 trattamenti ravvicinati a distanza di 15 gg uno dall’altro fino all’eradicazione della malattia che se non in caso di ricontagiamento dall’esterno, non dovrebbe più ricomparire. Meglio controllare bene all’inizio che gli animali siano sterili da Rogne perchè poi sui numeri maggiori diviene sempre più problematico il curarla. Un veterinario vi consigliarà quali siano i prodotti migliori sul mercato, ma delle lozioni a base di piretroidi possono andare bene o qualunque antiparassitario per animali.

13 Risposte to “Affrancatura”

  1. Adorno Gaetano detto

    Salve Claudio,
    Ho comprato il suo manuale perchè ho intenzione di fare allevamento bio di conigli, non sto a farle complimenti sia per la pubblicazione che per il suo approccio alla materia, non ne ha bisogno!
    Ho 2 ettari di collina 350m.l.m. in prov. di Siracusa con una biodiversità vegetale incredibile, non coltivato da almeno 50 anni.
    Leggendo il suo libro, come lei consiglia, mi sono posto il problema dell’affrancatura, e della razza più idonea. Vengo alla domanda: Potrei avere dei conigli di progenie selvatica locale allevati senza mangimi ed in garenna. Tale coniglio in natura si aggira intorno ai 1,2 Kg di peso questa scelta eliminerebbe il problema dell’affrancatura, anche se sarei “penalizzato” dal peso. Che ne pensa considerando che vorrei avere un ritorno economico dall’allevamento.
    In Sicilia i periodi “favorevoli” sono invertiti rispetto al nord quì si parla di estivazione dove al nord è ibernazione, in pratica abbiamo vegetazione rigogliosa tutto l’anno eccetto il periodo da Maggio-Giugno a Settembre-Ottobre quando la campagna è “gialla” devo adottare dei correttivi nell’applicazione del suo metodo?

    • Buongiorno, La ringrazio per la stima che mi manifesta.
      Il coniglio piccolo è sicuramente assai prolifico e rustico e potrebbe, semmai occorresse, essere incrociato con razze più pesanti al fine di ottenere meticci che concilino prolificità, affrancamento e produttività. Un dato importante da considerare sarebbe innanzitutto la resa percentuale della carcassa al macello e se il mercato accetta una pezzatura di coniglio di mezzo kg o poco più. Potrebbe anche utilizzare i selvatici di garenna per “insegnare” ad altri conigli come vivere ed ottenere così l’affrancamento degli stessi in modo più rapido. Basta farli convivere in uno stesso recinto. Tre selvatici femmina giovani introdotti per primi, poi dopo un mesetto introduca una femmina e un maschio di altra provenienza e tipologia ma sempre giovani e sani cioè di due mesi di età; vedrà che impareranno presto le abitudini del recinto ed in più assimileranno i microbi intestinali dei selvatici. A questo punto dopo un paio di mesi dovrebbero potersi riprodurre tranquillamente e i figli migliori li utilizzerà per riproduzione a rimpiazzo dei genitori. Per quanto riguarda le stagioni invertite non dovrebbero esserci grossi problemi dato che i conigli si sincronizzeranno con esse se già non lo sono. Per la campagna gialla, i conigli possono adattarsi benissimo a mangiare materia vegetale secca o semi-secca, magari dando loro l’acqua a disposizione ed aggiungendo fieno. Deve sempre esserci però un qualcosa di verde (anche rametti di alberi o rovi) presente, almeno un 20% della razione ed almeno ogni 2-3 giorni. Quanto al reddito, le consiglio di accrescere l’allevamento con gradualità, verifica e ponderazione.

  2. michelino detto

    Buon giorno sig. Claudio, il giorno 10 ottobre 2011 ho finalmente iniziato il mio allevamento di conigli. Ho comprato 2 femmine (di 1,6 Kg l’una) da mio nipote che ha una sola coniglia, la fa accoppiare periodicamente e ne alleva i piccoli, li alimenta con mangime industriale e un po di fieno di medica. Poi ho preso un maschietto ( 1,5 Kg) dal figlio di un mio amico che ha 4 coniglie, li ho messi insieme in una gabbia da me costruita (per ora, mi sto attrezzando per la garenna) e ho fatto l’affrancatura. Circa un mese fa li ho fatti vaccinare per la mixomatosi da mia sorella (che ha un allevamento di tipo industriale) spero di aver fatto bene!? Per ora crescono e sono in salute, mangiano erba, fieno, rami di salice, mele, topinanbour, qualche rametto di rosmarino e qualche granello di mais. Pare che le femmine inizino ad andare in calore, Visto la stagione fredda, converrà metterli in garenna a primavera o si possono mettere anche adesso? Grazie in anticipo per le sue risposte. MICHE.

    • conigliopoli detto

      Buongiorno a lei. L’affrancatura non si realizza compiutamente in un periodo così breve; dovrà vedere all’atto della riproduzione e dello svezzamento dei piccoli nati quanto siano affrancati i suoi conigli. Per quanto riguarda la vaccinazione, se fatta su animali sani e col sistema immunitario in ordine non dovrebbe avere controindicazioni ne effetti collaterali, sempre meglio che prendere la malattia comunque. Dovrà continuare ad eseguirla su tutti i soggetti dal Kg e mezzo in su due volte l’anno. Per acclimatare i conigli fuori, se il clima non è rigido potrebbe farlo anche ora, ma il loro pelo forse non è ancora adatto per sopportare la pioggia e l’umidità. La primavera sarebbe sicuramente il periodo migliore. veda un po’ quali sono le condizioni climatiche prevedibili per il suo ambiente; nel dubbio io aspetterei o proverei prima con un soggetto per vedere cosa accade.

  3. Michelino detto

    Ciao Claudio, mi sono letto tutto il blog, è veramente molto interessante. Io avevo un piccolo allevamento di scrofe a ciclo chiuso che aveva iniziato mio padre più di 30 anni fa, che io ho portato avanti fino a dicembre 2010 e poi ho deciso di chiudere, causa prezzi di mercato, incontrollabilita di certe malattie, regolamenti comunitari vari, ecc…(che non permettono più di avere un reddito sufficente). Così ora farò solo l’ingasso per conto di qualcun altro. A questo punto, avendo del tempo a disposizione, pensavo di provare ad allevare qualche coniglio, ovviamente in modo naturale! Non ho ancora iniziato ma devo dire la cosa mi affascina molto; perciò vorrei farti qualche domanda: Nella vicinanza tra suini e conigli, può esserci eventualmente uno scambio di malattie? Per quanto riguarda l’affrancatura di conigli che mangiano mangime industriale, sarebbe bene fare un passaggio graduale dal mangime all’alimento naturale, o ci vuole un passaggio netto? Grazie in anticipo per la risposta. MICHE.

    • conigliopoli detto

      Salve, che io sappia non ci sono particolari malattie in grado di passare dal maiale al coniglio a parte la cisticercosi se il maiale ha la tenia ma ci vuole il cane o la contaminazione del cibo che mangia il coniglio; piuttosto direi che il rischio è legato solo ad eventuali contaminazioni dei terreni e degli alimenti coi liquami dei maiali; lì bisogna stare molto attenti anche perché mi pare che i maiali magari ricevono antibiotici e cibo concentrato, Quindi la flora microbica viene alterata e può essere pericolosa per i conigli allevati ad erba. (E. Coli ed affini) In ogni caso mantenere adeguata separazione.
      Per l’affrancamento io consiglio il passaggio graduale a dosi di mangime sempre diminuite nel giro di 15-20 gg, tenendo presente che poi bisognerà selezionare generazioni successive fra quelli che meglio si adattano per un certo numero di volte fino a quando non si abbiano degli animali che non temono di mangiare erba fresca. Un consiglio: non applichi ai conigli il metodo di allevamento dei maiali e nemmeno i criteri di ingrasso perché è un animale totalmente diverso.
      cordiali saluti.

  4. andrea detto

    Salve
    Scrivo dalla toscana. Volevo fare un recinto di 30-40 metri quadri in cui mettere un maschio e tre femmine. La domanda che le pongo riguarda il controllo della coccidiosi. Gli animali col passare del tempo va bene che diventano più resistenti a tale protozoo ma quello che mi chiedevo è come fare, nel tempo, a mantenere costante o basso il livello nel terreno. Lei come fà nelle garenne? Le utilizza per un pò di tempo e poi le lascia riposare per il tempo necessario oppure utilizza prodotti che accellerano il recupero del terreno? Mantenendo le stesse garenne basta fare una pulizia con rastrelliere o altro?
    grazie

    • Salve, io ho un recinto di 60 mq da 10 anni a questa parte, non utilizzo prodotti di alcun genere e svuoto le deiezioni una volta l’anno con la lettiera che è abbondante. D’inverno tengo i soli riproduttori.L’unico fattore che ho visto incrementare la coccidiosi è l’umidità quale c’è in periodi di prolungata piovosità e, per quanto riguarda i piccoli l’alimentazione con pane e cereali AGGRAVA LA COCCIDIOSI FINO ALLA MORTE.

  5. Pino detto

    Rispondimi magari slll’e-mail!

  6. Pino detto

    Be, si, forse la strada più breve sarebbe quella di acquistare amleno una coppia di conigli già affrancati, in modo che siano già liberi di quei mali oscuri, quali tu sopra citavi!
    Sei nelle condizioni di vendere una coppia di conigli affrancati? Grazie.

    • conigliopoli detto

      Attualmente non, perché tengo solo i riproduttori in inverno. Se ne potrà parlare eventualmente a giugno – luglio. Non vendo i miei conigli di solito anche perché sarebbero giudicati cari.
      ciao

  7. -ste- detto

    …complimenti …sito interessantissimo…

    io ho una cascina e da una settiman circa sto provando a liberare qualche coniglio nell’aia. in questo ampio spazio riescono a trovare vari tipi di erbe, corteccie, ecc…acqua…tane e nascondigli…
    mi chiedevo se fosse possibile ACQUISTARE una paio di riproduttori dal suo allevamento?!? in maniera di esser “sicuri” di introdurre già da subito conigli più forti, più sani,più liberi e gia lontani geneticamente dai conigli dall’allevamento.

    grazie-ciao

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